S’indaga sul «patto politico» per «conquistare» il Cilento

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È una sorta di linea rossa quella tracciata dalla Dia lungo il quadrilatero compreso tra Agropoli, Roccadaspide, Albanella e Capaccio Paestum. È la porzione di provincia, a sud di Salerno, dove Francesco Alfieri, che è in corsa per la carica di sindaco della Città dei Templi, ha il suo bacino elettorale più forte. L’avvocato originario di Torchiara (di cui è stato sindaco), che ha mantenuto la carica di consigliere del governatore della Campania, Vincenzo De Luca, nel settore dell’agricoltura, è al centro di una laboriosa e complessa indagine sull’ipotesi di voto di scambio politico-mafioso con esponenti del clan degli “zingari” di Agropoli i cui capi sono stati già rinviati a giudizio con l’accusa di associazione camorristica. Le ultime attività investigative, almeno quelle fino ad ora conosciute, sono proiettate, par di capire dalle mosse degli inquirenti, proprio a risalire alle corrispondenze dell’ex sindaco di Agropoli con i territori interni. Alla ricostruzione di quel simbolico «cerchio magico» di contatti e rapporti che sarebbe la base della sua forza elettorale.

La pista Mirarchi
I legami di amicizia di Pasquale Mirarchi, come quelli d’affari della azienda Dervit di Roccadaspide, con Franco Alfieri sono al momento sotto la lente di ingrandimento degli uomini della Dia (agli ordini del colonnello Giulio Pini) e del sostituto procuratore dell’Antimafia Vincenzo Montemurro. Nel fascicolo che riguarda l’ipotesi di voto di scambio alle amministrative di Agropoli, sono proprio le informative su Alfieri quelle più voluminose. Ci sarebbero intercettazioni e atti che farebbero presupporre l’esistenza di un «patto politico» nel quadrangolo attenzionato dalla procura. Giovedì scorso Mirarchi è stato arrestato per detenzione di arma da sparo clandestina. L’uomo custodiva in casa una pistola con matricola abrasa. A scoprirlo – anche in questo caso – gli uomini della Dia che hanno perquisito l’abitazione e l’azienda di allevamento di Mirarchi, indagato anche per turbativa d’asta.

Resta candidato
Ma «Pasquale Mirarchi è, e resterà, candidato alle amministrative di Albanella». Lo rende noto il suo legale, l’avvocato Alfonso Amato. «Il motivo per il quale è stato arrestato è un reato comune, presto chiarirà la sua posizione. Abbiamo una grande fiducia nella magistratura e dimostreremo l’estraneità a tutte le ipotesi investigative per le quali è stato sottoposto a perquisizione. È una brava persona, un amministratore e imprenditore onesto». Il difensore di fiducia del candidato sindaco della lista civica ViviAmo Albanella, non ha dubbi. L’udienza di convalida a tutto venerdì pomeriggio non era stata ancora fissata ma sulla eleggibilità di Mirarchi è la legge, al momento, a parlare. Anche dalla prefettura non arriva alcun segnale: in caso di vittoria, però, dovrebbe scattare per lui la legge Severino.

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