Lavoro nero e caporalato, Caritas e Fai Cisl aprono sportello nel Vallo di Diano

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di Giangaetano Petrillo

Il Decreto-Legge 19 maggio 2020, ha segnato una tappa molto importante nel mondo del lavoro, soprattutto per quei settori problematici come l’agricoltura, l’allevamento, l’assistenza agli anziani e la cura della casa, in cui spesso il confine tra lavoro e sfruttamento è molto sottile. A svolgere questi lavori, fondamentali per la nostra realtà economica e sociale, il più delle volte sono stranieri e, per quanto concerne il settore agricolo, nella maggior parte dei casi, si tratta di immigrati irregolari, sottopagati e vittime del caporalato. Nel decreto rilancio, l’articolo 110-bis sull’emersione dei rapporti di lavoro, consente, finalmente, a queste persone di poter regolarizzare la propria posizione. «I canali previsti dal decreto sono due – ci dice l’avvocato Franco Esposito – Il primo prevede che i datori di lavoro possano regolarizzare i lavoratori attualmente in nero. Se sono migranti irregolari, questi riceveranno automaticamente un permesso di soggiorno. Il secondo canale, invece, prevede, per i migranti irregolari che già avevano lavorato nei settori di interesse e che hanno perduto il lavoro, la possibilità di ottenere un permesso temporaneo di sei mesi, per cercare un nuovo impiego nei settori concordati».

L’emergenza Coronavirus ha mostrato, purtroppo, quanto sia diffuso in Italia il lavoro sommerso. In tanti, nei giorni del lockdown, sono rimasti sprovvisti del lavoro, in quanto non in possesso di un regolare contratto. «Questa emergenza – prosegue l’avvocato Esposito – ci ha mostrato quanto lavoro sommerso ci sia in Italia». Solitamente la polemica politica si concentra sugli irregolari immigrati, ma la realtà è ben diversa.

«Spesso ci dimentichiamo quanti italiani, o stesso immigrati regolari, lavorino in nero favorendo criminalità organizzata». Far emergere, infatti, chi è presente in Italia, lavora o ha lavorato sul nostro territorio clandestinamente, è di grande aiuto per il contrasto della criminalità, del caporalato, del racket, soprattutto in un momento in cui, all’indomani dell’emergenza sanitaria, è necessaria trasparenza e collaborazione per poter rilanciare l’economia del nostro Paese, gravemente colpita. Ma soprattutto, questo, significa poter aiutare tanti fratelli bisognosi, che hanno il diritto di essere trattati con umanità.

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È a loro che bisogna guardare perché il lavoro diventi sostegno, vita e non sinonimo di dolore, abuso e sofferenza. Il nostro vescovo, Mons. Antonio De Luca, da sempre si batte a protezione e sostegno dei fratelli immigrati lasciati ai margini della società e, la Caritas Diocesana, già da diversi anni, porta avanti il Progetto Presidio nella Piana del Sele, contro lo sfruttamento dei braccianti e il caporalato. «Contro il caporalato la Caritas italiana da tempo promuove dei progetti di presidi, partendo dalla Sicilia, dove ci sono dei gruppi di ascolto e d’intervento vicini agli immigrati. Da 6 anni – specifica Esposito – siamo sulla piana del Sele, da Capaccio a Eboli, e da sempre questi centri di ascolto sono attivi per contrastare il problema del lavoro in nero, e collaborare perché emerga».

Una battaglia di civiltà per garantire a tutte le persone diritti fondamentali. All’indomani delle nuove normative sull’emersione del lavoro irregolare, Caritas, in collaborazione con la Fai Cisl di Sala Consilina, scende in campo aprendo degli sportelli nel Vallo di Diano, per consentire ai lavoratori di regolarizzare la propria posizione a titolo gratuito. «Spesso, i migranti che lavorano nei campi, vivono in condizioni disumane in baracche fatiscenti, in assoluta povertà e condizioni igieniche precarie. Questa regolarizzazione – conclude l’avvocato – l’attendevamo da tempo. Non è completa ne tantomeno risolverà il problema del lavoro in nero e dello sfruttamento, ma è un primo passo. Quello che auspichiamo per il futuro è che, innanzitutto non si areni tra 6 mesi, ma che include altri settori del lavoro, come quello edile». Noi ci uniamo all’appello e alle considerazioni dell’avvocato Franco Esposito, e continueremo a dare voce a chi combatte in prima linea perché cessi qualsiasi tipo di sfruttamento e di lavoro in nero.

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