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Un’altra giornata di lotta per scacciare il virus dal Cilento

di Luigi Martino

Gli occhi stanchi a malapena si vedono dietro la sua mascherina. Guarda l’orologio all’esterno del San Luca di Vallo della Lucania e dal suo camice bianco tira fuori un pacchetto di Marlboro morbide. Ne prende una, ci pensa. Poi, nel contenitore dei rifiuti, butta l’astuccio e quella che aveva tra le dita. Sono i piccoli aspetti positivi di una pandemia che ha messo in ginocchio il mondo mentre fa riflettere. Ci sforziamo a scovarli ogni giorno e qualcuno ce lo inventiamo anche. E il Cilento ogni istante combatte per tenere Covid-19 lontano dalla sua gente.

E’ domenica nei paesi della provincia Sud di Salerno ma in piazza non ci sarà nessuno a prendere parte alle cerimonie religiose, da sempre appuntamento di occhi che fissano il cielo e di mani che stringono rosari. Due abitudini che non si sono perse quaggiù ma che vengono relegate – stavolta – all’angolo di una stanza, dove entra poca luce, dove si sentono poche voci.

Un po’ di tempo fa una mamma aveva promesso al suo bambino che dalla seconda domenica di marzo, quando con il lavoro avrebbe avuto più tempo e la ditta edile avrebbe terminato i lavori a casa, si sarebbero recati al parco più spesso, la domenica, a giocare con il pallone. E allora lui, snello, che a mala pena arriva ai fornelli, aveva cerchiato di rosso questa data, domenica 15 marzo, e poi uno ad uno aveva cancellato gli altri giorni man mano che le lancette ruotavano attorno a quel grande cerchio arancione affisso alla parete più grande della cucina.

E stamattina non aveva fatto il conto con il decreto, con le ordinanze e con l’emergenza. E allora di buon’ora aveva strigliato la mamma dal letto che s’era messa a dormire da meno di due ore. La donna, da quella stanza così piccola che in questi giorni sembra ancora più angusta, ha dovuto scacciare prima via i pensieri per poi chiudere gli occhi.

Insieme hanno visto i numeri elettronici che indicavano poco più delle 7 e 20. Lui, piccolo, con il sorriso; lei, stanca, con la mente a farfugliare pensieri che non s’attaccano, non trovano rifugio. Se l’è preso sulle gambe e gli ha raccontato la lunga storia del piccolo Corona che di cognome fa Virus. A scuola, gli amici, lo chiamano Covid. Sembra buffo ma è assai cattivo e nessuno – finora – ha ancora capito come tenerlo a bada.

Il Cilento, nascosto dietro quelle finestre, molte delle quali fissano da tempi lontani l’orizzonte assai dritto di questo mare, combatte proprio come quella mamma lì.

Ieri mattina, sabato, i sindaci di Castellabate, Camerota, Centola, Sapri, Agropoli e Pollica, hanno discusso in video conferenza con il Prefetto di Salerno, Francesco Russo. A lui hanno chiesto un dispiego maggiore di forze dell’ordine e la parziale ‘chiusura’ degli svincoli superstradali e autostradali di Eboli, Battipaglia e Padula-Buonabitacolo. Sul tavolo anche la proposta di inviare l’esercito a supporto dei carabinieri, della polizia, dei gruppi di protezione civile e della polizia municipale. E’ stata inoltre avanzata la proposta di chiudere gli scali ferroviari e di non permettere ai treni di fermarsi in ogni stazione. Ad esempio sul territorio di Centola e Pisciotta insistono due scali: Pisciotta e San Severino. «Si potrebbe valutare l’ipotesi di lasciarne fruibile solo uno» ha detto Carmelo Stanziola, sindaco di Centola e vice presidente della Provincia di Salerno. Spinelli e Scarpitta hanno ribadito la necessità di avere altri uomini a presidio dei varchi d’ingresso dei loro Comuni. S’è chiesto, inoltre, l’aiuto delle Capitanerie di Porto. E poi l’invio di mascherine e di altro materiale utile alla protezione della salute di tutti. Coppola ha suggerito ai colleghi sindaci di utilizzare i droni per scovare assembramenti di persone in città.

Intanto preoccupano e non poco i casi esplosi nelle ultime ore nel Vallo di Diano. Tutto sarebbe partito da un ritiro spirituale che si è tenuto nei giorni scorsi ad Atena Lucana. Al ritiro avrebbe preso parte l’uomo di 75 anni di Bellizzi morto il 10 marzo in ospedale e scoperto positivo al Covid-19 un paio di giorni dopo. Ora anche la moglie è positiva come sono risultate positive altre 11 persone di Sala Consilina e una di Atena Lucana. Altri tamponi sono al vaglio dei medici dell’ospedale Cotugno di Napoli, ad esempio 4 apparterrebbero ad altrettanti cittadini di Caggiano.

Buone notizie invece da Agropoli dove sono risultati negativi tutti e 13 i tamponi. Restano dunque tre i casi positivi nella cittadina Cilentana. Tutto è partito da una donna che ha raggiunto il Cilento dopo essere stata a Parma. La prima contagiata cilentana, la biologa 26enne di Montano Antilia, è guarita già da qualche giorno ed è stata dimessa. Ora, all’ospedale San Luca di Vallo della Lucania, si attende l’esito del tampone di una mamma giovane di Gioi Cilento e un altro di un cittadino di Piaggine. Negativo anche il tampone sulla donna di 66 anni di Lentiscosa, frazione di Camerota, ma che vive da sempre a Palinuro.

Insomma, il Cilento combatte e i sindaci dei comuni costieri attendono la risposta dal Prefetto che potrebbe arrivare già in giornata. Intanto continuano a fioccare le denunce da parte dei carabinieri della compagnia di Sapri, Vallo della Lucania e Agropoli. Di notte e di giorno le pattuglie sorvegliano i territori e segnalano alla procura chi non rispetta le norme contenute nel decreto. E, se c’è ancora qualcuno che non se l’è studiato per bene, può sempre ascoltare il finale della favoletta del piccolo Covid, che quando tutti l’hanno finalmente compreso, a scuola, per tenerlo a bada, lo lasciarono da solo, e tutti gli altri bambini, con l’aiuto delle insegnati, s’andarono a nascondere nelle stanze della palestra. Il piccolo, senza l’aiuto degli altri, non potè saltare con prepotenza sulle vite di tutti, e sparì, nel nulla. Fu così che quel grande cartello colorato all’uscita dell’istituto, con la scritta ‘Andrà tutto bene‘, venne corretto presto dai più estrosi, quelli della terza B, che, per fare in fretta, cancellarono il verbo, e lo riscrissero in un’altra forma: E’ andato tutto bene.

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A Cura di

Luigi Martino

Fagocito storie miste a facce intrise di granelli di vissuto. Non ho sangue, dentro scorre mare. Assumo pillole di tradizioni e m’incanto di fronte a occhi nuovi. Porto sul groppone il peso perenne di confezionare sempre cose belle. Litigo spesso con i pulsanti della mia Nikon e sono alla continua ricerca di «enciclopedie che camminano». Mentre corro dal mare alle colline del Cilento, sotto al braccio destro ho un Mac; sotto all’altro, invece, un quintale d’umiltà. A caccia di traguardi che si rinnovano in modo perpetuo, colleziono tramonti, ingurgito libri e immagazzino abbracci senza essere sfiorato. Giornalista per professione, video-fotoreporter per ossessione, racconto storie per necessità. Giornalista per professione. Fotografo per passione. Racconto storie per necessità.
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