L’editoriale: l’impatto del Covid-19 sui settori e sul territorio

Infante viaggi

L’editoriale di Alessandro Infante

E’ necessario intraprendere un’analisi  sui risvolti economici nati da quest’emergenza, e forse non avremmo mai pensato di farlo. Nonostante ciò, dobbiamo fare tutti i conti con la nostra lucidità e la realtà dei fatti.

L’economia nazionale dal 2008 ha subito una crisi senza precedenti, vedendo il suo triste apice nel 2012.

Le riforme di natura fiscale ed economica dovevano essere già fatte a suo tempo, con rigore e senso di responsabilità a prescindere dal verificarsi della pandemia. Un sistema tributario datato applicato in un tessuto economico fragile privo di sicurezze, in un mondo globalizzato.

Ma siamo italiani, identifichiamo il popolo la cui natura è quella di adattarsi ad ogni situazione negativa sopraggiunta, anche in questo caso con forza, determinazione e spirito d’iniziativa.

Fatta questa premessa entriamo nel merito della questione.

Lo scenario futuro si distingue in due visioni (fonte Cerved Spa – agenzia di informazioni commerciali )

a) base b) pessimistica

In entrambi i casi ad avere un calo netto e rigoroso sarà il settore terziario soprattutto nel nostro territorio, quello cilentano, pertanto se si parte prima con un programma analitico, serio e lucido,  saremo già a buon punto sulla “ricostruzione”.

Lo scenario base vede la fine della pandemia nel mese di maggio, secondo gli scienziati , una fine che  sarà possibile in relazione al senso di responsabilità che sapremo avere in questi giorni duri e tristi, o sicuramente diversi dalla routine. In tal caso avremo durante l’estate un’esplosione di flussi turistici di matrice regionale a seguito del periodo di “clausura”. Nonostante la crisi pre – pandemia la corsa alla vacanza durante il periodo stagionale è “terapeutica”. Una forma  per esorcizzare lo status precario, un inno alla vita, un diritto. Durante l’autunno invece, avremo la conferma dei flussi stranieri e dei tour sospesi durante il periodo di aprile e maggio.

Lo scenario con visione pessimista pone la fine della pandemia a fine anno, ma essendo fiducioso , confido in tutti voi nel senso di responsabilità che racchiude l’obbligo di stare a casa.

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Cosa possiamo fare, durante questo periodo nel nostro campo?

Sicuramente possiamo dedicarci alla proiezione dei costi ricavi con relativa serenità, dando sempre priorità al personale dipendente in forza,mediante rassicurazioni e condivisioni degli scenari futuri.

In questi momenti difficili, impegnativi e pericolosi abbiamo l’obbligo di parlare con i nostri colleghi, con i nostri fornitori, con i nostri lavoratori e con i nostri clienti.  I rapporti sono le fondamenta, per la risoluzione dei problemi, non dobbiamo pertanto “chiuderci a riccio”.

All’interno delle nostre case non dobbiamo perdere lo spirito lavorativo che ci caratterizza ; anzi è opportuno condividere progetti ed iniziative.

E’ vero dobbiamo adesso fare i conti con i numeri, ed i numeri purtroppo non possiamo interpretarli, sono li freddi e cinici quasi sempre ad ammonirci in base al segno negativo o positivo.

Il Decreto Legge del 17 marzo 2020 n.18 è un decreto scarno e sofferente, il primo.

Ovviamente la “dimenticanza” di alcune tutele delle P.IVA ha distrutto i sogni di tanti artigiani, commercianti liberi professionisti e  piccoli imprenditori ma spero, nella pubblicazione di un secondo o più Decreti Ministeriali, con relative integrazioni da parte delle  sigle nazionali di ogni settore.

Viviamo una condizione mai vissuta prima, influenzata da paure ed incertezze, ma non per questo dobbiamo fermarci, non per questo dobbiamo arrenderci.

Sicuramente dobbiamo dare priorità alle nostre famiglie, senza dimenticarci di coltivare l’orto delle nostre attività che tutelano di riflesso altre famiglie.

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