Incendio Camerota, distrutti 25 ettari: ‘letali’ gli aghi di pino. S’indaga

di Luigi Martino

Il tappeto di aghi di pino intrisi di resina ha contribuito in modo devastante all’espansione dell’incendio che domenica pomeriggio si è scatenato lungo la strada che collega Marina di Camerota e Palinuro, proprio di fronte il villaggio turistico Nessuno. Le fiamme hanno messo a dura prova la cittadina cilentana che ancora ospitava migliaia di turisti. La strada è rimasta chiusa per ore. I turisti hanno collaborato insieme ai vigili del fuoco per proteggere le auto in sosta dalle fiamme.

Quello che conosciamo
L’incendio, partito dal basso, secondo gli inquirenti è «sicuramente di natura dolosa». Il rogo, spinto dal vento, è risalito dal vallone che passa sopra la grotta Caprara (ex discoteca Il Ciclope) ed è giunto fino in località Sant’Iconio di Camerota capoluogo. Venticinque ettari di macchia mediterranea che non esistono più. Il costone, inoltre, è da sempre oggetto di problemi legati al dissesto idrogeologico. Dunque adesso il pericolo di frane aumenta. Per questo la Provincia di Salerno, ente gestore dell’arteria, ha deciso di istituire il senso unico alternato da semaforo. Anche se – a detta degli esperti – i problemi maggiori si verificheranno dopo le prime piogge. Il rogo, che domenica notte sembrava quasi domato del tutto, lunedì mattina ha ripreso a vivere grazie al contributo della resina e degli aghi di pino che hanno fatto correre piccoli focolai nel cosiddetto sottobosco.

I disagi
Domenica pomeriggio, a causa della strada chiusa per permettere le operazioni di spegnimento, gravi disagi al traffico si sono presentati sia a Licusati, sia nel centro cittadino di Marina di Camerota. Le auto, per andare via dal paese, hanno dovuto imboccare la strada provinciale 66 Ciglioto e poi proseguire lungo la Mingardina. Oppure, altro percorso alternativo, risalire a Lentiscosa e poi proseguire per San Giovanni a Piro, Scario e Policastro Bussentino per riprendere in quel punto la strada statale 18 Cilentana.

Le indagini
Sulle cause dell’incendio indagano i carabinieri forestali. Purtroppo in quella zona non ci sono sistemi di video sorveglianza attivi. Al vaglio degli inquirenti testimonianze frammentate di alcuni turisti ma nessuna ipotesi, al momento, trova conferma nei pochi indizi che sono a disposizione di chi indaga. Intanto la Provincia di Salerno aspetta l’intervento dei rocciatori. Toccherà a loro, infatti, salire sul versante che affaccia il località Mingardo e raggiunge la pineta di Sant’Iconio, per verificare eventuali situazioni di criticità soprattutto legate al probabile crollo di pietre. In passato la zona è stata oggetto di frane anche importanti. Il danno ambientale è incalcolabile. Per fortuna il costone, in quel tratto, è munito di rete paramassi ed è ad una distanza ragionevole dalla strada. Ma non del tutto sicura.

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