Pisciotta, il caso dell’ecomostro mai abbattuto torna in Parlamento

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L’ecomostro di Pisciotta

Arriva in Parlamento il caso dell’ecomostro di Pisciotta, lo scheletro in cemento armato che da oltre 10 anni svetta su un tratto della costa tra Ascea e Palinuro, all’interno del Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano. Anzi, in Parlamento ci torna, visto che, il 6 agosto scorso, Carlo Giacometto, parlamentare di Forza Italia, presentò una interrogazione a Sergio Costa e Alberto Bonisoli, ministri rispettivamente dell’Ambiente e per i Beni Culturali, nella quale chiedeva «quali iniziative, per quanto di competenza, intendano adottare i Ministri interpellati al fine di procedere all’abbattimento dell’edificio descritto in premessa». I lavori per costruire l’immobile iniziarono nel 2007 e proseguirono per alcuni mesi nel 2008, fino a quando non furono bloccati. Restano, però, tre solai fuori terra che si stagliano sulla costa. Un esempio tra i molti dell’assalto del cemento al territorio cilentano.

A distanza di pochi mesi compare un’altra interrogazione. La scrive sempre Carlo Giacometto e si rivolge alla Camera dei deputati indirizzando la missiva al ministro per i Beni e le attività culturali, al ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, al ministro delle Infrastrutture e dei trasporti. «Premesso che la costa che va da Agropoli a Scario è la costa del Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano ed Alburni. Nonostante i vincoli, un’edilizia non pianificata ha ampiamente compromesso i centri di Camerota, Palinuro, Ascea, Casalvelino. L’unica straordinaria perla rimasta intatta è costituita dal comune di Pisciotta – scrive Giacometto nelle premesse -. Riconoscendo tale valore, il decreto dei Ministeri della pubblica istruzione e della marina mercantile dell’8 novembre 1968, ha apposto un vincolo paesaggistico che impone l’obbligo di presentare alla competente soprintendenza di Salerno, per la preventiva approvazione, qualunque progetto di opere che possa modificare l’aspetto esteriore della costa, nonché qualsiasi progetto di modifica di immobile in essa ricadente».

«Occorre comprendere come sia potuto accadere che nel mezzo di un’area protetta e soggetta alle norme di un parco nazionale qualcuno nel 2007-2008 sia riuscito ad elevare tre solai fuori terra di ampiezza pari ad un condominio di periferia metropolitana pianeggiante – continua Giacometto -. Fortunatamente è arrivato lo «stop» per la realizzazione dell’opera. Ma ora sono passati oltre 10 anni e lo scheletro di cemento, non curante della bruttezza che esprime tutti i giorni, sta lì e non si comprende perché non venga abbattuto e perché gli enti preposti alla tutela del paesaggio (ente parco, soprintendenza e altri) non sollecitino con propri atti l’abbattimento della struttura. A fine luglio 2018 Italia Nostra ha presentato richiesta di accesso agli atti emanati: provvedimenti, autorizzazioni, pareri, nulla osta e assensi comunque denominati, progetto approvato, in merito all’edificio sito nel comune di Pisciotta, costituito dalla sola struttura grezza in cemento armato (pilastri e n. 3 solai), posizionato sopra la galleria «Vallescura 1» dell’ex tracciato ferroviario, in località Lacco, in prossimità del villaggio «La Suerte», particelle del catasto terreni n. 41 e 42, foglio 18, presumibilmente costruito nel 2007».

«Si dispone pertanto di tutto l’armamentario legale per procedere all’abbattimento della struttura sopra descritta – chiede Giacometto a margine della sua missiva – quali iniziative, per quanto di competenza, intendano adottare i Ministri interrogati al fine di procedere all’abbattimento dell’edificio descritto in premessa».

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