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Annata calcistica da dimenticare per la provincia di Salerno. A settembre tutto da rifare

di Luigi Martino

2010, odissea del pallone non è il remake di un film di fantascienza, quanto l’analisi di una stagione fallimentare come non mai, per la provincia di Salerno. Fatto salvo il ritorno in serie D della Battipagliese, accolto trionfalmente da una città che agognava il riscatto, il resto è tutto da cestinare, se è possibile pure da dimenticare in fretta. Ieri, l’epilogo del campionato di serie B che per la Salernitana è stato lungo e penoso come una tortura, con le partite settimanali che erano diventate da tre mesi a questa parte alienanti come la goccia cinese. Finale-choc anche per la Paganese, presentatasi a Livorno con un carico di belle speranze e 1000 tifosi al seguito.
Ibewke l’illusione, la retrocessione in seconda divisione la realtà. Soffre il popolo cavese, con il cuore in mano e la squadra nelle mani del sindaco, così come la Scafati pallonara che rischia di scomparire dalle mappe calcistiche. Col pallone andato a rotoli, l’unica notizia buona è che questa stagione amara e avara è finita.

Caso Salernitana

“Dopo questa lenta agonia, da settembre nessuna pietà per qualunque presidente ci sia”. C’era scritto questo su uno dei tanti striscioni srotolati ieri in Curva Sud. Il messaggio, forte e chiaro non lascia spazio a dubbi o interpretazioni.

Con o senza Lombardi la tifoseria non intende perdonare più nulla. Queste dunque le premesse in cui si dovrà costruire la stagione del rilancio. Queste le intenzioni dei tifosi che al di là di Lombardi, dei soci, delle partnership e degli sviluppi futuri non intendono appoggiare il progetto Salernitana a scatola chiusa.

Con l’ennesima sconfitta è calato definitivamente il sipario su una stagione, forse la peggiore dei 90 anni della storia della Salernitana, così disgraziata che i tifosi l’hanno già dimenticata. Anche contro il Vicenza gli uomini di Cerone, sempre gli stessi a dire il vero, si sono limitati a fare il compitino, anzi qualcuno, leggi Dionisi, ha pensato bene di far durare la sua gara solo 13 minuti, infatti la sua espulsione è sembrata una strategia meditata e messa in atto con tempistica e lucidità sconcertanti, anzi se l’attaccante di proprietà del Livorno non muta atteggiamento difficilmente potrà avere una carriera importante.

Se a tutto ciò aggiungiamo la pochezza dell’allenatore granata, che ha schierato la squadra con una sola punta, Dionisi, che una volta espulso doveva essere sostituito da un altro attaccante, mossa cha avrebbe fatto anche un allenatore di una compagine del campionato CSI, invece il trainer granata ha continuato ad impiegare Pepe nell’insolito ruolo di centravanti e provvedendo alla sostituzione solo all’ottavo minuto della ripresa(sic!!!).

Questo grande acume tattico è stato anche sarcasticamente commentato in tribuna stampa con grande sconcerto, anzi qualche addetto ai lavori ha fatto notare, giustamente, che tra Cerone e Mourinho c’è solo una categoria di differenza, semmai vanno chieste le dovute scuse al tecnico portoghese per l’irriverente paragone ed accostamento. Il triplice fischio finale del sig Brighi ha finalmente posto fine ad uno strazio che durava dall’inizio del campionato, costellato da grandi mortificazioni e da continue sofferenze, una lunghissima agonia che ha finito per spossare l’intero ambiente, che non sa ancora, purtroppo, se in un  futuro prossimo, cotanta onta potrà essere cancellata, considerato che di futuro sembra difficile parlare.

Ora, infatti, comincia il difficile, riuscirà Lombardi a non far morire 90 anni di storia del glorioso cavalluccio? Saprà il patron granata trovare la soluzione per dare una continuità economica alla società e di conseguenza consentire alla squadra di ritornare repentinamente nel calcio che conta? Tutti interrogativi che può sciogliere solo il massimo dirigente granata, in quanto sembra, dopo gli intermezzi Meleam e di qualche imprenditore, che sia rimasto ancora una volta l’unico a poter decidere delle sorti del club di Via S. Leonardo, nonostante le contestazioni, giuste o meno che siano.

Finita l’attività agonistica, adesso inizia quella prettamente burocratica con i calciatori, infatti per poter consentire alla società la regolare iscrizione al campionato c’è bisogno della liberatoria di tutti gli elementi della rosa, in pratica devono percepire tutti gli stipendi arretrati per poter firmare i relativi atti di quietanza e consentire alla società di poter completare l’incartamento da presentare alla Lega Pro.

Contestualmente Lombardi deve trovare un socio per poter avere quella disponibilità economica necessaria per far fronte alle tantissime incombenze pecuniarie che potrebbero portare ad un epilogo non troppo edificante, insomma finito uno strazio, quello calcistico, inizia una lunga e snervante attesa, in attesa di buone nuove e poter finalmente cambiare pagina e con la speranza di poter continuare ancora a scrivere la storia della mitica Salernitana. Del resto “fortis cadere, cedere non potest”(il forte può cadere, ma non cedere).

  

 

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A Cura di

Luigi Martino

Fagocito storie miste a facce intrise di granelli di vissuto. Non ho sangue, dentro scorre mare. Assumo pillole di tradizioni e m’incanto di fronte a occhi nuovi. Porto sul groppone il peso perenne di confezionare sempre cose belle. Litigo spesso con i pulsanti della mia Nikon e sono alla continua ricerca di «enciclopedie che camminano». Mentre corro dal mare alle colline del Cilento, sotto al braccio destro ho un Mac; sotto all’altro, invece, un quintale d’umiltà. A caccia di traguardi che si rinnovano in modo perpetuo, colleziono tramonti, ingurgito libri e immagazzino abbracci senza essere sfiorato. Giornalista per professione, video-fotoreporter per ossessione, racconto storie per necessità. Giornalista per professione. Fotografo per passione. Racconto storie per necessità.
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