Uno sguardo nel buio: possibilità di schiarita?

di Paolo Napolitano

Ancora una volta all’avvicinarsi delle elezioni politiche si parla, si discute, ma tutto rimane aleatorio: promesse forse tante, ma quante saranno implementate? I problemi fondamentali sono di pubblico dominio, sono chiari, precisi e certamente di non facile soluzione: almeno si dovrebbe provare, però, a dare una svolta politica ed a porre quantomeno le fondamenta per una futura programmazione.

L’economia italiana da alcuni anni è in fase recessiva, le famiglie si sono impoverite intaccando quello che fino al decennio scorso era la forza dell’Italia: il risparmio. Il ceto medio arranca per arrivare a fine mese e per mantenere quello status che fino a pochi anni fa era assicurato da un’economia in crescita ed una cultura occidentale che assicurava il consumismo come modello di massa.

Purtroppo nessuno è stato risparmiato, poiché i padri perdono l’impiego di una vita o vengono messi in cassa integrazione, mentre i figli non riescono neanche ad entrare nel mondo degli adulti poiché si trovano in un limbo indefinito nel quale, dopo aver terminato gli studi ed aver acquisito anche più di un titolo accademico o professionale, si trovano disoccupati, oppure a lavorare in un call center senza l’assicurazione di un contratto di lavoro o ancora, nell’ipotesi migliore ad essere sfruttati per anni come stagisti non retribuiti o come risorse di quello che ormai è il grande esercito dei precari, senza futuro e senza casa, senza prospettive e senza figli, occupati a tempo indefinito e disoccupati da un momento all’altro. I precari, quelli creati dal pacchetto Treu, affondati dalla riforma Biagi e resi modello ordinario di lavoro in Italia dalla Riforma Fornero.

Alcuni giovani cercano fortuna all’estero, ma anche in questo caso molti ritornano nel paese che fu della dolce vita, poiché i modelli di formazione italiani, sorpassati e teorici, non consentono neanche ai nostri giovani di sfruttare il loro titolo in altri paesi più avanzati.

Soffermandoci sul nostro territorio, il Cilento, un territorio pieno di risorse artistiche, architettoniche e naturali, nonché intellettuali poiché la maggior parte delle famiglie investe i propri risparmi per consentire ai figli di acquisire una cultura universitaria, figli che però saranno poi costretti ad abbandonare la loro terra in cerca di lavoro, sappiamo tutti che potrebbe vivere di solo turismo attirando milioni di visitatori all’anno, se solo la nostra classe dirigente smettesse di rigirarsi i pollici e con l’aiuto dei cittadini si ponesse come obbiettivo il più grande di tutti: rendere il nostro Cilento un posto da visitare e non un posto da cui scappare per poter trovare un futuro. E se l’isolamento diventasse un’occasione? Scegliere mete alternative, fuori dai soliti percorsi turistici, per una gita fuori porta con i bambini può essere un’occasione per aprire una porta verso il passato, o magari dimensioni parallele. Ascoltare il silenzio, rubare segreti al vento, rimettere assieme le sottili tessere del puzzle sparpagliate dal tempo.

Nel Cilento ci sono almeno una ventina di borghi abbandonati, alcuni si raggiungono con mulattiere, altri sono ormai irraggiungibili, tra questi però vi consigliamo Cosentini Cilento , piccola frazione di Montecorice , perfetto con i bambini se il Comune dopo decenni di puro abbandono decidesse di realizzare qualcosa e non di lasciarlo nel perfetto degrado come una frana di quattro sassi avuta per circa otto mesi , strade e piazze sporche , il passaggio per il centro dei cinghiali ormai divenuti animali da pascolo , enormi buche senza la giusta illuminazione . I paesi a monte del Cilento tra qualche anno faranno parte dei nostri amacord , soltanto ricordi ….

Mi auguro che vi siano al più presto delle azioni che denotino una consapevolezza dei reali problemi del nostro territorio e delle iniziative che diano concretezza alla volontà di creare un nuovo capitolo per la nostra terra, per i nostri padri e per nostri figli, perché cambiare si può e si inizia dalle piccole cose.

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