Mingardo, l’esperto: «La spiaggia scomparirà inghiottita dal mare»

La furia del temporale ancora non si è placata del tutto nel Cilento e l’allerta è comunque alta. Il mare spinge, non come qualche giorno fa, ma l’attenzione è rivolta soprattutto alla costa e al pericolo di un probabile crollo della strada 562 ‘Mingardina’, specialmente nel tratto che va dal bivio di Palinuro alla spiaggia del Troncone. In alcuni punti il mare ha già scavato sotto la carreggiata sud, in altri ha scaraventato sull’arteria pietre e sabbia, un pericolo per gli automobilisti. Il problema principale è legato alla diminuzione del litorale. Il mare continua inesorabilmente a «mangiare» una delle spiagge più belle del Cilento. Progetti lontani, fondi quasi zero, come i provvedimenti adottati in questi anni. L’analisi di Franco Ortolani, geologo e professore della Federico II di Napoli, è chiara. La riportiamo di seguito integralmente:

La spiaggia della Cala del Cefalo tra Palinuro e Marina di Camerota, nel Cilento, rappresenta uno dei tratti costieri più belli e ricchi di storia e leggenda del Mediterraneo. Si tratta di una spiaggia lunga circa 5 chilometri che durante il periodo storico è stata interessata da ripetute fasi di ampliamento ed erosione in relazione alle variazioni climatico-ambientali con ciclicità circa millenaria che hanno causato sensibili modificazioni della morfologia costiera. Gli studi eseguiti hanno evidenziato che all’estremità sud est della spiaggia si verifica una irreversibile dispersione obliqua dei sedimenti sabbiosi durante le mareggiate. Si è valutato che rispetto al 1954-55 sono stati erosi circa 1.200.000 metri cubi di sedimenti in maniera irreversibile. Ho evidenziato più volte che le spiagge del Cilento rappresentano monumenti ambientali della natura di incommensurabile valore socio-economico. Le mareggiate che hanno investito le coste cilentane tra il 20 e 22 gennaio 2014 e tra fine gennaio e inizio di febbraio 2015 hanno causato danni irreversibili alla spiaggia della Cala del Cefalo. 

Le mareggiate hanno investito la spiagge con onde che incidevano obliquamente sul litorale provenienti da circa ovest alimentate da un forte vento da nordovest. La perturbazione atmosferica ha originato una diminuzione della pressione con conseguente sollevamento del livello marino che durante le alte maree ha raggiunto il valore massimo di circa 40 cm, come misurato al mareografo di Palinuro. La durata della mareggiata ha indotto sicuramente un sollevamento (sovralzo) del livello medio marino stimabile in varie decine di centimetri. In concomitanza delle alte maree, pertanto, il livello medio marino sotto riva può essersi sollevato di circa 1 m al di sopra dello zero idrometrico. In tal modo le onde hanno potuto invadere la spiaggia emersa con accresciuta violenza arrecando gravi danni con erosione dei sedimenti e loro trasporto verso est dove avviene una deviazione verso il mare aperto con perdita irreversibile dei sedimenti stessi, come abbiamo accertato con ripetuti rilevamenti subacquei. I sedimenti erosi e trasportati a profondità superiore a 5 metri dalle forti correnti costiere indotte dalle mareggiate non ritornano più sulla spiaggia. La spiaggia nelle ultime decine di anni è già stata intaccata dalle mareggiate da nord ovest che hanno ridotto sensibilmente lo spessore dei sedimenti, come si evince dal progressivo incremento del dislivello con l’adiacente strada costiera. Altre future mareggiate simili daranno un gravissimo colpo all’intera Cala del Cefalo e alle aree protette retrostanti.

Sottolineo l’importanza strategica del restauro geoambientale della spiaggia utilizzando i sedimenti accumulatisi nelle ultime decine di anni nel fondo valle Mingardo, naturalmente nell’ambito di un progetto ecocompatibile messo a punto con i rappresentanti responsabili delle varie istituzioni competenti. Un ulteriore problema ambientale è costituito dal prosciugamento del corso del Fiume Mingardo, negli ultimi due chilometri prima della foce, che si verifica quasi sempre tra metà agosto e settembre a causa della captazione (alcune centinaia di l/sec) delle sorgenti Fistole del Faraone che prima alimentavano il corso fluviale. La ricerca effettuata ha consentito di rilevare l’assetto morfologico attuale del tratto terminale ampio e alluvionato dell’alveo del fiume Mingardo dove si è verificato l’accumulo di varie centinaia di migliaia di metri cubi di sedimenti ghiaioso-sabbiosi nelle ultime decine di anni che hanno completamente sepolto una briglia a causa dell’aggradazione dell’alveo.  Una valutazione preliminare ha consentito di stimare in circa 500.000-700.000 metri cubi i sedimenti che, accumulandosi progressivamente hanno modificato significativamente l’alveo fluviale proprio nel tratto in cui avviene l’annuale prosciugamento. La ricerca mette in evidenza che mentre la spiaggia della Cala del Cefalo sta progressivamente scomparendo per insufficiente alimentazione fluviale di sedimenti, poco a monte si stanno accumulando i sedimenti che dovrebbero alimentarla. Sedimenti che l’attuale regime fluviale, in relazione alle condizioni climatiche e agli interventi antropici realizzati, non riesce a veicolare fino al mare. Se si lascia evolvere l’ambiente come fatto in questi ultimi anni si aggraverà l’erosione della spiaggia e aumenteranno i problemi di degrado per le aree protette e le attività balneari con una prevedibile decrescita socio-economica. 

Considerata importanza ambientale e socio-economica dell’area in esame proponiamo ai responsabili delle istituzioni che hanno competenza sull’ambiente, di effettuare un restauro geoambientale della zona ripristinando la morfologia esistente alcune decine di anni fa, sulla base di approfondite indagini e valutazioni multidisciplinari, naturalmente. I sedimenti che si sono accumulati e che non giungeranno mai a mare, con l’attuale condizione climatica e sistemazioni fluviali, possono essere prelevati meccanicamente e trasportati a mare riproducendo la morfologia fluviale e della spiaggia di alcune decine di anni fa. Ripascimento, praticamente, a chilometro zero! L’importanza dell’area in esame non sfugge agli amministratori che potrebbero avviare un filiera progettuale tesa ad innescare idonei finanziamenti e intelligenti interventi conseguenti, compatibili con la filosofia della natura ed ecosostenibili e di lunga durata.

In assenza di intelligenti interventi ecosostenibili si aggraveranno le condizioni di stabilità costiera con ripetuti e sempre più gravi danni alla strada costiera che collega Marina di Camerota con la superstrada mingardina. Prima o poi saranno invocate le condizioni di somma urgenza con conseguenti interventi non rispettosi del valore ambientale dell’area, come accaduto all’Arco Naturale. In altre parole ci troviamo lungo uno spartiacque rispetto al quale è ancora possibile intervenire in maniera innovativa con interventi di restauro geoambientale per tutelare il monumento naturale “Cala del Cefalo”. L’alternativa è il degrado ambientale crescente fino a quando il monumento ambientale da base qualificata di sviluppo socio-economico si trasformerà in una fonte di problemi crescenti e sarà fonte di guadagni più o meno parassitari e “barbari”. Nella figura 1, nel riquadro A è evidenziata la modificazione morfologica della spiaggia della Cala del cefalo avvenuta dal 1954-55 al 2006.

Le immagini nel riquadro B evidenziano i dati del mareografo di capo Palinuro ed i danni arrecati in seguito alla mareggiata del 20-22 gennaio 2014. L’erosione ha provocato il restringimento della spiaggia e lo smantellamento di circa 1 m mediamente di spessore di sedimenti della spiaggia emersa. La figura 2 evidenzia gli effetti della mareggiata di fine gennaio-inizio febbraio 2015 lungo il tratto di spiaggia frequentato da migliaia di tursiti al giorno durante il periodo balneare. Nel riquadro C della figura 3 è illustrata la morfologia della parte orientale della Cala del Cefalo tra il 1994 e 1998. Nel riquadro D si possono rilevare le modificazioni della morfologia fotografate nell’agosto 2011 che sostanzialmente sono molto simili a quelle rilevate direttamente all’inizio di agosto 2014. Il tratto esaminato e significativo è lungo 700m e si trova nei pressi del termine morfologico della Cala del Cefalo dove la spiaggia viene sostituita dalla falesia calcarea e dove si verifica la dispersione obliqua verso il mare aperto dei sedimenti trasportati dalle correnti indotte dalle mareggiate provenienti da nordovest, da Capo Palinuro verso Marina di Camerota, cioè dalla sinistra alla destra dell’immagine. Come si vede nel primo tratto da ovest verso est, cioè fino a B la spiaggia si è ridotta da 60 a 40 m di larghezza e sono stati erosi irreversibilmente circa 6000 metri quadrati. Nel tratto da B ad A si può distinguere un primo tratto dove l’erosione ha completamente smantellato la spiaggia asportando circa 4000 metri quadrati e un tratto più orientale dove sono stati eliminati circa 6900 mq. L’erosione ha intaccato anche il tratto più orientale della Cala del Cefalo causando un restringimento di 15-20 m. Dal perido 1994-98 al 2011 in un tratto di 700 metri di spiaggia l’erosione ha smantellato irreversibilmente circa 16.900 metri quadrati di spiaggia di grande valore ambientale e socio-economico. Tenendo presente che da valutazioni economiche effettuate si evince che un metro quadrato di spiaggia sostiene un fatturato medio di circa 100 euro l’anno, si deduce che rispetto al 1998 il fatturato annuo del tratto di spiaggia esaminato è inferiore di circa 1.690.000 euro. E continuerà a diminuire perchè la spiaggia, come si vede dalla sezione schematica illustrata nel riquadro E, oltre a ridursi come ampiezza, si è anche ridotta, come spessore dei sedimenti sabbioso-ghiaiosi, mediamente di circa un metro.

Tale nuova morfologia espone la spiaggia e la restrostante strada che collega Palinuro con Marina di Camerota al ripetitivo smantellamento del suo substrato, come illustrato nelle foto delle figure 1 e 2. Il monumento naturale Cala del cefalo è tragicamente destinato alla progressiva distruzione. Ciò desterà gli appetiti di famelici fans delle solite barriere soffolte che oltre ad essere inutili in una situazione così dinamica come la Cala del Cefalo ne causeranno un decadimento di valore ambientale. Esiste la possibilità per amministratori intelligenti e trasparenti di effettuare in breve tempo un restauro geoambientale della spiaggia utilizzando i sedimenti accertati lungo il tratto terminale della valle del fiume Mingardo. Semplice ma difficilissimo. Questa mia nota rappresenta un vero e proprio sos. Ci sono amministratori e responsabili delle Istituzioni Pubbliche in grado di comprendere? Vedremo!

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