Sapri e gli allagamenti, così fu previsto nel programma elettorale del 1980

di Marianna Vallone

«Se non ci riprendiamo tutte le aree che fanno parte dell’impluvio naturale della baia, non è difficile prevedere che la città finirà sott’acqua, per effetto del ruscellamento delle acque e del dilavamento dei suoli in conseguenza degli sbancamenti e della cementificazione delle colline soprastanti». Era il 1980 e, nel programma elettorale per il rinnovo del Consiglio comunale di Sapri, l’avvocato e scrittore Franco Maldonato scriveva così. Da allora sono trascorsi quarant’anni. Che la storia di Sapri sia stata segnata da periodiche alluvioni, più o meno gravi, è noto. Allagamenti che negli anni hanno messo in ginocchio la città.

Se si scorre indietro negli anni e si riavvolge il nastro della memoria si arriva agli anni Ottanta, ovvero «al periodo tra l’80 e l’85, quando per effetto dell’incauto annuncio fatto dal governo centrale (Ministro dei Lavori Pubblici Franco Nicolazzi), che inserì nella legge di riforma dell’uso dei suoli – la n. 47 del 28 febbraio 1985 – il condono edilizio, si verificò una imponente ondata di abusivismo edilizio, che aggredì scriteriatamente coste e colline, spiega Maldonato.

Con una circolare di 64 pagine, firmata dal ministro social democratico, Nicolazzi, venne interpretata la legge sul condono edilizio per le Regioni, i Comuni e tutti coloro che avevano commesso abusi. In sintesi: snellimento delle procedure, recupero degli insediamenti abusivi, e sanatoria.

«Prima dell’approvazione della legge, Nicolazzi e il suo entourage fecero filtrare la notizia che, nell’ambito della legge di riforma dell’uso dei suoli, si sarebbe operata una sanatoria del passato, un condono di tutto l’abusivismo edilizio. Le case sulla collina di Santa Croce per esempio furono costruite in quegli anni», racconta Maldonato. «Costruirono anche sulle colline che, formalmente, appartengono al Comune di Torraca, ma gravitano sulla baia di Sapri».

In quella tornata elettorale, Maldonato e la squadra da lui guidata chiesero una revisione dei confini. Lo ribadirono nei comizi elettorali e lo chiesero in consiglio comunale, cioè che «il Comune di Sapri riunisse intorno ad un tavolo i sindaci di Vibonati, Torraca e Tortorella per ottenere la cessione di tutti i terreni che fanno parte di questo impluvio naturale che cade sulla baia di Sapri».

L’intento era quello di inserire i terreni in una programmazione urbanistica. «E’ evidente che se si costruisce sulle colline, i reflui fognari finiranno per confluire nei collettori che portano nelle acque della baia. Ed è giusto che allo smaltimento di questi reflui possa provvedere il comune che li accoglie, adeguando il sistema di depurazione – racconta Maldonato – aumentando la capacità ricettiva del depuratore di Sapri e organizzando un displuvio migliore per lo smaltimento delle acque meteoriche, non più infrenate dalla alberatura preesistente, attraverso la sistemazione dei canali oltre della loro pulizia ordinaria».

Ma di ciò non si fece nulla. «Riproponemmo la richiesta nel programma elettorale 1983 e nel 1987», dice l’avvocato. Ed oggi, quarant’anni dopo la storia si ripete.

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