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Danni alle reti da posta: i pescatori di Agropoli chiedono 4 milioni di euro alla Provincia

di Redazione

Pare che per contrastare un’ illegale consuetudine si sia duramente colpita un’attività legale.

I pescatori di Agropoli chiedono alla Provincia di Salerno quattro milioni di euro per i danni subiti dal «progetto Pegaso». Concepito come deterrente contro il fenomeno della pesca a strascico e messo in atto nel 2006, il programma, finanziato con i fondi Por Campania, ha interessato l’area marina antistante le coste comprese tra Sapri e Salerno.

Fulcro del "Pegaso" è stata la collocazione sul fondale marino di "tripodi", cioè blocchi di cemento "antistrascico" in grado di strappare le reti illegali.

Secondo quanto comunicato dalla Nuova Cooperativa Pescatori Agropolesi, i tripodi di forma esagonale sarebbero stati depositati sui fondali davanti alle coste di Agropoli in modo approssimativo. Ciò ha fatto si che venisse daneggiata la pesca con "reti da posta", consentita dalle normative, e non quella a strascico, che si aveva intenzione di combattere.

Tommaso Battaglini, avvocato della cooperativa, ha dichiarato: "In tre anni, i miei assistiti hanno dovuto non solo riparare più volte le reti danneggiate ed acquistarne di nuove, ma sono stati costretti ad effettuare la pesca in condizioni che ledono il proprio diritto al lavoro e al giusto guadagno. I danni materiali, morali ed esistenziali accumulati dai pescatori agropolesi in tre anni ammontano a quattro milioni e centocinquantamila euro. Ci attendiamo una risposta entro i termini da parte della Provincia, ma se così non fosse ci rivolgeremo all’autorità giudiziaria".

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