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Lettera alle ragazze sulla cultura e una stanza tutta per sè

di Mariella Marchetti

Care ragazze, gli ultimi due anni hanno messo tutti noi a dura prova, ma chi ne ha subito di più i duri contraccolpi siete state voi. Il Covid, è anche un ladro, un ladro degli anni più belli della vostra vita, quelli dell’adolescenza.
Vi ha rubato i giorni in classe insieme, le lezioni vere, quelle che fanno battere il cuore e rimangono indelebili come pietra miliari, ha ghermito e portato via i momenti imprescindibili per la crescita di ogni adolescente.

Il Covid ha tentato di rubarci lo studio, che nonostante tutto abbiamo eroicamente sostenuto, portato avanti con fatica, con perseveranza, con molte strategie, nel convincimento che mai niente deve considerarsi perduto, mai bisogna perdere la speranza, anche nelle situazioni difficili, come quella che stiamo vivendo in questi giorni, nella convinzione che nessuno deve essere lasciato indietro, soprattutto per quanto riguarda l’istruzione, che ha tra i suoi scopi fondanti quello di dover essere democratica, arrivare a tutti.

Questo tempo di sospensione che vi è stato sottratto, è il vostro tempo, quello in cui germoglia e rinvigorisce la sfera dei sentimenti, l’amicizia, l’amore, il tempo da spendere per le cose che  amate, per  
tutte le attività, come lo sport, a cui alla vostra età è necessario dedicarsi per dare un senso, riempire di sostanza e gioia la vita.

La vostra è anche l’età dei grandi ideali e dei sogni e sono sicura che anche questi in qualche modo ne hanno risentito, così che oggi li percepite più sbiaditi, lontani, inafferrabili.
Invece è importante sognare, sognare molto a questa età ed inseguirli i propri sogni, prefiggersi una meta e correre veloci per arrivare al traguardo vittoriosi.

Vorrei dire a tutti i ragazzi, ma soprattutto alle ragazze, che questo tempo della vostra vita è molto importante, è il tempo in cui, come fa il contadino previdente, bisogna effettuare una buona semina per avere in futuro un buon raccolto.

La vostra semina, fuori di metafora, è lo studio.
 Lo studio non è una sciocchezza, non è neanche una cosa scontata: se c’è la guerra o la pandemia non è detto che si possa andare a scuola. In alcuni paesi del mondo le ragazze non possono frequentare la scuola.
Lo studio è davvero una cosa seria, e non va preso sottogamba, mai. Studiare, apprendere con passione è ciò che fa la differenza, è il discrimine tra la vostra libertà, la realizzazione individuale, la consapevolezza di sè, l’autodeterminazione, e la negazione di tutto ciò.

Qualunque sia il vostro progetto, qualunque sia il vostro sogno, il mestiere, la professione che sognate di svolgere nella vostra vita di adulti, occorre studiare, studiare forte, senza incertezze. Ciò è necessario per essere libere, per affrancarsi da ogni condizionamento, sottomissione, soprattutto maschile.

A noi donne la lotta per il progresso, ogni passo avanti per la libertà e la parità, è costato molto caro, ma è pur vero che tutte le privazioni che storicamente abbiamo subito, alle quali ci hanno sistematicamente sottoposte, ci hanno rese estremamente resilienti, forti, lucide, multitasking.

Ribadisco e sostengo con grande convincimento, mettendoci la mano sul fuoco, il valore dello studio, la bellezza della cultura, la libertà che solo la cultura può dare.
Da sempre le donne sono state sorvegliate e tenute sotto stretto controllo. Secondo  Paolo da Certaldo, un autore medievale, la donna  è vana e frivola, perciò va tenuta in uno stato costante di apprensione e timore. Il modello di educazione per una signorina per bene è in sostanza quello della Vergine Maria, che se ne stava in casa e non usciva certamente in strada per ciarlare e occhieggiare gli uomini. Le donne devono restare anche lontano dalle finestre, affacciarsi può scatenare fantasie d’evasione. Soprattutto deve essere costantemente impegnata in lavori che occupino le mani, il ricamo, ad esempio, o la tessitura, in modo che la mente si concentri ossessivamente solo lì, sempre lì, su un pezzo di stoffa, così da essere impossibilitata, impedita a concepire altri costrutti, altre idee, altri pensieri.

L’ autrice britannica Virginia Woolf, nel saggio intitolato “Una stanza tutta per sè” pubblicato per la prima volta il 1929, basato su una conferenza tenuta l’anno prima al College femminile dell’Università di Cambridge, dimostra come le donne storicamente siano state emarginate dall’istruzione e dall’emancipazione, impossibilitate a ottenere un posto nella società predestinate solo al matrimonio, solo alla maternità, solo all’educazione dei figli e all’economia domestica.

La Woolf parla alle ragazze del College e racconta di una stanza tutta per sè, che ogni donna deve avere, uno spazio circoscritto tutto per sè, dove poter pensare, studiare, leggere, formarsi, lontano dai lavori, da quelle occupazioni che per secoli hanno tenuto impegnate le nostre mani, le nostre braccia, le nostre dita, impedendoci di acculturarci, di scrivere, di leggere, di autodeterminarci.

In questo saggio la Woolf si inventa un personaggio fittizio, quello di Judith, un’ immaginaria sorella di Shakespeare. Se Shakespeare avesse avuto una sorella, anche lei talentuosa e desiderosa di divenire scrittrice, sicuramente le sarebbe stato impedito in tutti i modi, sarebbe stata sbeffeggiata, messa in una condizione di marginalità e di vergogna. La strada di Judith ad un certo punto si sarebbe divisa in una pericolosa biforcazione: essere una scrittrice e venire indicata come folle, oppure arrendersi al volere del padre e trovare marito.
Judith persevera nel suo intento di diventare scrittrice e così la sua storia si conclude con l’esclusione, la riprovazione sociale, con una gravidanza forzata e il suicidio.

Questo è un esempio letterario delle discriminazioni, delle tante privazioni che hanno subito le donne, anche quella di poter studiare e di leggere un libro.

Oggi voi tutte avete la possibilità di poter studiare, possedete i libri che sono la più potente arma per la parità e la libertà. Perciò vi prego, imbracciate un libro, perché il libro è un’arma. Imbracciate un libro e sarete davvero libere e realizzate.

Ancora un’altra cosa mi sento di raccomandare a tutte le donne. Per essere davvero donne fiere, è necessario fare un altro passo, scrollarsi di dosso un’altra dipendenza: risplendete, ma di luce solo vostra, fate in modo che
nessuno possa puntare il dito contro di voi e dire che il vostro successo, la vostra carriera, la vostra luce è merito di un uomo, che il posto che occupate proviene dal favore, dal regalo, dallo scambio immorale offertovi da un uomo.
 

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