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Un invito-vergogna al silenzio stampa dal presidente del consiglio comunale di Camerota

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Un invito-vergogna al silenzio stampa dal presidente del consiglio comunale di Camerota

Sabato prossimo a Roma i cittadini italiani democratici e liberi da ogni sorta di vincoli manifesteranno a tutela della libertà dell’informazione. Si manifesta in tutta Italia per il diritto di dire. Per evitare che si continuino atteggiamenti censori che vede coinvolti i mezzi di informazione, siano essi stampa, televisivi e radiofonici, facendo aprire un tale e forte dibattito sulla questione che non è pensabile possa essere sfuggito a chicchessia.

Accade, invece, che durante un consiglio comunale, a Camerota, il presidente del consiglio, Rosanna Mazzeo, nel pieno delle sue funzioni, indichi nominativamente e dica ad una persona del pubblico “devo chiedere che se sta registrando, non può farlo… Accade. Mentre si rivolge solo ed esclusivamente verso una persona che in quella sede è andata, e lo sanno bene tutti i componenti del consiglio, anche per il diritto di cronaca.
Ecco quanto è successo.
Il presidente del consiglio comunale: Prima di dare lettura all’altro punto all’ordine del giorno devo chiedere alla signora Coppola che se sta registrando non può farlo.
Perché, scusi?
Perché non è autorizzata.
E’ una seduta pubblica…
Si.
Si può regolarmente e tranquillamente registrare, non c’è niente di anomalo. Mi pare strano quello che mi sta chiedendo presidente.
Allora mi spiego meglio: non ha chiesto l’autorizzazione. La registrazione che stiamo facendo, i nastri, saranno di utilizzo dell’ente, e anche per quello per ogni seduta, io do comunicazione all’intera assemblea che la seduta viene registrata.
C’è un regolamento del consiglio che indica questo?
Si…(grande incertezza), lo posso andare a vedere.
Se c’è in un regolamento io posso spegnere, altrimenti mi pare che essendo una seduta pubblica non ho nessun obbligo, ne ho facoltà. Dovrei averne.
Non è una cosa fine a se stessa, nel senso che se lei ne fa anche richiesta, può avere a disposizione i nostri nastri. Quanto dicevo per essere chiara non è, come dire, un pretesto, per evitare delle cose…del resto questa è una seduta pubblica e se avete anche notato, il modo di procedere le cose, non so, il vice sindaco mi può confermare… di mettere al primo punto all’ordine del giorno l’approvazione di quanto è stato fatto in un consiglio precedente…non le volevo togliere niente, naturalmente quanto dico ha autorevolezza, a fondamento per cui, insomma…non devo forzare di più rispetto a quanto detto. Giusto per dare legittimità a quanto si diceva prima.

A fronte di questo accadimento, che ha visto la persona chiamata e “bacchettata”pubblicamente, mettersi volutamente a disposizione di uno scambio verbale carico di non senso, ci si pone delle domande.

Esiste un luogo più pubblico di un consiglio comunale?
Si può evitare di pensare che un presidente del consiglio, in quanto tale, non dovrebbe assumere atteggiamenti censori nei confronti di nessuno dei presenti ad un consiglio comunale, in quanto figura terza, garante delle istituzioni, con compiti di tutela uguali per tutti?
Si può pensare che le regole della casa comunale non sono le regole di una casa privata dove qualcuno rilascia autorizzazioni per registrare?
E’ cosa ci sarebbe di non registrabile in questo Consiglio comunale?
Perchè dovrebbe essere il sindaco ad autorizzare una registrazione quando in tutte le assemblee pubbliche, dai consigli comunali a quelli provinciali, regionali, al Parlamento, ci sono fisse addirittura le telecamere a garanzia della trasparenza, della partecipazione e della democrazia?
Si può pensare che una figura come quella di un presidente di consiglio comunale abbia preso troppo a cuore la sua autorevolezza a discapito di una semplice democrazia partecipata?
Si può pensare che qualcuno scambi i regolamenti democratici per editto bulgaro?
cosa c’entra la privacy con persone pubbliche in un luogo pubblico che trattano argomenti pubblici?
Si può pensare che termini quali democrazia e trasparenza, siano stati da questo esempio violentati e che dietro altri termini camuffati da sbagliate e confuse indicazioni sulla privacy, si muovano i neonati passi di questa amministrazione?
Si può pensare che  chi fa parte di un consiglio comunale, se non vuole far sapere cosa dice in sedute pubbliche, per risolvere questo cruccio, non debba fare altro  che recarsi presso l’ufficio protocollo e consegnare le dimissioni dalla carica?

Semplicemente pensiamo che  cade nei contorni di una diffusa antipatia dei politici per i mezzi di comunicazione di massa, nel momento in cui questi sono gestiti dai cittadini.
Questo invito- vergogna, (se non fosse di questi tempi abusato il termine, avrebbe un senso maggiore) prelude ad atteggiamenti pre-censori che ignorano volutamente l’esistenza di leggi che garantiscono comunque a tutti la tutela da manipolazioni o tentativi di diffamazione tramite l’uso di dichiarazioni ed immagini, volendo invece imporre norme in più per ostacolare l’esercizio del diritto di cronaca.
Non si ritiene utile l’ iniziativa di registrare affinché la gente si riavvicini alla politica e possa sentire le vere parole usate dai loro amministratori e non il solito "per sentito dire"quando poi non esiste nel nostro comune nemmeno un regolamento del consiglio che lo vieti?

Essendo pubbliche le sedute consiliari, esse possono essere non solo registrate, ma anche riprese con telecamere, ai Consiglieri Comunali non è applicabile la normativa sulla privacy, perché le loro dichiarazioni sono rese, volontariamente e pubblicamente, nell’esercizio di una funzione pubblica; se nella seduta si dovessero trattare temi soggetti a tutela della privacy, dovrebbe essere il Presidente del Consiglio a comunicare, preventivamente, il divieto di fono-video registrazione, per il tempo strettamente necessario alla trattazione dell’argomento (il che comporterebbe anche l’allontanamento del pubblico); nell’eventualità che debba ritenersi "necessaria" la preventiva comunicazione della registrazione, nell’aula consiliare dovrebbe essere esposto (cosa che non c’è) l’avviso.
L’eventuale diffusione della registrazione non comporta alcun reato dal momento che non solo il diritto di cronaca ma anche il diritto di critica e di manifestazione del pensiero sono soggetti a tutela giuridica; l’eventuale uso distorto della registrazione o l’uso illecito della registrazione è un evento successivo che può essere oggetto di tutela successiva e mai preventiva, se non nei casi espressamente previsti dalla legge.

Nessuna preventiva censura e limitazione può essere posta in essere, e questo dal punto di vista giuridico.
Dal punto di vista etico, il tentativo di censura, l’invito –vergogna, è stato un vero affronto alla democrazia, alla libertà di espressione.
Chiariamo ai lettori che la registrazione è stata comunque eseguita. Se questo comportamento è considerato come una violazione invitiamo l’istituzione interessata a denunciare l’accaduto presso l’autorità giudiziaria. Informiamo altresì che provvederemo a registrare ancora le sedute pubbliche nel rispetto del diritto di cronaca. Evidenziamo che il presidente di un Consiglio comunale, in qualità di garante delle istituzioni e dei regolamenti istituzionali non deve essere al servizio di una giunta ma al servizio dell’intera collettività.. Ricordiamo al presidente del Consiglio comunale che il cittadino vuole sapere ed ha il diritto di sapere cosa fa il suo amministratore, cosa dice, come risponde ai suoi problemi, che linguaggio utilizza, e soprattutto quanto tiene a rendere nota a tutti l’attività che svolge per puro mandato e per pura rappresentanza del corpo elettorale in un tempo limitato. L’amministratore non è il proprietario delle istituzioni. La proprietà delle istituzioni è del cittadino che deve essere a conoscenza di tutti gli aspetti che riguardano l’esercizio di tali attività. E a garanzia di ciò c’è proprio il presidente del Consiglio comunale. 



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