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Sapri “Non si abbatte la chiesa di San Giovanni, è un progetto spuntato dal nulla”

di Maria Antonia Coppola


L’iniziativa è di quelle destinate a far discutere: un comitato di cittadini a salvaguardia dell’identità urbanistica del quartiere di San Giovanni (tra i più antichi di Sapri).
Contro il progetto, che prevede l’abbattimento di quella esistente e la costruzione di una nuova chiesa, si è alzato un coro di indignazione e perplessità.
In una lettera aperta inviata al vescovo di Teggiano-Policastro, Mons. Angelo Spinillo, alla Sovrintendenza per i Beni culturali ed ambientali di Salerno ed al sindaco di Sapri, Vito D’Agostino, sono esposte le ragioni del dissenso all’opera da realizzare con il contributo dell’8 per mille dell’Irpef e progettata dall’architetto Alessandra Scarano e dagli ingegneri Pietro Lauria e Giuseppe Procopio, sotto l’alta sorveglianza dell’Ufficio tecnico diocesano.
“La storica chiesa, già martoriata dagli eventi bellici e ricostruita nel rispetto della sua originaria progettazione –argomenta il portavoce del comitato, Salvatore Urso- non può essere cancellata dalle memorie di un quartiere che ha costruito la propria fede cristiana di speranza e ricostruzione nel segno della propria chiesa”.
Con l’abbattimento totale del manufatto –si legge nella missiva inviata alle autorità competenti- si infligge un’ulteriore ferita in coloro che la vollero, dopo gli eventi bellici, ricostruita nel rispetto della sua architettura originaria.
“L’architettura del fabbricato è più simile alle discoteche della Versilia che ad un luogo di culto –tuona il colonnello della Guardia di Finanza, Romano Bacci, coordinatore del comitato popolare- il nuovo progetto ha poco di sacro, non si integra nella tipologia urbanistica e abitativa del rione, non ci rappresenta più nei ricordi e negli affetti, ci avvilisce e ci impoverisce”.
“Non vorremmo che questo intervento – incalza il giornalista Pasquale Scaldaferri – pregiudicasse il profilo architettonico del quartiere e sfregiasse la memoria dei sapresi che il 15 agosto 1943 videro sepolti sotto le macerie della guerra sogni e speranze, conoscendo lutti, dolori e la distruzione della chiesa del ‘600, con la sola eccezione del campanile rimasto miracolosamente in piedi nonostante la furia belluina e devastatrice degli uomini, e che ora si vuole radere al suolo senza remore e scrupoli”.
L’Associazione Nazionale Finanzieri d’Italia si è dichiarata disponibile ad offrire i servizi logistici al comitato popolare. E sostegno al movimento è stato espresso anche dall’Associazione storico-culturale “Sapri 15 agosto 1943”, presieduta da Luciano Ignacchiti.
“Il progetto –chiosa il colonnello Bacci- è spuntato dal nulla, senza essere pubblicizzato né concordato con la comunità parrocchiale, ed è un’offesa per l’intera popolazione di Sapri che si è vista aggredita nei sentimenti e nei valori cristiani”.

 

Fonte: Cronache Salerno

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