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Ascea, il sindaco Rizzo e la sua formula politica, dal Comune alla Regione: il popolo è sovrano

di Maria Antonia Coppola

Nel suo modo di condurre la politica e la sua attività amministrativa, il sindaco Rizzo richiama ogni volta l’idea, o meglio, il pensiero di quando si è affacciato alla politica, cioè, non fare quello che ha sempre considerato “detestabile” nel modus operandi degli amministratori e cioè pensare ai propri concittadini in termini elettoralistici solo quando serve per un proprio tornaconto o “arricchirsi” alle spalle della comunità attraverso l’incarico ottenuto. “La mia politica è una cosa di tutti.  Le mie scelte politiche, amministrative guardano alla comunità” è quanto conferma.

Abbiamo letto che lei affiancherà Stefano Caldoro alle elezioni regionali. Complimenti
Grazie. Complimenti non a me, alla Regione Campania che nella scelta di Caldoro ha individuato una persona equilibrata, seria e che leggendo dai titoli di giornale, lo stesso Nicolais, persona seria pure lui, si è complimentato riconoscendo Caldoro come persona pulita, e che ha aggiunto, “Cerchiamo di sceglierne uno simile anche nel centro sinistra”(ndr). Io dico che Caldoro può essere il punto da cui ripartire, ma senza nulla togliere al governo del centro sinistra, di questi ultimi quindici anni, perché si è trovato a dover vivere un momento per cui pagherà oltre i suoi demeriti. Così come penso che il centrosinistra perda, ma perde perché la gente non sta bene e non può votare per riconfermare una situazione dove hanno governato coloro i quali hanno, o contribuito all’aggravarsi di queste situazioni problematiche oppure non sono stati capaci di prevenirle per risolverle. Quindi è giusto e naturale che la gente pensi di dover voltare pagina.

Sappiamo che Caldoro ha chiesto di affrontare una campagna elettorale poco chiassosa
In conferenza stampa Caldoro ha detto “ Consentitemi, mi prendo una licenza: non ho intenzione di fare una campagna elettorale con dei comitati elettorali farraginosi, ma una campagna elettorale sobria dove il colloquio dev’essere diretto con la gente. Ci deve essere una politica dell’ascolto e ci dev’essere un passo indietro della politica che è stata troppo ingerente negli ultimi tempi”. Queste, per le mie orecchie, è stata musica gradevole. Se sono amato è perché nei cinque anni che ho governato, insieme alla mia squadra, abbiamo fatto cose nell’interesse della sovranità del popolo, compiendo scelte anche dolorose, a volte, ma che andavano fatte per non tradirlo.

Lei, sindaco, è alla seconda candidatura, ha finito da poco la sua campagna elettorale.
Dopo la mia prima amministrazione, abbiamo vinto raddoppiando i voti precedenti, con quasi novecento voti di scarto, quando ad Ascea non si era mai verificato un così ampio margine di scarto. 2047 voti contro i 1100 della seconda lista e la terza, 932, senza debacle (sconfitta ndr) di una delle due liste, quindi è stato un consenso stabilito sulla scorta di quello che avevamo fatto. E quello che abbiamo fatto era semplice, abbiamo sempre messo al centro di ogni nostra azione il rispetto e la dignità dei cittadini. Questo mi porta a fare il sindaco a tempo pieno, lasciando ogni altra mia attività. Gli impegni sono quotidiani. Il sindaco è partecipazione.

Sindaco andare alla Regione significa che dovrà lasciare il suo posto, in caso di vittoria. Ha già pensato chi potrà sostituirla per continuare questo suo modo di operare ?
Questo non è un problema, le amministrazioni a volte si sono perse, proprio per individuare chi doveva essere il futuro sindaco. Il discorso è che questa squadra che mi affianca è cresciuta con questo discorso e la pensiamo allo stesso modo, a noi interessa arrivare all’obiettivo, non ci interessa chi guida. Questa è la differenza con gli altri ai quali interessa l’apparire e non l’essere. Per il successore, può comprendere, che non è un problema. Non ne parla nessuno, anche i neo eletti, i nuovi consiglieri che potrebbero temere di non essere più eletti, vista la mia incompatibilità con l’incarico alla Regione. Anzi, hanno appoggiato la mia candidatura perché hanno capito che è un’opportunità per il territorio e che non può essere svilita da cose che sono in secondo piano rispetto a questa.

Che programma ha per la Regione?
Rispetto per la persona, al centro, sempre. Indipendentemente dall’appartenenza geografica. Per il nostro Cilento pensando alle cose che vogliamo fare basta seguire i nostri principi, poi le cose vengono.

Ma in Regione, sindaco, si legifera. Per legiferare bisogna avere un’organizzazione mentale per le cose da fare, non chiamiamolo programma, se vuole, ma la invito a dirci,  a chi è pratico, cosa pensa di fare.
Anch’io sono pratico. I problemi sono talmente tanti che bisogna vedere solo come fare. La Regione è lavoro innanzitutto, non è "le opere", semplicisticamente. Ad agosto sette assessori hanno approvato 10 milioni per il bilancio. Cose (soldi) che per noi sono enormità, per loro sono bazzecole. Ad Ascea c’è il lungomare da finire, mancano 900mila euro. Poi si sente di 400mila euro di cantanti a Palinuro per quattro giorni…Io sono pratico, e dico che non va bene, se si parla di turismo e si pensa di incentivarlo con quattro giorni di musica. Non mi pongo il problema di che cosa devo fare, mi pongo il problema di andarci, perché dopo, le cose che possono sembrare enormità, sono fattibili. Oggi ci sono dei momenti storici per il nostro territorio, io ho il dovere per la nostra collettività di vedere cosa posso fare.

Un ultima domanda. Di questo territorio cilentano, quale collega sindaco vorrebbe avere al suo fianco? 

Mi vuole far fare molti nemici… Non lo so.  Per valutarli bisognerebbe vedere le condizioni nelle quali operano. Bisognerebbe sapere quali sono i momenti nei quali si prendono le decisioni, in termini calcistici posso dire che se un portiere sapesse dove finisce la palla quando la tirano in porta, non ci sarebbero mai gol.

Per riassumere, infine, il pensiero di un  politico cilentano che probabilmente andrà al governo della Regione Campania, possiamo dire che il sindaco Rizzo si muove su un concetto, in cui crede fortemente, di democrazia reale, e che, di conseguenza, crede sia necessario il cambiamento di uno status quo politico, che se non potesse avvenire attraverso il suo esempio, il suo comportamento politico, finirebbe, ancora una volta, nella cronica “crisi della democrazia” che, ci piace ricordare, da quanto si legge sui libri e articoli, è vista in due diverse accezioni:
a) c’è crisi della democrazia perche il popolo ormai non conta più niente;
b) c’è crisi della democrazia perché il popolo – o quanti parlano in suo nome, leader di partito, fondatori di movimenti populisti , intellettuali militanti – conta troppo.

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