Cilento for Africa, artisti in concerto a Casal Velino per beneficenza

Manca poco ormai a Cilento fo Africa, l’evento che si terrà il 12 giugno a Casal Velino Marina e che vede fra i suoi organizzatori la giovanissima Sara Pisu che dal ritorno da un viaggio nel Continente nero ha deciso che bisognava fare qualcosa per quelle realtà rurali ed emarginate dove padri e frati operano e si scontrano ogni giorno con la dura realtà di quei posti meravigliosi ma abbandonati a se stessi. Il giornale del Cilento ha incontrato Sara per parlare un po’ dell’iniziativa di venerdì e di quello che l’Africa le è riuscita a trasmettere. I ricavati del concerto di venerdì saranno devoluti alla comunità Camilliana di Karungu e ai terremotati del Nepal. E’ possibile lasciare un’offerta la sera stessa, nei vari salvadanai sparsi in giro o direttamente alla missione tramite il loro sito web Karungu.net

Da dove nasce questo progetto? Nasce dalla mia volontà di offrire un contributo reale alla comunità Camilliana di Karungu, dove ogni anno i Padri e i Fratelli della missione, insieme ai vari volontari, si scontrano con la realtà dura di un piccolo villaggio rurale, immerso nellà povertà e l’emarginazione, dove la maggior parte della popolazione non ha ancora accesso all’acqua nè alla corrente elettrica, dove la malaria, la tubercolosi e le malattie gastrointestinali la fanno da padrone e le radicate pratiche culturali della gente del posto hanno favorito una forte propagazione del virus dell’Hiv/Aids, come in poche altre zone del mondo.  Qui la congregazione religiosa del Camilliani, i ministri cattolici degli infermi, hanno fondato il St. Camillus Mission Hospital che dal 1997 offre un importante contributo alla comunità nel ruolo di cura, educazione e prevenzione, scontrandosi spesso con le convinzioni locali, ma senza mai venir meno al proprio ruolo di mediatore culturale, seminando i propri frutti ed insinuando le proprie radici in questo piccolo angolo d’Africa.

Qui a Karungu i camilliani hanno fondato anche il centro per orfani Dala Kiye, che ospita 60 bambini malati di Aids, contribuendo all’educazione e al mantenimento di centinaia di bambini che vivono al di fuori del centro. Tutti questi orfani, abbandonati a sè stessi nella povertà e nella loro malattia, andrebbero in contro ad un futuro di certa disperazione, se non a una morte precoce per fame o malattie di vario tipo. Grazie al programam del Dala Kiye, invece, diventano prima bambini e poi giovani adulti consapevoli della propria malattia, di cosa è l’Aids e di come si possa convivere con essa senza che questa si impossessi di te distruggendoti la vita. Diventano adulti perfettamente integrati nella società che li circonda e non emarginati destinati a un’esistenza precaria e ignota. In una zona in cui la povertà è percepibile io ogni sua sfumatura, tutto questo è possibile solo grazie agli aiuti di tante persone generose che, più o meno costantemente, si impegnano a sostenere la missione St. Camillus di Karungu. Cilento for Africa nasce proprio con l’intento di contribuire al supporto di tale realtà, coinvolgendo il territorio cilentano in manifestazioni di vario genere, mirate a favorire la conoscenza della realtà di Karungu, nonché organizzando varie raccolte fondi, garantendo che il 100% dei soldi raccolti durante le suddette raccolte verrà devoluto a sostegno di queste realtà. 

Perché hai scelto di andare in Kenya? cosa ti ha lasciato questo viaggio? Più che dal Kenya, dall’Africa in sè sono sempre stata affascinata. E non so perché. Sono sempre stata affascinata da questo mondo tanto diverso quanto lontano, che però riuscivo comunque a sentire come una cosa che un giorno avrebbe fatto parte di me. Poi i vari eventi della mia vita mi hanno portato ad accantonare per un periodo il desiderio di andare in Africa, così sono stata all’università e mi sono laureata come ostetrica. Ricordo che quando è arrivato il momento di scrivere la tesi, nonostante non sapessi ancora quale argomento avessi voluto trattare, mi è spuntata dentro la certezza che il giorno della mia discussione avrei parlato dell’Africa.

Così ho deciso di partire per un mese lo scorso agosto, con l’obbiettivo di scrivere una tesi che parlasse di questa mia avventura. Poi sono ripartita di nuovo a Gennaio, rimanendo in Africa per due mesi e mezzo. Perchè il Kenya, ma soprattutto perché Karungu, è tutto frutto del caso, come tutte le cose più belle della mia vita, ma questa è un’altra storia. Cosa mi ha lasciato questo viaggio? Mi ha lasciato tutto e niente. Ha spazzato via tante certezze che avevo ma mi ha donato nuove consapevolezze. Mi ha lasciato una famiglia dall’altra parte del mondo, che però sento vicina ogni giorno della mia vita. Mi ha lasciato un’immensa energia e una soffocante nostalgia. Mi ha lasciato i sorrisi gonfi di gratitudine delle persone che sono riuscita ad aiutare, dentro o fuori l’ospedale, ma anche gli occhi spenti delle mamme che hanno perso un loro figlio, quelle mamme con un dolore senza lacrime, che ti sfianca per quanto appare invaso da passiva accettazione. Se l’Africa mi la lasciato tanto, così tanto che sembra impossibile da raccontare, è pur vero che anche io ho lasciato lì tanto di me stessa. 

Raccontaci la cosa che più ti ha colpito. Impossibile. Se non si conosce l’Africa non si può capire. E’ stata un’esperienza violentissima per me, dal primo fino all’ultimo istante. Ma una cosa bella voglio dirla. E’ la speranza. Il popolo dell’Africa ha gli occhi inondati di speranza, hanno sempre un sorriso per lo straniero che viene da lontano e amano la condivisione. Non sono per niente schiavi del tempo e questo concetto culturale è forse il primo che va a scontrarsi con il concetto di noi occidentali, sempre a star dietro a delle lancette che abbiamo creato noi.  L’africano non si riconosce nel concetto di fretta e quindi sa godersi le piccole cose belle della vita senza darle per scontate. Del dolore e della miseria non voglio raccontare: l’Africa non è solo l’immagine di un bambino con il ventre gonfio o con una mosca sugli occhi, l’Africa è soprattutto dignità, fierezza. L’Africa è anche il sorriso di un bambino che rincorre i propri sogni a piedi scalzi.

Che responsabilità morale abbiamo noi occidentali nei confronti delle popolazioni come quella che tu hai visitato? Credo che la responsabilità fondamentale, ancor prima del dare, sia il rispetto culturale. Provo a spiegarmi. L’occidentale che va in terra straniera, specie in quella che io ho visitato, urta con il problema dell’etnocentrismo, in quanto dà per assoluto il fatto che la propria cultura, il proprio modo di fare, sia quello giusto, mentre le abitudini e i concetti culturali della popolazione del luogo siano primitivi, errati e spesso ripugnanti, senza riflettere sul fatto che quegli stessi atteggiamenti e pensieri sarebbero appartenuti anche a noi, se fossimo nati in quel luogo. Allora questo è anche il problema di tutte quelle politiche solidali, come gli interventi sanitari ad esempio, che nascono nei paesi di sviluppo con l’intento di “importate” un modello occidentale buono e giusto ed applicarlo con atteggiamento paternalistico ad una popolazione che però non può rispettare lo stesso modello, in quanto non si ritrova nei nostri stessi valori.

Questo è sicuramente un pensiero complesso e delicato ma basti pensare a quelle che sono le difficoltà quotidiane delle popolazioni dei paesi in via di sviluppo, come una madre che deve percorrere chilometri per recuperare un antipiretico per il figlio malato, o un secchio d’acqua, tra l’altro non potabile. Come può questa madre ritenere prioritaria l’offerta del preservativo oppure valutare l’importanza di dormire sotto una zanzariera? Ecco un perché del fallimento di buona parte di quelle politiche pro-sviluppo che applicano in questi paesi gli stessi modelli europei, senza tener conto delle differenze culturali. Il St. Camillus Mission, invece, ha messo le proprie radici nel villaggio di Karungu promuovendo uno sviluppo che nascesse dal rinnovamento della cultura stessa, basandosi sul rispetto delle convinzioni e lavorando sui punti di incontro delle culture diverse per costruire da lì un intervento rispettoso e, di conseguenza, efficiente. Ecco, dunque, quanto il rispetto diventa importante per far crescere una popolazione. Non bastano i soldi, non bastano abiti, cibo e regali, servono persone, come quelle che lavorano nella missione St. Camillus di Karungu, che educano e aiutano a crescere gli individui, insieme, nel rispetto della cultura, che è pur sempre l’abito di cui nessuna persona si può disfare.

 Perché aiutare, un tuo appello per la missione St. Camillus di Karungu (KENYA) e per i terremotati del Nepal Aiutare non solo per gli altri, ma anche perché fa bene a noi stessi. Ci aiuta a farci sentire un tassello importante in un mosaico, un mosaico gigantesco, ma pur sempre ne facciamo parte. Aiutare perché dobbiamo imparare a guardare al di là del nostro naso, dove c’è un mondo fatto di tante persone che non hanno le nostre stesso fortune e che si meritano un’opportunità. Aiutare perché non c’è bisogno di essere missionari per l’Africa o soldati che combattono l’Isis per sentirsi delle brave persone, ma perché in ogni buona azione, piccola o grande che sia, per l’Africa o per il nostro vicino di casa, si nasconde la vera essenza dell’animo umano. Aiutare perché esiste ancora gente che muore per dei morsi di zanzara, per la tubercolosi, il tifo, l’Aids, il colera e di dissenteria, Gente che non ha più una casa, una famiglia. Gente che non ha niente.  Aiutare perché il nostro aiuto sarà anche una goccia dell’oceano, ma senza il nostro aiuto l’oceano avrebbe una goccia in meno. Aiutate Cilento for Africa. Aiutateci ad aiutare. 

Cosa ci aspetta venerdì 12 giugno? Venerdì 12 Giugno vi aspettiamo al Porto di Casal Velino con un concerto strepitoso, che ci sarà offerto da tanti artisti cilentani che hanno abbracciato la nostra causa. Il concerto partirà alle 18:00 e fino alle 20:00 vi aspetta un fantastico Aperi-Jazz con vista dalla piattaforma del porto. Poi si susseguiranno vari artisti e band, i cui nomi potrete trovarli sulla nostra pagina; per finire, dopo le 1:30 del mattino, partiremo con musica Techno. L’ingresso al concerto è gratuito e la raccolta fondi sarà resa possibile grazie alla presenza di vari stand dove i nostri volontari venderanno panini, birra, e tanto altro. Ci sarà inoltre uno stand dedicato al Mercatino Solidale di Cilento for Africa, dove troverete degli esclusi manufatti provenienti dal Kenya L’intero ricavato di tutti gli stand verrà devoluto in beneficenza. Siate numerosi perché non è solo un bel modo di fare del bene ma è anche un evento nuovo e particolare, mai visto prima dalle nostre parti!