La bara di Simon Gautier lascia il Cilento, l’ultimo viaggio del 27enne francese

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Infante viaggi

Il feretro in legno chiaro di Simon Leopold Michael Gautier, il 27enne francese morto sulle colline del Cilento il 9 agosto scorso, lascia l’obitorio dell’ospedale dell’Immacolata di Sapri per dirigersi verso la Francia. La Rete d’impresa funebre Cilento lo sta accompagnando all’aeroporto di Fiumicino, a pochi chilometri da Roma. Sono passate da una manciata di minuti le 14 di oggi, giovedì, e il silenzio che aleggia attorno al nosocomio della città della Spigolatrice, è quasi surreale. Simon va via, da questa terra che gli ha dato poco e tolto tutto. E lascia una scia di interrogativi. Una pila di domande custodite nel faldone che occupa una fetta di scrivania del capo procuratore di Vallo della Lucania Antonio Ricci. I pm indagano per omicidio colposo (anche se al momento nessuno è iscritto nel registro degli indagati) mentre la bara, con il nome completo dello studente, mai svelato prima, attraversa la tanatologia del presidio medico di via Verdi. La tristezza pesa più delle ipotesi. Quattro uomini in camicia bianca sorreggono una storia assurda, un viaggio che doveva regalare ben altro, ed invece è finito dopo poche ore dall’inizio del secondo giorno di cammino. 

La macchia mediterranea, le rocce scoscese, i crepacci dei lupi e dei cinghiali, hanno avvinghiato a loro per sempre la vita di un giovane che aveva raggiunto il Cilento per attraversarlo nella sua intimità più profonda. E ora, dopo che il medico legale Adamo Maiese ha consegnato l’esito dell’esame autoptico, sappiamo che Simon è andato via mentre fissava il luccichio del sole riflesso sul mare cristallino della Costa della Masseta. Sarebbero trascorsi meno di 50 minuti dalla telefonata del 27enne al 112, al suo ultimo sospiro. Una emorragia interna, provocata dalla lacerazione dell’arteria femorale, ne avrebbe causato la morte. 

Il sindaco di Santa Marina, Giovanni Fortunato, ha annunciato di voler dedicare a Simon la strada che costeggia la stazione dei treni di Policastro. Lì dove la faccia del 27enne è stata catturata per l’ultima volta dalle telecamere della videosorveglianza comunale. Gli amici di Simon hanno lasciato il Cilento il giorno del recupero della salma, lunedì 26 agosto. La mamma, Delphine, insieme al compagno Olivier, è andata via il giorno successivo ringraziando tutti per la vicinanza e l’impegno profuso nella ricerca del figlio. Dieci giorni a perlustrare palmo a palmo il fazzoletto di terra che si estende dal pianoro di Ciolandrea al vallone di Marcellino, nel comune di San Giovanni a Piro. Dieci giorni di patemi, di ansie, paure. Dieci giorni di speranza e preghiere. Le stesse che gli abitanti del posto hanno rivolto al giovane francese in una veglia che si è tenuta presso il Santuario di Pietrasanta, non lontano dal luogo del ritrovamento. 

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A qualcuno piace pensare che il sorriso di Simon sia rimasto impresso qui, tra i banchi di pesce azzurro e i greggi che attraversano questo spicchio di Sud tra la Campania e la Basilicata. La sua storia non finisce. Un po’ come il ricordo e quella richiesta d’aiuto che corre veloce, scortata dalla brezza e dalla speranza: «Vedo la torre e il mare. Sto morendo male. Aiutatemi». 

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