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Quel pezzo di Monte Gelbison abbandonato

di Milena Luongo

Anche per questo 2009 il Santuario della Madonna del Sacro Monte ha chiuso battenti, ricevendo tantissimi fedeli, regalando panorami mozzafiato ed atmosfere surreali.
Il Monte Gelbison è mèta da secoli di pellegrinaggi da tutto il Meridione d’Italia e tutto sarebbe perfetto se il viandante, che si dirige in pellegrinaggio, o il turista che desidera rilassarsi tra questi scenari fiabeschi, non si imbattesse in località "Fiumefreddo" in un desolante spettacolo: una struttura in legno completamente abbandonata, pezzi di cartongesso, cemento, mattonelle e specchi in frantumi che danno l’impressione di trovarsi in una discarica di materiale da risulta.
Le immagini che documentano lo stato dell’area in questione risalgono al mese di ottobre di quest’anno, ma la situazione si protrae oramai da diversi anni, e cioè da quando il bar, che prima era presente in questo luogo, ha chiuso lasciando solo la struttura lignea. Nel corso del tempo, la struttura è stata sottoposta a numerosi atti vandalici che l’hanno resa pericolosa e soprattutto fuori luogo in un contesto di fruizione turistico-ambientale di questa importanza.
Il visitatore che giunge in questa località, non solo si imbatte in questo scenario, ma non riesce nemmeno a fruire dell’area attrezzata per la sosta. Infatti, i tavoli destinati al pic-nic, da anni non vengono sottoposti a manutenzione, sono completamente rovinati e qualcuno ha ricavato delle sedute utilizzando i pezzi della struttura fatiscente. In più l’area barbecue è completamente distrutta.

Inoltre, vi è una fontana che una volta riproduceva l’aspetto di un laghetto sovrastato da un ponticello di legno. Ora della fontana rimane un ponte oramai divelto e dello specchio d’acqua una sorta di pantano, all’interno del quale galleggia qualche rifiuto. La zona, poi, è diventata di dominio delle mandrie di mucche e delle greggi che hanno abbattuto le staccionate di protezione (loro o i loro pastori?), così da costellare l’area di deiezioni che contribuiscono a rendere impossibile l’utilizzo dell’area pic-nic.
La zona versa, insomma, in un evidente stato di abbandono da troppi anni, nonostante i flussi di visitatori siano in netto aumento sia per motivi religiosi, naturalistici e didattici.

Cosa è accaduto? Quali progetti ci sono per la riqualificazione? A chi attribuire le responsabilità? Al Comune di Novi Velia, di cui la zona fa parte, alla Comunità Montana Gelbison (il cui presidente, Adriano de Vita, fino all’anno scorso era anche Sindaco di Novi Velia) che si è occupata della realizzazione dell’area, o all’ente Parco Nazionale del Cilento, dato che l’area cade all’interno di esso?

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