La tela di Gesù risorto sull’edicola del Santo Sepolcro a Gerusalemme è di De Matteis

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Da una piccola casa del Piano del Cilento, oggi Piano Vetrale, dove nacque nel 1662, a Gerusalemme, il passo non è breve, né alla portata di tutti, ma è quello che solo il più illustre pittore cilentano di tutti i tempi, Paolo De Matteis, è riuscito a fare. Un artista dimenticato per molti anni e rilegato tra i “pittori mediocri” dall’allora biografo dei pittori più influente, De Dominici, che però poi gli dedicò un intero capitolo delle sue “Vite dei pittori, degli scultori e degli architetti”. Contemporaneo di Francesco Solimena, e tra i migliori allievi di Luca Giordano, nei primi anni del ‘700 svolse la propria attività artistica in Francia, dove fu considerato «un eminente pittore di questo paese e che ora è il migliore d’Italia». Solo più tardi, nel 1958, è stato reinserito dalla critica contemporanea nella dimensione artistica che meritava, un successo riconosciuto in tutta Europa.

Ma è in uno dei luoghi simbolo della Cristianità che diventa protagonista. La cronaca dei fatti risale al 2014, quando la notizia balzò su tutti i giornali, come la più straordinaria scoperta relativa alle opere del pittore Paolo De Matteis: “La Resurrezione di Cristo”, un dipinto databile alla fine del ‘600, trovato nel luogo più sacro alla Cristianità, in una Edicola posta davanti al Santo Sepolcro di Gerusalemme, all’interno della Basilica della Resurrezione. Il tratto inequivocabile fu confermato dalla firma venuta alla luce solo dopo tre mesi di restauro della tela, eseguito a Parigi presso l’Atelier di Serge Tiers tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014, per volere del gallerista francese e specialista d’arte, Maurizio Canesso, che si era recato in viaggio a Gerusalemme per far restaurare alcune opere in Terra Santa con Nicola Spinosa, direttore del Museo di Capodimonte.

(Fonte foto www.custodia.org)

Qui notò più da vicino il quadro che domina l’edicola, un olio su tela di un metro e mezzo, che era lì, come testimoniano gli archivi, già prima del 1808, data dell’incendio che devastò parte della Basilica della Resurrezione. L’opera nel tempo era stata completamente annerita dal fumo dei ceri votivi e delle lampade ad olio, dalla polvere e dall’umidità. Col permesso delle Comunità greco-ortodossa, armena e dei francescani, la tela è stata ripulita dalle incrostazioni e dall’annerimento che alla fine del 2014 ha portato alla incredibile scoperta. Il dipinto venne riportato nel suo degno posto, dove era stato collocato alla fine del Seicento, forse per volere di un benefattore napoletano, un religioso dell’ordine dei frati minori.

Oggi la tela è tornata sul fronte dell’Edicola del Santo Sepolcro di Gerusalemme, protetta da una lastra di vetro speciale che le permette di respirare senza prendere polvere. Ed è tra le più viste al mondo.

A segnalarla alla redazione è stato Antonio, un amico corrispondente del giornaledelcilento.it. «E’ un orgoglio, una cosa straordinaria per noi cilentani», ci scrive allegandoci la foto. 

Scopriamo con Don Gianni Citro, appassionato d’arte ed esperto conoscitore del De Matteis, che il pittore aveva dipinto un’altra Resurrezione di Cristo, nella quale compaiono altri personaggi, la tomba con la pietra divelta e i soldati scaraventati a terra. «Il quadro di Gerusalemme infatti è identico ad un altro, è una derivazione del più noto. E’ il rifacimento nella parte superiore, ad indicare il Cristo che, libero dalla pietra tombale, sale verso il cielo». 

Il Cristo si presenta avvolto da una luce delicata e calda, che si libra al di sopra del sepolcro, nel momento più emozionante e suggestivo della cultura cristiana. Un tema, quello della Resurrezione di Cristo – il volo impareggiabile verso l’infinito, la vittoria del risorto sulla morte – che è stato centrale nei capolavori di artisti come Giotto, Piero Della Francesca, Tiziano, Raffaello ed altri in Europa. «Il quadro – ha aggiunto don Gianni – è una testimonianza del passaggio del De Matteis dal Barocco al Roccocò e si presenta con una pittura più luminosa, arcadica e dolce nei tratti, che ha mantenuto un ottimo stato di conservazione, sebbene quasi completamente coperta dal fumo». 

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