Cilento e Vallo di Diano bocciati a candidatura ‘città europea cultura’. Il promotore: «Non ci stiamo». Il giornale: «Questa lagna non convince»

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E’ giunta in redazione una nota da parte di Giacinto Curcio che denuncia la bocciatura della candidatura del cilento e Vallo di Diano a capitale della Cultura. Ma questo giornale, questa presa di posizione, non la condivide. E crede che se la candidatura del Cilento e Vallo di Diano a Capitale europea della cultura ha subito una bocciatura, è semplicemente perchè lo merita e non per altre ragioni. Di seguito alla nota del promotore della candidatura ci sono le motivazioni espresse da questo giornale

Scrive Giacinto Curcio, promotore della candidatura. Siamo ancora nella piena concezione che solo un Sindaco ti può far nascere e morire, con un certificato, s’intende! Non si può accettare che solo quello che nasca direttamente da un Sindaco possa essere ritenuto degno di vedere la luce e vivere! Ancora oggi che anche i figli siano equiparati, comunque nascano! La sonnolenza e l’ignoranza in giro, è ancora tanta! Invece di aprire e aprirsi, ci si chiude, e di asfissia si sa, si muore! Quale responsabile della Candidatura a Capitale europea della Cultura della Città-diffusa Vallo di Diano e Cilento con la Regione Campania e il Mezzogiorno d’Italia, intendo rendere pubblico quel che segue. Da un lato assistiamo ad una pressione tramite quell’abbraccio mortale fra burocrazia e partitocrazia che preme sulla Commissione che dovrà scegliere affinché non vengano tenute in considerazione le proposte partite dai privati seppur sostenute in seguito dalle amministrazioni pubbliche locali e dall’altro lato, qui, in Campania e nel Cilento, verifichiamo la stessa azione di isolamento che fu creata intorno all’azione meritevole del Sindaco di Pollica Angelo Vassallo. Sarebbe davvero scandaloso se la Commissione composta da nominati dal Governo Italiano e dalla Commissione Europea, ritenesse del tutto inammissibile e inattendibile, la candidatura di un territorio di eccellenza, quale sito Unesco, con una popolazione di circa 500.000 abitanti, destinato per legge, solo ad uno sviluppo culturale, sostenibile e di qualità, per di più inserito in una Provincia che da sola è più grande di alcune Regioni italiane, che annovera anche il Sito Unesco della Costiera Amalfitana e dell’Università più antica al mondo, inserita in una delle Regioni più popolose d’Italia, la Campania, e ricca anch’essa di beni culturali e paesaggistici, di valori inestimabili e invidiabili dal mondo intero, che ha come capoluogo Napoli, lo storico riferimento amministrativo e tuttora culturale, di quasi tutto il Mezzogiorno al quale ci siamo richiamati; francamente, il pensare che non vi siano le premesse per concedere il superamento di questa fase, di sola PRESELEZIONE, quando poi ce ne sarà un’altra in cui intercorreranno almeno otto mesi per poter passare dall’idea alla programmazione vera e propria, significherà l’aver voluto dare dell’imbecille all’intera Regione Campania in primis, ritenendola completamente inaffidabile, viste le sicure e invidiabili sinergie turistico-culturali, archeologiche, paesaggistiche, architettoniche, balneari, enogastronomiche, ecc. che si potrebbero sprigionare, con quel piccolissimo investimento di risorse e mezzi, che la Campania, potrebbe comunque e tranquillamente mettere in campo. Da parte nostra, viste le dichiarazioni circolate sulla stampa e non smentite, abbiamo deciso di non partecipare all’incontro che ci sarà il giorno 12 di Novembre 2013, presso il MIBACT, anche per dare maggiore forza e risalto alle nostre posizioni, che auspicano la esclusione di nessuna candidatura, almeno in questa fase di Preselezione. Del resto, anche l’Associazione delle Città d’Arte e Cultura (CIDAC) ha sposata la nostra stessa idea e chiede un’assegnazione del Titolo a tutte le città candidate.

Giacinto Curcio

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Scrive il giornale del Cilento:

Gentile Giacinto Curcio. Questa sua comunicazione è integralmente pubblicata da questo giornale. Che però non può sottrarsi alla constatazione che la candidatura per la città europea della cultura 2019 prevede la competizione per una città. Il Cilento e il Vallo di Diano non hanno una città da candidare. Semplicemente. Tranne poi immaginare che inventandosi la formula della ‘Città-diffusa Vallo di Diano e Cilento con la Regione Campania e il Mezzogiorno d’Italia’, così generica da apparire priva di sostanza, si creda di spuntarla d’avanti a una commissione autorevole e rigorosa. Tant’è, ad esempio, che città come Perugia che all’inizio si era candidata insieme ad Assisi, prendendo il nome di ‘Perugiassisi2019′, a un certo punto, ha tolto Assisi dall’intestazione della candidatura proprio perchè è la città ad essere candidata, anche se questa poggia, si sostiene, si alimenta e si connette a un territorio. Perugia è una città. E’ questo il punto. Altre città italiane hanno lavorato a questa candidatura con una organizzazione certosina, realizzando dossier di presentazione assolutamente incontestabili sul piano della forma e anche del contenuto. Ne sono circolate alcune rappresentazioni che, attraverso una lettura, anche soltanto per titoli, appaiono assolutamente all’altezza della sfida lanciata. Intorno a queste realtà già pullulano iniziative culturali, creative e lavorative che le trasformano in laboratori davvero europei, per ridisegnare ambiti urbani, spazi di socializzazione e opportunità lavorative per i giovani. Di certo non difettano per pressappochismo, tentativo di prendere scorciatoie o rincorsa all’ultimo minuto per provare a sfangarla. In altre città, delle candidature si parla ormai da mesi. Sono entrate nel tessuto sociale, hanno richiamato intorno a se i migliori protagonisti della contemporaneità culturale, hanno messo in campo iniziative concrete, hanno stretto relazioni, accordi, interscambi con altri paesi d’Europa. In queste città scorrono, da mesi, fiumi di inchiostro che raccontano, sui giornali, tappa per tappa, tutti i tasselli validi alla costruzione della candidatura. Mentre su internet, la grande piazza mediatica si è data un gran da fare per fiancheggiare il lavoro, in progress, dei promotori, attraverso una capacità inaspettata di creare partecipazione. Spiace che un giornale come questo, vicino al territorio, debba segnalare una presa di distanza da chi è stato promotore di questa iniziativa di cui, chissà perchè, non se ne conosce nulla. E soprattutto non si vede nulla di compiuto, ammettendo, con estremo sforzo, che ci si sarebbe potuti candidare con formulette alla ‘carlona’. Crediamo che il Cilento e il Vallo di Diano non debbano continuare con l’atteggiamento di delegittimare all’esterno, come fosse un modo per legittimarsi all’interno. Bensì devono cambiare radicalmente direzione e, fermo restando l’incandidabilità, puntare comunque al rinnovamento, trasformando gli enti della cultura in organizzazioni capaci e concrete, abbandonando la concezione dei carrozzoni e degli stipendifici, aprendo invece a giovani capaci, attraverso criteri di merito e non di altra natura. Dovrebbe, a nostro avviso, iniziare a fare le cose serie, con energie nuove, ragazzi che parlino inglese, siano formati e abbiano una mentalità europea, svuotando questi palazzacci dai vecchi tromboni della burocrazia. Puntare quindi ai risultati, attraverso innanzitutto il rinnovamento delle classi dirigenti, il disarcionamento dalla politica e dalle clientele e scommettendo sullo svecchiamento del linguaggio, delle relazioni e dei comportamenti. Piaccia o no questa bocciatura è stata meritata. Non ci sono altre ragioni.

Maurizio Troccoli

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