Tragedia Ciclope, un mese dopo don Gianni tuona: «Camerota non si nasconde come qualcuno ha fatto con la pietra»

Un mese fa la comunità di Marina di Camerota si svegliava con una tragica notizia: Crescenzo Della Ragione, uno studente quasi 27enne di Napoli, muore all’interno della discoteca Il Ciclope schiacciato da un masso che si sarebbe staccato dalla collina e dopo un volo di circa 60 metri avrebbe travolto e ucciso il giovane. La procura apre immediatamente un’inchiesta. Il locale viene sequestrato. Quando arrivano i carabinieri della compagnia di Sapri i presenti avrebbero affermato che il ragazzo sarebbe morto travolto da un ramo di un albero. La testimonianze è falsa e viene ascoltata anche da uno dei soccorritori giunti inutilmente sul posto. L’autopsia effettuata dal medico legale conferma l’ipotesi degli investigatori: Crescenzo è morto schiacciato da un masso. Il caso diventa presto un giallo. Il masso non si trova. Non si sa chi lo ha spostato. Dove è andato a finire. Qualcuno, però, questo è certo, ha voluto occultare la verità. Pochi giorni più tardi il procuratore capo della procura di Vallo della Lucania iscrive nel registro degli indagati quattro nomi. Si tratta di Antonio Romano, sindaco di Camerota, di Raffaele (Lello) Sacco, titolare del locale, e di due tecnici di Caserta. A questi ultimi erano affidati i controlli trimestrali della «grotta della musica». Controlli che, come sostengono gli inquirenti, non ci sarebbero stati.

Le indagini si concentrato sulla sparizione dell’oggetto che ha causato il disastro. La vittima viene salutata a Varcaturo. Ai funerali non c’è il sindaco, non c’è alcun rappresentate del Comune di Camerota, non c’è nessuno a rappresentare la proprietà del Ciclope. Scoppia la rabbia dei genitori di Crescenzo: «Non abbiamo mai visto il sindaco, nè tantomeno i titolari del Ciclope. Vogliamo la verità». Ad un mese dalla scomparsa del giovane, sul caso torna don Gianni Citro, sacerdote di Camerota e organizzatore del Meeting del Mare. Il parroco fin dal primo momento ha dimostrato vicinanza e cordoglio alla famiglia Della Ragione. Il prete ha sempre sottolineato la pericolosità di quel locale, anche negli anni precedenti. Domani don Gianni, alle 19, terrà una messa per ricordare Crescenzo nella chiesa di Sant’Alfonso in piazza San Domenico a Marina di Camerota: «Ho invitato i genitori di Crescenzo – dice don Gianni – perché devono capire che la comunità di Camerota non vuole essere fraintesa e scambiata per una popolazione di viscidi, paurosi ed indifferenti. Camerota non si nasconde dietro a fatti strani come l’occultamento della pietra che ha fracassato il cranio dello sfortunato 27enne. La comunità di Camerota – ribadisce e conclude il sacerdote – ha bisogno di chiarezza. Vuole la verità perché la morte di Crescenzo non può essere dimenticata come qualcuno vuole farci credere».

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