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Vallo:ad un mese dal decesso, resta un giallo la morte del professore di Castelnuovo Cilento

di Luigi Martino

Ebbene è necessario, a distanza di quasi un mese e dopo che molto è stato scritto, sgombrare il campo da considerazioni che hanno poco a che vedere con la realtà dei fatti. Nessun complotto da parte di uno Stato fascista è stato perpetrato ai danni dello sfortunato maestro. Tantomeno, però, questi era un pericoloso attivista anarchico da contrastare. Franco era semplicemente una persona che, affetta da una patologia psichica, aveva bisogno di aiuto: aiuto che si sarebbe dovuto concretizzare nelle modalità previste dalla legge Basaglia. Il sindaco ed i medici del reparto psichiatrico, infatti, avrebbero dovuto concorrere ad un progetto terapeutico teso alla tutela del diritto alla salute nel rispetto della dignità del paziente. In altre parole, l’interesse primario da proteggere sarebbe dovuto essere la salute di Franco.  Tanto prevede la legge. Al contrario, invece, le modalità di intervento, autorizzano a pensare che il TSO sia stato disposto dal sindaco di Pollica con intenzioni chiaramente costrittive e sia perdurato con lo stesso fine nell’ospedale San Luca di Vallo della Lucania ad opera dei medici del reparto psichiatrico. Se così non fosse non si spiegherebbe il dispiego di forza pubblica utilizzata per fermare Franco, nemmeno fosse un pericoloso latitante; allo stesso modo non si capirebbe il motivo della contenzione prolungata in ospedale, circostanza peraltro non menzionata in cartella clinica. Il sospetto che anima la difesa delle persone offese, quindi, è che Franco non sia stato realmente oggetto di un interessamento curativo bensì di un’attenzione marcatamente punitiva: nemmeno che, il disturbo della personalità che affliggeva lo sfortunato maestro, fosse una colpa da espiare indipendente da una condotta socialmente pericolosa.
Del resto è apparso evidente, sin dal primo momento, lo spregio con cui la persona è stata trattata. Privato di ogni diritto, che pure la legge esplicitamente garantisce, a Franco è stata preclusa finanche la possibilità di vedere i familiari accorsi in ospedale per accertare le sue condizioni di salute. Simili limitazioni non trovano giustificazione nei poteri riconosciuti ai sindaci in ordine ai trattamenti sanitari tantomeno nelle esigenze terapeutiche. Per questo, tutti i soggetti, dal sindaco di Pollica ai medici del reparto di psichiatria, fautori del trattamento sanitario obbligatorio imposto a Francesco Mastrogiovanni, condividono la responsabilità morale della sua morte. A questo punto compete all’Autorità Giudiziaria isolare le condotte che abbiano rilevanza penalmente apprezzabile. Come cittadino confido nella oggettiva ricostruzione della vicenda che emerga nella sua gravità scevra da condizionamenti politici.

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Luigi Martino

Fagocito storie miste a facce intrise di granelli di vissuto. Non ho sangue, dentro scorre mare. Assumo pillole di tradizioni e m’incanto di fronte a occhi nuovi. Porto sul groppone il peso perenne di confezionare sempre cose belle. Litigo spesso con i pulsanti della mia Nikon e sono alla continua ricerca di «enciclopedie che camminano». Mentre corro dal mare alle colline del Cilento, sotto al braccio destro ho un Mac; sotto all’altro, invece, un quintale d’umiltà. A caccia di traguardi che si rinnovano in modo perpetuo, colleziono tramonti, ingurgito libri e immagazzino abbracci senza essere sfiorato. Giornalista per professione, video-fotoreporter per ossessione, racconto storie per necessità. Giornalista per professione. Fotografo per passione. Racconto storie per necessità.
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