Russo, dai campi del Cilento al Milan: «Il calcio è cambiato»

di Giangaetano Petrillo

Classe 1964, originario di Sapri «che porto sempre nel mio cuore», Luigi Russo si racconta in questa intervista che ci ha concesso. Ex difensore del Milan, Russo non dimentica l’anno trascorso in rossonero e, soprattutto, quell’esordio in serie A il 25 Maggio nel 1984 contro la Fiorentina, «L’esordio in A non si dimentica mai».

Luigi Russo, dal Sapri al Milan, con il quale esordì in serie A nel 1984. Qual è stato il suo percorso?
Il mio percorso inizia giocando per un solo anno a Sapri, con gli allievi del dopolavoro ferroviario. Dopodiché trascorro un altro anno sempre nel Sapri nel settore giovanile. Poi nel 1980 il salto a Terni con la Ternana nella categoria primavera che mi da la possibilità di giocare, per il secondo e terzo anno, con la prima squadra serie C. Infine nel 1983 il grande salto nel Milan

Era il 25 maggio del 1984, la data della sua prima in A. Una data che non si dimentica. Cosa ricorda di quella partita? Quali sono le sensazioni che ti accompagnano prima di entrare in campo?
L’esordio in A non si dimentica mai. Una grande emozione e soddisfazione. Ricordo che all’inizio mi tremavano le gambe. Poi ricordo ancora la telefonata che feci ai miei a fine partita per raccontargli del mio esordio. Emozioni che non dimentichi.

Cosa porta ancora con sé di quell’esperienza e dell’ambiente Milan, nel quale ha vissuto?
L’esperienza Milan è stata la più bella, sia perché ero in una società che aveva una grande storia, sia per la grande organizzazione che aveva come club

Da quel punto alto della sua carriera poi ci sono state soltanto serie inferiori. Questo l’ha rammaricata un po’?
Assolutamente no, anzi andato via dal Milan sono arrivati 2 campionati vinti con Pistoiese e Leffe. Ho giocato ancora un anno in A con il Como, poi quattro anni in serie B, ed ancora tanta serie C, fino agli ultimi tre anni della mia carriera in serie D. Per un totale di 20 anni di carriera.

Lavora ancora nel mondo calcistico?
Finita la carriera da calciatore ho iniziato ad allenare nei dilettanti e ho continuato per 15 anni con 4/5 anni in serie C come allenatore in seconda. Da alcuni anni non alleno.

Oggi come vede il calcio italiano? La Nazionale dei giovani sembra essere promettente.
Il calcio italiano è cambiato molto rispetto a quando giocavo io. Oggi è molto più veloce, i ritmi sono alti. La nazionale mi piace molto, Mancini sta facendo un gran bel lavoro con giocatori di grande prospettive.

Invece della sua Sapri cosa le manca? Torna spesso?
Ho lasciato Sapri e la mia famiglia che avevo solo 16 anni. Però tornavo almeno una volta al mese quando giocavo. Adesso i mesi estivi li trascorro lì, quelli invernali in Veneto. Comunque Sapri è sempre nel mio cuore.          

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