Silenzio Prudente

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Riceviamo e pubblichiamo integralmente la lettera di Luciana Di Mieri

Lo scorso 3 dicembre l’abitazione della mia famiglia ed i 30 ettari dell’azienda agricola connessa, sono andati distrutti per via di una gigantesca frana che ha interessato la zona.
La situazione, di per sè tragica, mi ha portato a prestare attenzione all’argomento “dissesto idrogeologico” della zona Alburni-Calore, che è quella che mi riguarda più da vicino.

Sono venuta a conoscenza, spulciando fra documenti ufficiali, di cui i comuni tengono ovviamente all’oscuro i propri cittadini, che l’intera area è ad “alto rischio potenziale”, ma ovviamente nessuno degli amministratori locali vuole affrontare la questione, neanche per informare i cittadini sul “piano di protezione civile” e cioè su quello che va fatto in caso di emergenza.

Posso dettagliare quanto è accaduto a Roscigno, essendo una testimone diretta dei fatti.

Un importante movimento franoso, che ha interessato complessivamente 70 ettari di terreni coltivati, era a ridosso della mia abitazione, a circa 200 m più in basso, il tecnico comunale ed i tecnici dell’Enel, compreso il comandante dei vigili urbani, erano già intervenuti sul posto per “monitorare”;

la frana aveva già divelto i tralicci dell’alta tensione già da diverse ore (proprio sotto casa), ma a nessuno di queste persone era venuto in mente di avvertirci del potenziale pericolo. Mi sono accorta da me che qualcosa non andava, e credevo ci fosse un problema limitato alle fondamenta dell’edificio, giacchè qualche giorno prima eravamo stati già colpiti dall’alluvione che a novembre ha causato anche la rottura dell’acquedotto di Salerno, con l’esondazione del Sele e del Tanagro.

Il risultato è che sono uscita di casa, con la mia famiglia, non sapendo quale fosse l’entità del problema, senza portare via con me niente, comprese le medicine (necessarie a mio marito invalido al 100% e in trattamento chemioterapico), i vestiti, i documenti.

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Tutto perchè gli amministratori comunali si sono preoccupati “di non farci preoccupare”, non volendo creare “allarmismi”

Anche per questo motivo, infatti, i Vigili del fuoco non erano stati all’ertati e li ho dovuti chiamare io l’indomani!

In seguito a questo piccolo episodio personale, ho cercato di seguire le varie riunioni “tecniche”, venendo a scoprire che il “centro abitato di Roscigno risulta a rischio molto elevato potenziale” (verbale del tavolo tecnico allegato a delibera di giunta n° 4 del 05/01/2011),

discutendo con i geologi dell‘Autorità di Bacino del fiume Sele, scopro che la frana che ha interessato la mia abitazione è una delle più grosse e importanti dell’ultimo periodo e che loro avevano sotto controllo 13 diversi movimenti franosi della zona, ma non li avevano messi in correlazione, pertanto la zona dove era stato edificata la casa risultava essere a rischio lieve o irrilevante (fino al giorno prima della frana, ma ancora oggi consultando le mappe su internet, queste non risultano aggiornate).

Nello stesso periodo vi sono state frane importanti nei comune di Sacco, Piaggine, Bellosguardo, Aquara, Castel San Lorenzo, Corleto Monforte, San Rufo, Sala Consilina, Montesano ecc. insomma tutta una vastissima area che va dagli Alburni-Calore al Vallo di Diano… e che salvo qualche sollecitazione inascoltata di qualche politico locale, viene del tutto ignorata dalle istituzioni “per mancanza di fondi”… o forse più semplicemente per evitare che vengano ampliate le “zone rosse”, cioè quelle non edificabili, per favorire qualche piccola speculazione edilizia.

Il governo centrale, il ministro Tremonti, ha bocciato l’indennizzo per calamità naturale, negando ai cittadini che abitano in queste zone diritti sanciti da leggi nazionali che dovrebbero essere uguali per tutti.

La discriminazione è palese: in Veneto dopo solo 3 giorni dall’alluvione sono stati presi provvedimenti, e sono state finanziate anche le piscine comunali, da noi dopo due mesi e oltre ci viene detto che non c’è indennizzo… forse le nostre disgrazie valgono meno, o forse il silenzio dei nostri amministratori, cui viene raccomandato di non allarmare la popolazione, viene ripagato così?

Sono indignata e offesa dalla disparità di trattamento, perchè la zona del salernitano danneggiata dalle piogge alluvionali di novembre è una delle più produttive del sud Italia, e viene messa in ginocchio, perchè la ripresa senza aiuti sarà rallentata… anche se qui ci si è rimboccate le maniche, si è spalato fango e si cerca di riprendere il lavoro, esattamente come si è fatto in Veneto: siamo forse cittadini di serie B? una colonia da sfruttare per vendere prodotti delle aziende agricole del nord (quelle per le quali abbiamo pagato anche noi le multe per le quote latte)… e se il federalismo lo facessimo per davvero, lasciando l’IVA e l’IRPEF nella regione dove avviene la commercializzazione del prodotto, non in quella dove è ubicata la sede degli uffici amministrativi?

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 Luciana Di Mieri