«Sapri, Pisacane è tornato»

In occasione della consegna del Premio Pisacane 2014 il Prof. Stefano Rodotà ha tenuto a Sapri una lectio magistralis intitolata “Umanità e dignità della persona”. Ha parlato accompagnando l’illustrazione di principi solo apparentemente astratti ad esempi concreti, con sapienza e leggerezza ha comparato l’approccio di Costituzioni diverse al tema dei diritti individuali, ha richiamato la “Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea”. Temi che possono essere riassunti con la frase di Hannah Arendt che il Prof. Rodotà, in altre occasioni, ha più volte citato: “il diritto ad avere diritti, o il diritto di ogni individuo ad appartenere all’umanità, dovrebbe essere garantito dall’umanità stessa”.

Merito, dunque, agli organizzatori per aver portato nel Golfo di Policastro un personaggio di così elevato spessore morale, culturale e civile. Tuttavia non posso nascondere la mia perplessità che mi spinge a paragonare il Professore ad un moderno Pisacane che, sbarcato, viene metaforicamente trucidato da coloro che è venuto ad affrancare.

In queste occasioni, il divario fra come appaiono taluni personaggi sapresi e come essi si comportano ordinariamente, direi quotidianamente, è stridente. Le stesse persone che applaudono l’illustre ospite, con discorsi commossi lo salutano, lo ringraziano lodando le sue parole, non possono ignorare la situazione di Sapri per la quale, alcuni di loro, hanno pesanti responsabilità.

A Sapri non vi sono occasioni pubbliche per discutere di alcunché. Non si dibatte di democrazia, oggi in crisi, né di globalizzazione, che ci tocca da vicino, né di riforme costituzionali che condizioneranno il nostro prossimo futuro. Un esempio ne è l’iniziativa “Cittadini in Comune”, un’occasione per discutere i problemi locali, promessa con cadenza trimestrale, che ha avuto, invece, un’unica edizione. Creata e soppressa senza spiegazioni. Pochi notabili creano e disfano circoli e associazioni, ciò nel sostanziale silenzio dei più.

In assenza di associazionismo e di partecipazione non possiamo sperare in un presente e, tantomeno, in un futuro dignitoso. Quindi, sbarchi pure “Pisacane” ma, a tutti noi, spetta il compito di creare un terreno fertile per accogliere e coltivare in modo sincero e produttivo i messaggi che vorrà dare.

© Riproduzione riservata