Strage di Sassano, una fiaccolata e tanto dolore nel ricordo: «Avete rimesso insieme una comunità»

Sassano è illuminato da centinaia di fiaccole. Il silenzio è assordante. Gli sguardi pieni di rabbia. Qualcuno di tanto in tanto alza gli occhi al cielo, scruta le nuvole e le stelle, forse in cerca di un segnale. I genitori delle vittime non si danno pace. E’ passato esattamente un mese dalla strage del bar e nulla tornerà più come prima. «La rabbia è brutta, lasciala andare. L’amore è raro, afferralo». La frase è impressa sulle fotografie che ritraggono Daniele e Luigi Paciello, Giovanni e Nicola Femminella. Gli «angeli» di quel tragico pomeriggio di fine settembre. E’ per loro il corteo organizzato alle 21 dalla chiesa di Varco Notar Ercole al luogo della tragedia. Sono per loro i fiori, le lacrime, la preghiera di don Carmine e don Bernardino. In chiesa fa freddo, le persone si stringono per cercare, anche, di riscaldare quei cuori feriti dal dolore. 

L’omelia Don Carmine Tropiano ha una voce bassa, è visibilmente emozionato e lo lascia trapelare senza nascondersi. Dà il via al momento di preghiera nella chiesa Cuore Immacolato di Maria e ringrazia i ragazzi, gli amici delle vittime, «per l’esempio che in questi durissimi 30 giorni avete dato alla comunità di Sassano». «Avete aiutato tutti a risanare quell’enorme voragine che si è aperta dentro ognuno di noi – continua il parroco – per cercare di colmarla con il vostro sorriso, le vostre iniziative». «Grazie anche ai più piccoli – conclude don Carmine – ci insegnate ogni giorno a guardare il mondo e le cose con gli occhi “semplici” dei bambini». Il momento di cordoglio viene intervallato spesso da pause silenziose e abbracci. Il coro canta. I familiari restano composti con le ginocchia poggiate sulle panche e le mani incrociate in segno di preghiera. In chiesa ci sono le foto di Daniele, dei fratelli Giovanni e Nicola, e del piccolo Luigino ammazzato dal fratello Gianni. «Ci avete fatto molto riflettere e anche se non ve lo diciamo spesso, presi come siamo dalle nostre attività di adulti – esordisce don Bernardino – noi ci siamo, e vi vogliamo bene». 

Il corteo Le quattro vittime hanno unito un popolo spesso diviso dall’invidia e dalla politica. Ora è un tutt’uno. Lo si capisce meglio quando il serpentone esce dalla chiesa, si snoda tra le vie del paese. Si accendono le fiaccole e chi non ci riesce viene aiutato dalla persone che ha affianco. Lentamente il corteo raggiunge il bar ’New club 200’. Qui il ricordo di quella domenica travolge tutti. E non c’è molto da spiegare, non ci sono dinamiche e misure cautelari che tengono. Il paese è trafitto. E chi non fa parte di questa comunità lo capisce ancor di più quando i riflettori dei giornalisti si spengono e il paese scivola nella quotidianità di sempre. Quella fatta di famiglie dai sani principi, vecchi contadini, ma anche abilissimi imprenditori. Questo lembo di sud torna a soffrire ancor di più quando i media nazionali spengono le telecamere, quando, al cimitero, si ferma dinanzi le tombe di quei figli che non ci sono più. Figli di tutti, sono ora. Figli di un destino beffardo, violento. «Noi siamo qui e voi, lo sappiamo, siete affianco a noi e vegliate sulle nostre famiglie», questo il grido univoco, il messaggio venuto fuori da una nottata fatta di sogni e preghiere, di dolore e cordoglio. Finchè sarà così, come scritto sui cartelloni degli amici, «le vostre voci non smetteranno mai di parlare e i vostri sorrisi non smetteranno mai di illuminare».

Su Facebook Dalle strade al web: il dolore passa attraverso tutti gli aspetti e le forme di comunicazione della società valdianese. Chi non è stato in chiesa lascia un messaggio sulle bacheche Facebook dei ragazzi scomparsi. «Odio settembre, odio il 28, odio le domeniche, – scrive Antonella – odio quel giorno, quel maledetto giorno che vi ha portati via da noi, dalle vostre famiglie che hanno perso tutta la forza, hanno perso tutta la loro vita d’avanti ai loro occhi, é orrendo tutto questo, se c’é un senso a tutto ció vorrei saperlo, non l’ho ancora capito! Io non credo che ci sia un senso, secondo te ha senso venire al mondo e poi andarsene cosí, senza volerlo? A cosa mi serve correre ubriachi? Ora bisogna avere paura anche di stare seduti tranquilli davanti ad un bar. Bisogna vivere la vita per ogni singolo momento, perché al mondo si sa quando si viene e non quando ce ne andiamo». Dagli amici di sempre ai conoscenti, quelli che non frequentavano quel gruppo di amici appassionati di calcio e sempre in giro in sella alle proprie biciclette: «Non facevo parte del vostro gruppo – scrive Alessandro – ma ho il cuore a pezzi come tutti i vostri più cari amici. Vegliateli da lassù e riposate in pace».

Il «pilota» L’unico responsabile di questa strage è rinchiuso in un luogo segreto agli arresti domiciliari e accusato di omicidio colposo plurimo. Si tratta di Gianni Paciello, fratello di Luigi, una delle quattro vittime. Era lui alla guida della Bmw 520 nera che nel pomeriggio di domenica 28 settembre si è schiantata contro il tavolino del bar ‘New club 200’, travolgendo e uccidendo i ragazzi. Gianni si trova in un luogo conosciuto esclusivamente dai familiari, fuori regione e che farebbe capo ad una onlus. E’ lì per motivi di ordine pubblico, perchè nei giorni successivi al fatto, a Sassano i familiari delle vittime hanno avviato una petizione per non far tornare più in paese Paciello. La richiesta pare essere stata accolta dal giudice che lo ha mandato in questo luogo in attesa di essere giudicato. «Non lo voglio più vedere in paese – ha dichiarato martedì al telegiornale di canale 5 il padre di Daniele Paciello – perchè non so se me lo trovo davanti che reazione posso avere». 

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