L’ospedale di Polla in affanno: a rischio diversi reparti e servizi

Infante viaggi

di Pasquale Sorrentino

Con l’uscita dell’emergenza Covid e con il ritorno, non ancora del tutto verificatosi, alla normalità, ritornano i problemi “normali” della sanità al “Luigi Curto” di Polla. Il problema principale è sempre quello della scarsità di personale medico che costringe i presenti a turni estenuanti e a rischi – continui – di chiusura dei reparti.
Il più a rischio in questo momento pare essere – in una classica che nessuno vorrebbe mai fare – quello di Neurologia per una cronica carenza di personale che rischia di acuirsi con il pensionamento del primario previsto a breve. Senza la possibilità – per ora – di un ricambio numerico, la chiusura pare possa essere il destino più concreto che si possa realizzare. Questo nonostante i 700 ricoveri del 2019.

Un reparto che quindi, funziona, serve e che ha necessità di esistere. Medesimi numeri ma anche stessi problemi per Fisiopatologia che per carenze di medici da tempo ha la spada di Damocle della chiusura sulla propria vita al “Curto” di Polla. Il primo agosto potrebbe addirittura già essere il giorno della chiusura. È allarme rosso. Da tempo i sindacati, tutte le varie sigle, stanno invocando, quasi implorando l’arrivo di medici. Tuttavia tra trasferimenti e pensionamenti la situazione resta critica e l’ospedale di Polla pare essere sempre meno ambito anche dai medici stessi. Un cane che si morde la coda che potrebbe avere nefaste
Altro problema sollevato nei giorni scorsi da Codacons è la situazione del Centro Trasfusionale di Polla. Anzi a dirla tutta Centro trasfusionale non lo è da tempo, da quando è diventato – per decisione dell’Asl Salerno – centro raccolta, succursale di Battipaglia.

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L’allora dirigente, il dottore Carmine Oricchio riuscì a resistere al declassamento, tuttavia di fronte al trasferimento richiesto da quest’ultimo e accordato, la situazione è andata in calando, anche per meno medici presenti. Per questo motivo uno dei due macchinari utilizzati per la plasmaferesi (ma di fatto inutilizzati da tempo per mancanza di specializzazioni – come scritto sui cartelli affissi sugli stessi macchinari) potrebbe presto tornare proprio all’ospedale di Battipaglia, come richiesto dal nosocomio. Hanno comunque un costo di circa 6mila euro annui – da quanto trapela – e tenerli a far polvere non è un buon affare per Asl, donatori e pazienti.

Altro problema poi tocca la Gastroenterologia. Si ricorderà la richiesta dal dirigente Marmo di effettuare dei controlli sul reparto. Controlli con conseguente semi chiusura da parte dello staff dell’Asl di Salerno che effettua gli stessi . Semi chiusura ratificata anche da Luigi Mandia, guida del “Curto”, però il reparto con alcune migliorie e altre promesse di interventi sta continuando a lavorare. Servono però urgentemente quei lavori. Ne va del buon nome di un ospedale che è stato fiore all’occhiello della sanità campana, che ha fatto una splendida figura nel periodo del Covid ma che potrebbe vacillare di fronte ai “normali” problemi di un ospedale.

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