Trenitalia, orari ridotti: penalizzata la Campania

Infante viaggi

di Giangaetano Petrillo

«Sembra che stia viaggiando fra continenti diversi, piuttosto che fra regioni dello stesso paese. Questa è realmente l’Italia. Un paese di disservizi». Questa è una delle tante voci che protestano per i tagli subiti su alcune corse nella regione Campania. Una situazione incandescente per i tanti pendolari, e non, che viaggiano quotidianamente sui treni. L’indicazione, anzi l’obbligo, che sembra arrivare ai pendolari della provincia di Salerno che usufruiscono dei treni regionali per muoversi è che bisogna rientrare a casa per ora di cena. La nuova fase 2 sembra riorganizzare a ribasso i collegamenti ferroviari per la provincia di Salerno, e l’annunciato ritorno al 100% del servizio ha portato in realtà molti colpi di scena.

Tante sono le corse ordinarie che sono improvvisamente scomparse. Cancellate dalle tabelle degli orari, e basterebbe salire su un treno e accorgersi come tutti gli orari, o gran parte di essi, sono in fase di programmazione. I nuovi orari, che tengono conto, precisa il file pubblicato già lunedì mattina sul sito di Trenitalia, privilegiano «le fasce orarie e le tratte di maggiore affluenza». Quei nove fogli danno l’impressione di un servizio capace di non creare disagi alle centinaia di pendolari che, ogni giorno, usufruiscono dei servizi su ferro per spostarsi da una parte all’altra della regione o della sola provincia, per i più svariati motivi. Ma basta dare un’occhiata più attenta ai documenti per comprendere che per alcuni utenti i disagi sono dietro l’angolo.

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«Sono in viaggio da stamattina all’alba. Mi sono partita stamattina dalla Basilicata e dovrei raggiungere a notte inoltrata Milano». Lei è una delle tante persone che stanno cercando di raggiungere la propria famiglia in un’altra regione d’Italia. Se oggi è più semplice spostarsi, sempre per comprovati motivi, fra le regioni, al sud la situazione è alquanto differente. Questa crisi non ha fatto altro che accentuare, prevalentemente per il servizio pubblico del meridione, le problematiche riguardanti i servizi di mobilità. «Le tratte andrebbero aumentate, e le reti ferroviarie potenziate, ma quello che accertiamo sono dei tagli». Questa è la denuncia di un altro viaggiatore che percorre la tratta inversa. «Sono partito stamattina da Torino e devo raggiungere Belvedere Marittimo». Sembra che tutto proceda normalmente, invece come saliamo sul treno a Battipaglia, il conducente annuncia che la corsa, prevista fino a Paola, si fermerà eccezionalmente a Sapri. «Io non mi muovo da qui e il treno da Sapri non partirà senza di me». Così animatamente il viaggiatore risponde al controllore che lo invitava a spostarsi per accelerare così la discesa dal treno e prendere agevolmente la coincidenza con quello successivi, che finalmente dopo un estenuante viaggio l’avrebbe accompagnato a destinazione.

«Ma le sembra logico dover fare centinaia di cambi per raggiungere la Calabria da Torino? E vigliamo promuovere il Sud? Beh, se questa è la cartolina da visita siamo ben lontani da una promozione». Questi sono solo alcuni dei casi emersi in questi giorni, ma dobbiamo attestare quanto queste siano periodiche e quotidiane. In un due corse abbiamo constatato quanto sia difficoltoso partire dal sud e raggiungerlo successivamente. Le corse ad alta velocità raggiungono il sud esclusivamente nei periodi estivi, manco fosse disabitato poi durante l’inverno. Sembra che il servizio vada garantito soltanto ai turisti, mentre i cittadini che per gli altri 8 mesi, piuttosto che vivere, sopravvivono, devono affidarsi alla buona sorte ogniqualvolta salgono su di un treno per raggiungere gli altri paesi della provincia e della regione. Soprattutto se il proprio impiego costringe a far rientro a casa dal tardo pomeriggio in poi. In provincia di Salerno, ma un po’ in tutta la Campania, il servizio dalle ore 18 viene praticamente dimezzato. È una misura, probabilmente, momentanea, ma questo deve far emergere tutta la difficoltà che questi territori vivono sia perla mancanza di un servizio decente, sia per la mancanza di infrastrutture adatte all’alta velocità.

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