Omicidio Vassallo, interrogatorio in Colombia. «Brasiliano» agli inquirenti: «Non so nulla»

«Non so nulla, non so chi ha ucciso Angelo Vassallo e non c’entro nulla con questa storia». E’ la confessione di Bruno Humberto Damiani, conosciuto negli ambienti malavitosi salernitani con il soprannome del «brasiliano». Lui, davanti agli inquirenti che lo hanno raggiunto nel carcere di Bogotà in Colombia, afferma di non sapere nulla dell’omicidio del sindaco-pescatore, trucidato nel settembre del 2010 con nove colpi di pistola mentre rientrava a casa. Questa versione alla procura Antimafia di Salerno non va giù, ma Damiani nega tutto. Confermata dunque la versione dell’avvocato che subito dopo l’arresto, avvenuto nel febbraio di quest’anno, aveva affermato alla stampa: «Mi ha detto che della morte di Angelo Vassallo non sa assolutamente nulla – disse Michele Sarno – Se i magistrati dovessero convocarlo su questo tema, non potrà che dire lo stesso anche a loro». Il sostituto procuratore Rosa Volpe ha interrogato il «brasiliano» per cinque ore, in presenza anche del suo legale. 

Damiani non è accusato di omicidio, ma è solo indiziato per la morte di Angelo Vassallo. Si trova nel sud America, sua terra di origine che aveva raggiunto due giorni dopo il primo interrogatorio sul delitto di Pollica. Non è stato ancora estradato dopo undici mesi dalla cattura e nove dalla richiesta del tribunale di Salerno e, quindi, per accelerare le indagini, gli investigatori lo hanno raggiunto dall’Italia. Ma, pare, che non è valso a nulla. Il giovane, molto vicino al gruppo Stellato di Salerno, è stato acciuffato su mandato di cattura internazionale, nell’ambito di un’inchiesta sullo spaccio di droga nel Cilento. E, sempre secondo chi indaga sul caso, l’ex sindaco di Pollica sarebbe stato ammazzato proprio perchè voleva reprimere lo spaccio di sostanza stupefacenti che sarebbero giunte nel Cilento dal porto della sua Acciaroli. 

©Riproduzione riservata