La ‘macchia’ Campania nel risiko del Governo e il piano di De Luca

di Luigi Martino

Ieri, in Campania, ne abbiamo viste di tutti i colori.

E’ proprio il caso di dirlo. Al mattino, per tutti, la Regione sarebbe stata ben presto ufficializzata come zona rossa. Al pomeriggio colpo di scena: «La Campania è arancione». Ma un attimo prima delle conferenza stampa del premier Giuseppe Conte, qualcosa è successo, e la Campania, magicamente, per completare la collezione delle tinte del Dpcm, si è fatta un bagno di giallo. E, addirittura, questo giallo, sempre nel pomeriggio, non sarebbe nemmeno dovuto esistere, perchè le Regioni con i dati non proprio allarmanti, sarebbero dovute finire sotto il colore verde. Insomma, si vive in un clima di totale incertezza e confusione.

Anche perchè, il nuovo Dpcm firmato nella notte tra martedì e mercoledì dal presidente del Consiglio dei ministri, sarebbe dovuto entrare in vigore dalla mezzanotte di mercoledì e invece entrerà in vigore dalla mezzanotte di oggi, giovedì. Una confusione che ha mandato in bambola i media e i cittadini. Slittare di 24 ore l’entrata in vigore delle misure è stato il minimo che si potesse fare. Come fa un’attività ad organizzarsi in meno di mezza giornata alle norme contenute nel nuovo decreto? Sarebbe stato quasi impossibile.

Un passo indietro
Per capire perchè la Campania è passata da probabile zona rossa, a quasi sicura zona arancione e all’ufficialità di zona gialla, occorre fare un passo indietro. Non andiamo tanto lontano. Partiamo dal 23 ottobre scorso quando Vincenzo De Luca, nel corso della sua consueta conferenza social del venerdì, annunciò un imminente lockdown totale per la Regione Campania e chiese esplicitamente al governo di applicare «misure uguali per tutte le regioni dello Stivale».

Ma non fece in tempo nemmeno a salutare i video spettatori che Napoli scese in strada. Dai quartieri a piazza del Plebiscito un serpente di manifestanti, arrabbiati per l’annuncio del governatore, raggiunse palazzo Santa Lucia, sede della Regione, dove avvennero anche violenti scontri con le forze dell’ordine. Ci furono feriti e arresti.

De Luca ritratta, non firma alcuna ordinanza che prevede chiusure totali per la Campania e invita in modo ancora più fermo e convinto il premier ad adottare misure forti uguali per tutti. Ma Conte si gira dall’altro lato e non accontenta De Luca. Anzi.

Il nuovo Dpcm
Meno di una settimana fa da ambienti vicini all’ufficio del Primo ministro, cominciano a trapelare voci su un nuovo decreto del presidente del Consiglio. «Il nuovo Dpcm dividerà l’italia in zone colorate a secondo del rischio di contagio e della situazione epidemiologica territoriale». Le voci diventano certezza. De Luca si fa di nuovo sentire e attraverso una nota ribadisce la sua posizione: «Servono misure più forti e ristori per le fasce colpite». Intanto i contagi in Campania aumentano in modo esponenziale. Si sfonda il muro dei 3 mila nuovi casi positivi in un giorno e poi anche dei 4 mila. Ed è così che arriviamo a ieri mattina, mercoledì, quando, prima di pranzo, trapela l’ufficialità della zona arancione per la Campania. De Luca è su tutte le furie. Pubblica una nota sulla sua pagina Facebook: «Si assumerà il Governo la responsabilità sanitaria e sociale conseguente alle sue scelte, sempre ritardate, e sempre parcellizzate».

Intanto si aspetta la conferenza stampa del ministero della Salute in programma per le 18. La stessa conferenza slitta alle 18.50 ma dei colori assegnati pero ogni Regione non c’è traccia. La zona arancione prevede, tra le altre cose, la chiusura di bar, ristoranti e attività similari e il divieto di spostamento tra Comuni. Quella gialla, che in realtà ieri pomeriggio doveva essere verde, non era proprio presa in considerazione come ipotesi per la Campania. Chi deve spostarsi per lavoro stampa le autocertificazioni. I giornali nazionali e non danno tutti la Campania come zona arancione.

Ma, un attimo prima della conferenza del presidente Giuseppe Conte, accade qualcosa.

La macchia
Quando la domenica si gioca la ‘bolletta’ e si scommette sui risultati delle partite di calcio, accade spesso che gli amici perdono la posta in palio per un risultato che alla vigilia poteva sembrare il più facile ad essere pronosticato. «Ecco che è uscita la macchia». E ieri sera la ‘macchia’ è stata la Campania. Nessuno voleva crederci. La Campania zona gialla.

Possibile? La Campania delle file di ambulanze ai pronti soccorso, la Campania senza tamponi, senza posti letto, senza medici anestesisti e rianimatori, scarsa pure di bombole d’ossigeno, con una curva esponenziale dei contagi da settembre a oggi (che ha peraltro ieri toccato quota record superando i 4.100). La Campania emergenziale da sempre e in tutto, non è mai stata “moderata”. Figuriamoci davanti al Covid.

L’altro ieri, 3 novembre, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), diretta oggi da Enrico Coscioni, consulente proprio di De Luca, ha spiegato che col suo 44%, la Campania ha superato la soglia critica del 30% di occupazione delle terapie intensive. Ieri  il direttore Prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza, ha dichiarato che la Campania si attesta tra le regioni più colpite dal Covid, insieme a Lombardia e Piemonte. Il numero dei positivi sfonda quota 4mila. Precisamente: 4.181  su 21.684 tamponi esaminati. Il rapporto tra test e contagi è del 19,2.

Sono numeri altissimi e forse addirittura sottostimati: a dirlo è l’Istituto Superiore di Sanità nel suo dossier settimanale sulla pandemia. La Campania è prima in Italia per incremento percentuale positivi dice l’osservatorio indipendente Gimbe.

Dal «miracolo» della prima ondata, al disastro della seconda. Non spetta certo a chi scrive additare presunte responsabilità, a patto che ce ne siano. Ma è lecito porsi alcune domande. Una su tutte: perchè zona gialla? Per Conte, per il ministro della Salute e per il comitato tecnico scientifico, la Campania è Regione a rischio moderato. Stop. Non occorre andare oltre e nemmeno addentrarsi in percentuali, numeri, indici, complessi da tradurre per chi non è addentro a certi temi.

Le prossime mosse
Ora bisogna focalizzarsi su altro. E da una tipologia di domanda, si fa presto a passare a quella successiva: quanto impiegherà De Luca per rivoltare questo calzino? Ricordiamo a noi stessi che il governatore di una Regione ha facoltà di applicare misure più stringenti rispetto a quelle ordinate dal governo. La conferenza stampa del presidente campano è attesa per domani, venerdì, ma già oggi potrebbe firmare l’ordinanza che riguarda le scuole. Infatti le regole per le zone gialle prevedono scuole aperte, De Luca su questo punto non vuole discutere proprio, nemmeno con la ministra all’Istruzione Lucia Azzolina con la quale – negli ultimi giorni – è arrivato anche allo scontro a colpi di dichiarazioni e apparizioni televisive.

Oltre alla scuola De Luca potrebbe concentrarsi sulle attività di bar e ristorazioni. E non è detto che lasci invariato il cosiddetto ‘coprifuoco’. Ieri sera, dopo le 22, è già arrivata la proroga fino al  7 novembre di due zone rosse nel Casertano, i popolosi comuni casertani di Orta di Atella e Marcianise in Campania dove c’è divieto di allontanamento dei residenti, divieto di accesso nel territorio comunale, sospensione delle attività degli uffici pubblici e delle attività commerciali.

Si attendono nuovi decreti, norme che ormai scandiscono la vita di ogni cittadino. In Campania, forse, più che altrove.

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