Lettera-denuncia a Napolitano: «Ospedale Vallo della Lucania è al collasso dopo chiusura presidio Agropoli»

«L’ospedale di Vallo della Lucania è al collasso dopo la chiusura del plesso di Agropoli». A diramare la notizia è Biagio Tomasco, componente della segreteria UilFlp di Vallo della Lucania. Tomasco ha inviato una lettera a diversi esponenti politici tra i quali il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al ministro della Salute Beatrice Lorenzin e al numero uno dell’Asl di Salerno Antonio Squillante. «La chiusura dell’ospedale di Agropoli è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso – scrive nella lettera Tomasco – Si sono evidenziate tutte le mancanze di un ospedale che si è dovuto sobbarcare l’emergenza dell’alto e basso Cilento a fronte di un esiguo rinforzo di unità provenienti da Agropoli. Lavoriamo in un ospedale costruito su più livelli, in tempi diversi, e che non vede l’ombra di una ristrutturazione dal 2000, anno in cui è stata costruita la nuova ala – denuncia il sindacalista – Abbiamo mura piene di crepe, non rinfrescate da decenni, se non in alcuni casi selezionati con impianti che richiedono una rivisitazione globale. Ascensori che si bloccano continuamente, creando disagi all’utenza e agli operatori stessi, che, in taluni casi, sono costretti a perdere minuti preziosi quando devono trasferire un paziente in Utic o in Rianimazione. Strumentazioni di camera operatoria obsolete e antiquate, ventilatori non sufficienti e scarsità di medicinali in farmacia. Letti per degenza ridotti a semplici carrette con le ruote, carrozzine attaccate con il ferro o inadatte agli ambienti ospedalieri, pavimenti non monolitici con parecchie mattonelle divelte o scheggiate». Tomasco parla anche delle misure di sicurezza: «Quello che più dispiace è che si continua a lavorare incuranti del benessere psicofisico dei malati – conclude – costretti a permanere in camere di degenza strette e poco accoglienti, che dovrebbero contenere al massimo due persone, ma dove, di norma, vengono collocati tre pazienti. Tutto questo in barba alle normali regole sulla sicurezza degli ambienti ospedalieri. Ma perché questo accade? Perché la gente continua a subire questi trattamenti senza protestare? E i medici, che cosa fanno?».

©Riproduzione riservata