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La foto provocazione dall’ospedale di Agropoli: «Mostrando il sedere forse si accorgono dei problemi veri»

di Marianna Vallone

Se la nuova statua della Spigolatrice di Sapri è riuscita ad attirare l’attenzione dei politici e dei media di tutto il mondo, Agropoli prova a fare lo stesso, ricorrendo così ad ogni mezzo pur di porre l’attenzione sui problemi del territorio. Una foto con un sedere di donna in primo piano, mentre davanti all’ospedale chiuso c’è un uomo agonizzante. E’ il caso della provocazione lanciata da Agropoli, dalla giornalista di Cilento Channel, Raffaella Giaccio.

«Qui si muore»
Nei giorni scorsi la collega aveva lanciato una provocazione sui suoi canali social: «La nuova statua della Spigolatrice di Sapri non la trovo né sessista, né provocatoria. Propongo una provocazione per attirare l’attenzione a ben altri problemi “seri” che investono la nostra provincia. Può darsi che con un bel vedere qualcuno si accorge di cosa non va».

L’appello ha raccolto subito consensi e nel pomeriggio di mercoledì un gruppo di cittadini si è riunito davanti al presidio ospedaliero per la foto provocazione. L’obiettivo è di accendere i riflettori sulla riapertura dell’ospedale civile di Agropoli. Lo scatto è stato realizzato dalla fotografa Ornella Foglia e dai suoi collaboratori Giuseppe Schiavo e Bruno Cantarella. «Nasce da una provocazione che ho lanciato sui social dopo la tempesta mediatica sulla nuova statua della Spigolatrice di Sapri e le sue “Forme” evidenti. La foto è stata elaborata in post produzione dallo studio “Ornella Foglia Fotografia” esasperando il colore in bianco e nero tanto da ricreare uno scatto di “cronaca” con lo sfondo del nostro tanto desiderato Ospedale Civile, ha spiegato Raffaella Giaccio.

La foto provocazione
«Non si è trattato di un corteo, né di una manifestazione di protesta, – ha spiegato la giornalista – ma bensì di uno scatto fotografico con una provocazione ben precisa: mettere al centro dell’attenzione un bel fondoschiena e lasciarsi alle spalle invece un problema serio, atavico che non da risposte ai cittadini e al comprensorio, l’ospedale civile di Agropoli. Non ambivo ad una folla di persone, ma a realizzare con la presenza di cittadini del posto questo scatto e ci tengo a precisarlo. Io non mi stancherò mai, finché avrò voce, di andare avanti nelle mie possibilità e mettere sempre in risalto quello che non va riguardo la nostra sanità. Abbiamo tutti delle famiglie, dei figli , dei genitori e sapere che non c’è un presidio ospedaliero efficace ed efficiente, che possa prestare soccorso a chi ne ha bisogno nel 2021 è terrificante. Il nostro scatto vuole attirare soprattutto l’attenzione e provocare quanto più è possibile l’opinione pubblica su questo tema. Ci interessano anche le critiche, basta che se ne parli. Spero che questa foto diventi l’emblema del nostro più grande problema. Se un eccellente fondoschiena può davvere essere così efficace e attirare l’attenzione mediatica, ben venga. E per questo ringrazio Alessandra Maffia per essersi prestata in prima persona e aver prestato il suo corpo a questa denuncia. Ringrazio l’avvocato Salvatore Guzzi che fin da subito mi è stato vicino e non si è sottratto alla mia richiesta. Grazie a chi ha portato e porterà con noi avanti questa battaglia».

La raccolta firme
Per la riapertura dell’ospedale di Agropoli è stata avviata nei giorni scorsi anche una raccolta firme nata dopo l’appello dei genitori di Tommaso Gorga, il 15enne morto in un incidente stradale. «Non si possono lasciare migliaia di cittadini senza un pronto soccorso con un ospedale già costruito. Basterebbe potenziare ciò che già esiste»si legge nei messaggi in supporto della petizione, lanciata su Change.org, e indirizzata  al ministro della salute Roberto Speranza, al presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca e ai sindaci di Castellabate, Agropoli e Capaccio Paestum.



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A Cura di

Marianna Vallone

Giornalista per professione e comunicatrice per passione, sono alla continua ricerca di storie da raccontare e tramonti da immortalare. Nata sulla costa di Maratea ma morigeratese da sette generazioni. Vivo nel cuore verde del Cilento e sono felice. Faccio domande anche quando conosco le risposte, perché continuo a pensare che l’essere umano sia il viaggio più bello da fare.
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