Marina di Camerota, la storia di Gesù Tranchino: pescatore di bellezze

di Luigi Martino

Il suo nome, fin da bambino, non gli ha mai concesso di passare inosservato a persone, nè tantomeno a luoghi. Gesù Tranchino è nato con il mare nelle vene. Dopo 55 anni a bordo di un peschereccio, ha deciso di far salire i pescherecci a bordo del suo banco di lavoro. Fissa l’orizzonte e quando capita anche la luna. Qua passa i suoi giorni e le sue notti.

Da bambino, a scuola, regalava le scialuppe di salvataggio agli amici. Le tirava fuori da piccoli pezzi di legno, servendosi di un temperamatite per levigare e smussare. Oggi i tempi sono cambiati e anche gli attrezzi. La sua passione resta immutata. «Senza non vai da nessuna parte» spiega. Come ha imparato? «Guardavo mio padre e ho rubato il mestiere».

Le imbarcazioni che costruisce, sono esistite davvero. Quasi tutte appartengono al passato del borgo costiero cilentano di Marina di Camerota. Una, addirittura, è un pezzo importante della storia di questa gente: il Leon de Caprera, la goletta costruita nel 1879 dal maestro d’ascia Luigi Briasco di Montevideo e tanto cara al popolo marinaro. Ma questa è un’altra storia.

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