Dacia Maraini si racconta: l’infanzia in Giappone, la scrittura e il lungo amore con Moravia

Due occhi verdi, incredibili. Una vita che è un romanzo, raccontata in punta di piedi, con piglio delicato e appassionato. Dacia Maraini a Morigerati per il Premio Rugarli 2017 ha regalato due ore di letteratura, ricordi dal passato ed emozioni. Ripercorre la sua straordinaria vicenda umana, i suoi viaggi, la sua infanzia in Giappone, il rapporto con il padre Fosco. E poi l’amicizia con Pasolini e l’amore per Moravia. Dal campo di concentramento in Giappone, al ritorno a Bagheria, alla sua vita nella Capitale. Lo fa accompagnata dall’avvocato e presidente del Premio Rugarli, Franco Maldonato.

La sua infanzia da prigioniera con la famiglia in Giappone. Suo padre, l’antropologo Fosco Maraini, era giunto per studio in Giappone prima della guerra; si rifiutò di aderire alla Repubblica di Salò. Per questo motivo i giapponesi li internarono in un lager. Anni, quelli di Dacia, lontani dalle favole e dalla spensieratezza. Prigioniera insieme ai genitori e alle sorelle Yuki e Toni nei campi di concentramento. 

È stata amica di grandi scrittori, registi e artisti, da Alberto Moravia, compagno di una lunga parte della vita, a Pier Paolo Pasolini, Leonardo Sciascia, Maria Callas, Enzo Siciliano, Italo Calvino. Ha vinto il Campiello con «La lunga vita di Marianna Ucria», tradotto in 30 lingue e diventato un film di Roberto Faenza. Nel 1999 s’è aggiunto anche il Premio Strega con i racconti di «Buio» sull’infanzia indifesa. È sempre stata attenta al mondo delle donne, alla loro condizione, ai loro cambiamenti. Per questo la giuria del secondo Premio Rugarli le ha conferito il premio dedicato ed intitolato allo scrittore Giampaolo Rugarli.