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Marina di Camerota, caso Mingardina: i vecchi avi del posto dissero «no alla costruzione»

di Luigi Martino

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Il ciclone Lucy, abbattutosi su tutta la costa del Cilento durante il mese di aprile, ha peggiorato la situazione in zona Mingardo. Lì l’erosione costiera sta mettendo a rischio la provinciale che collega Marina di Camerota con Palinuro. Dopo l’inchiesta condotta dal Giornale del Cilento, molti cittadini si sono interfacciati con la redazione. Uno di questi ha voluto spiegare in modo dettagliato la situazione dal momento in cui venne progettata la strada, fino ai giorni nostri.

Le testimonianza di chi c’era «Quando fu costruita la Mingardina ero adolescente – inzia così il racconto di Aniello Errico, cittadino cilentano, che prosegue – e come tutti gli adolescenti di quel tempo nel Cilento, si lavorava dove si poteva e l’occasione della costruzione della strada a Mingardo, fu un’occasione per lavorare». Il lettore del Giornale del Cilento, fa subito riferimento alle «vecchie figure di quel tempo», così definite da lui stesso:«Gli anziani di quegli anni assistivano, insieme a noi ragazzi, alle discussioni degli addetti ai lavori: ingegneri, geometri, architetti e, logicamente, politici». «Ricordo una discussione in particolare – continua Aniello – parlavano in modo accanito Zi Peppu e Zi Ruminicu di Marina di Camerota, proprio a proposito di quel tratto che il mare in questi giorni ha guastato ancor di più. Gli anziani conoscevano il mare e invitavano i professionisti del caso a costruire la strada una decina di metri più all’interno della costa, ma le loro preghiere sfumarono invane e i lavori proseguirono senza intoppi».

Forse, è proprio il caso di dire, che se quelle preghiere fossero state accolte, a quest’ora forse il caso Mingardina, non sarebbe poi così tanto «caso».

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A Cura di

Luigi Martino

Fagocito storie miste a facce intrise di granelli di vissuto. Non ho sangue, dentro scorre mare. Assumo pillole di tradizioni e m’incanto di fronte a occhi nuovi. Porto sul groppone il peso perenne di confezionare sempre cose belle. Litigo spesso con i pulsanti della mia Nikon e sono alla continua ricerca di «enciclopedie che camminano». Mentre corro dal mare alle colline del Cilento, sotto al braccio destro ho un Mac; sotto all’altro, invece, un quintale d’umiltà. A caccia di traguardi che si rinnovano in modo perpetuo, colleziono tramonti, ingurgito libri e immagazzino abbracci senza essere sfiorato. Giornalista per professione, video-fotoreporter per ossessione, racconto storie per necessità. Giornalista per professione. Fotografo per passione. Racconto storie per necessità.
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