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«Perché trasferire un parroco anziano e molto amato?»

di Marianna Vallone

Alcuni lettori, appresa la notizia del trasferimento di don Antonino Savino dalla parrocchia di Santa Marina e Policastro, hanno scritto in redazione chiedendo come mai spesso succeda che i sacerdoti vengano trasferiti dalle parrocchie, anche quando anziani e molto ben amati dalle comunità.

Le leggi ecclesiastiche, se da una parte prevedono che i parroci godano di stabilità (come afferma il Codice di diritto canonico: «E’ opportuno che il parroco goda di stabilità, perciò venga nominato a tempo indeterminato»), dall’altra la Conferenza episcopale italiana nei primi anni ʼ80, ha stabilito che «le nomine dei parroci ad certum tempus hanno la durata di nove anni». E’ dunque una possibilità a discrezione del vescovo.

Anche nel Cilento, per esempio, conosciamo casi di parroci rimasti nelle comunità anche vent’anni e non necessariamente anziani, perché la circostanza lo richiedeva. Lo richiedeva il bisogno di una comunità o di un sacerdote. Ci sono situazioni, infatti, per le quali non spostare un parroco o un religioso significa fare il bene della persona e quello degli stessi fedeli, o viceversa. 

Essere a servizio di Cristo e dei fedeli è il dono di ogni sacerdote, e il fedele si rimette sempre al volere di Dio e non perde la fiducia, nonostante le difficoltà, anche quando a un parroco molto amato è chiesto un altro servizio. Ma non può esistere solo la pratica burocratica, che cade come una trave sulla testa delle piccole comunità, perché esiste una legge, cara alla chiesa, che è quella del cuore. Perché se un sacerdote deve essere pronto a mettersi a disposizione in ogni comunità, il vescovo deve spiegare bene la sua scelta. Dietro a uno spostamento c’è senz’altro una logica che conoscerla aiuterebbe, forse, ad accettarla.

Ci si chiede però come sia possibile che padri che hanno una certa età, benché perfettamente lucidi, vengano spostati dalla loro comunità dove sono amati e rispettati. Per i parrocchiani i sacerdoti diventano punti di riferimento spirituali, ma anche persone a cui si vuole bene, di cui si ha bisogno. E allo stesso modo i parroci, a “una certa età”, hanno bisogno di quel calore umano e familiare, costruito nel tempo.

Ci si chiede com’è un prete a 70 anni, dopo 40 anni di sacerdozio? Ci si chiede di cosa abbia bisogno un prete? Ci si chiede chi accudisce un prete? 

In questo caso appare ancora più luminoso l’esempio di don Antonino, prete generoso, pioniere di una stagione religiosa feconda nel golfo di Policastro. «Le famiglie, i diseredati, gli anziani, le persone sole, hanno trovato nella figura di Don Antonino un punto di riferimento certo, presente, vicino ai bisogni spirituali e materiali di tutti, una guida e nello stesso tempo un aiuto importante in questi tempi di guerra tristi e poveri di moralità ed altruismo», ha spiegato il sindaco di Santa Marina, Giovanni Fortunato che, in qualità di primo cittadino si è fatto portavoce della richiesta unanime dai cittadini di rivolgere al Vescovo «di soprassedere alla decisione di privare la comunità che rappresento della guida del suo parroco Don Antonino Savino, con la speranza che, alla veneranda età di 70 anni, possa terminare qui la sua missione tra quella che è ormai la sua gente».

I cittadini di Policastro, con una delegazione da Santa Marina, si sono riuniti ieri sera alla messa delle 19:00 per far sentire la loro vicinanza a Don Antonino e hanno iniziato già la raccolta di firme. Domani 2 giugno a Policastro Bussentino (dalle 9.00 alle 21.00 in piazza Duomo) e nelle stesse ore a Santa Marina in piazza Santa Marina ci sarà una raccolta firme una preghiera al Vescovo S.E. Antonio De Luca, affinché accolga la richiesta della popolazione

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A Cura di

Marianna Vallone

Giornalista per professione e comunicatrice per passione, sono alla continua ricerca di storie da raccontare e tramonti da immortalare. Nata sulla costa di Maratea ma morigeratese da sette generazioni. Vivo nel cuore verde del Cilento e sono felice. Faccio domande anche quando conosco le risposte, perché continuo a pensare che l’essere umano sia il viaggio più bello da fare.
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