Vallo della Lucania, in giro per l’Italia per riscoprire i valori contadini: ecco il nuovo viaggio di Oz

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Riparte Felice Pugliese, di nuovo in giro per l’Italia ‘a passaggi’. Questa volta non come protesta contro il voto al governo ma per sensibilizzare l’opinione pubblica sui valori contadini ormai pare dimenticati da molti.

«Tutto è rimasto come quel giorno di fine febbraio – dichiara Pugliese – quando decisi di partire come protesta nei confronti delle elezioni, per privare del mio voto un governo per me inutile, in quel momento storico, e che ancora continua a soffocare i pensieri e le speranze della gente. Di nuovo parto giovedì 5 settembre. Ho sempre la barba sul mio volto – commenta sarcastico – ma questa volta il simbolo che mi accompagnerà per il viaggio sarà la zappa». E poi precisa: «La mia non vuole essere una semplice provocazione, è già da tempo che ritrovo tra i miei pensieri ‘quest’agricoltura’, schifata da troppi, come una forma d’arte preziosa e necessaria. Voglio ricordare le radici di queste nostre terre, pensare di recuperare una delle attività che sosteneva il maggior numero di ‘paesani’ viventi su questi territori del sud Italia. Così hanno potuto studiare molti figli, così hanno potuto avere una casa oggi molti nipoti. Abbandonate, così sono rimaste molte terre, o cedute all’invasione del cemento».

Poi si chiede per se stesso e a nome degli italiani: «E ora cosa inventate voi sulle poltrone, per superare crisi e malefatte?» E un affondo: «Qualcuno di voi ha contribuito all’avvelenamento di tante terre, si senta responsabile di tante morti. Bisogna riprendersi le terre – tuona senza mezzi termini – senza paura di fare i calli, senza pensare di non poter essere al passo con i tempi. L’intelligenza non nasce nell’epoca moderna, essa già esisteva ai tempi della ‘zappa’. C’è chi l’ha usata meglio e chi non l’ha ‘coltivata’ bene. Ma, prima di morire, c’è sempre tempo. Questa volta porterò con me prima di tutto un’idea da sviluppare durante il viaggio: un evento che ho abbozzato in questo tempo prima di partire, che ancora non ha un nome definito se non l’idea di una ‘Notte Nera’ (che quando tornerò presenterò pubblicamente). Per me è un’opera d’arte a 100 mani, di artisti provenienti da tutto il sud Italia, dalla Campania mia alla Sicilia. Non vuole affatto screditare l’altra mezza nazione, piuttosto esaltare doti e volontà nascoste di popoli abbandonati alle “mafie che hanno sostituito lo stato delinquente».

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«Sono convinto che l’arte, quella vera – conclude – può essere strumento di salvezza, di stimolo, di recupero. Sono convinto che la terra, quella che aspetta di essere ‘zappata’, abbia molto in comune con la musica, con la pittura, con la danza, con il teatro, con la fotografia, con la scrittura. È una certezza, ormai, che zappare ti fa venire voglia di ‘cantare’. Per il resto mi basta uno zaino, una tenda e qualche tavoletta di legno insieme ad una lente».

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