Gli ori di Roccagloriosa, un tesoro archeologico nel cuore del Cilento

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di Marianna Vallone

Poco conosciuto ma ricco di fascino. Il sito archeologico di Roccagloriosa, nel basso Cilento, nasconde un tesoro unico nel suo genere: gli Ori. Pezzi unici appatenenti alla tomba 9, scavata sul finire degli anni Settanta da Maurizio Gualtieri. A raccontare il sito in tutto il suo splendore è Annamaria Tripari, archeologa locale. Una laurea in Beni Culturali, curriculum archeologico, all’Università di Salerno con una tesi nata dall’amore per la sua terra e «dal forte desiderio di far conoscere questo angolo del Parco Nazionale del Cilento sempre forse, troppo poco pubblicizzato, per le ricchezze che gelosamente custodisce».

«Si tratta di pezzi unici ritrovati in tutta l’Italia meridionale tra il V e il IV secolo a.C. La loro particolarità – spiega – è la minuzia e laboriosità con cui siano stati realizzati. «È probabile che arrivino da Taranto, gli ori che espongono in un museo sono simili a quelli che conserviamo a Roccagloriosa. – sottolinea Annamaria – Nel corredo c’è una collana con nove pendenti, la tecnica della filigrana è la massima espressione dell’oreficeria del IV secolo. Ci sono le fibule in oro, di provenienza tarantina, lo specchio in bronzo e il bracciale, che è un pezzo unico, con due serpenti che si intrecciano»

Roccagloriosa, oltre a godere di una posizione geografica che consente al visitatore di ammirare l’intera costa calabro-lucana e le vette più note del comprensorio ( monte Bulgheria, Monte Centaurino, Monte Cervati), custodisce un invidiabile patrimonio archeologico, storico e architettonico. «Grazie a campagne di scavo condotte tra la fine degli anni 70 e gli inizi degli anni 90 del secolo scorso, è stato rinvenuto in insediamento lucano che Vive la sua fase aurea tra il V e il IV secolo a. C. – spiega Tripari – Il turista che decide di trascorrere una giornata a Roccagloriosa potrà ammirare il parco archeologico, soffermandosi su alcune aree insediative protette da una cinta muraria e nell’area della necropoli, in cui sono state rinvenute 34 sepolture, che testimoniano il livello di sviluppo raggiunto ed affermatosi nel mondo lucano. Successivamente il turista passa a “toccare con mano” quanto la terra ha restituito e così, all’interno del Museo Antonella Fiammenghi, osserva, analizza e compara i reperti rinvenuti nell’ insediamento e nelle sepolture con reperti ammirati nella vicino Elea-Velia o Paestum o Pontecagnano».

«È in questo museo che sono conservati i noti “Ori di Roccagloriosa” di cui parla l’orafa vallese Sara Cammarosano». La giovane e talentuosa artigiana orafa tiene su prenotazione visite guidate proprio agli Ori di Roccagloriosa

«Inoltrandosi nella visita del centro storico il visitatore si trova di fronte gli antichi palazzi e portali di famiglie gentilizie e vicoli e vicoletti tipici dei borghi medievali cilentani. In piazza del popolo, termina solitamente, la visita guidata ammirando gli affreschi realizzati nella “Cappella di Sant’Angelo” e il corredo funebre di due sepolture nel vicino antiquarium», conclude la giovane archeologa.

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