Napoli, lo spettacolo SanTarantella ispirato alla storia di Franco Mastrogiovanni

Uno spettacolo innovativo di teatro e danza, nato dallo scambio fra artisti di diverse culture e costruito sugli elementi tradizionali della danza rituale italiana. E’ ‘SanTarantella, la danza è la nostra preghiera’, che andrà in scena a Napoli il prossimo week-end. Si tratta di una creazione franco-italiana, per la regia di Tullia Conte, l’artista originaria del Cilento da anni trapiantata a Parigi che per la realizzazione dello spettacolo si è ispirata alla storia di Franco Mastrogiovanni, il maestro di Castelnuovo morto nel reparto psichiatrico di Vallo della Lucania dopo essere rimasto 83 ore legato a un letto di ospedale.

Lo spettacolo, che andrà in scena sabato 13 e domenica 14 settembre alle 21 al Teatro Stabile d’Innovazione Galleria Toledo di Napoli, racconta la storia di un gruppo di individui, apostoli della nuova religione dedicata a SanTarantella, ossessionati al punto da essere rinchiusi in un manicomio. «SanTarantella è un esperimento unico nel suo genere – ha spiegato la regista Tullia Conte – le coreografie dello spettacolo sono costruite solo sulla base del codice della tarantella, una danza millenaria, una ricchezza della nostra cultura che affonda la memoria nel passato archetipico dei popoli del mediterraneo. Inoltre lo spettacolo non racconta di miti greci oppure di donne tarantate, com’è costume fare quando ci si riferisce artisticamente alla danza della tarantella (o della ‘taranta’), bensì descrive l’ambiente sociale che si è creato intorno alla rivalutazione della musica e della danza popolare italiana, cominciata negli anni 70 ed oggi divenuta parte della cultura massificata». 

«Questo fenomeno chiamato appunto ‘taranta’ – ha continuato la regista – è il motore di un mondo parallelo, con sue proprie credenze, convinzioni, divisioni sociali. Come insegnante di tarantella faccio parte anche io di questo mondo, ma come esperta di antropologia l’ho osservato in maniera partecipata, ed ho scelto di raccontarlo nello spettacolo che ho scritto: la tarantella contemporanea che appassiona la gente al punto da essere diventata quasi una religione. Nello spettacolo – continua Tullia Conte – gli adepti sono rinchiusi in un manicomio, perchè, come recita il referto, sono ‘pericolosi per se stessi e limitatamente anche per gli altri’, in quanto si interessano solo alla danza della tarantella e non vogliono sentir parlare d’altro. L’astuzia scenica, di raccontare il mondo segreto di questi ‘santarantellari’, serve a mostrare al pubblico in maniera ironica quali mondi siamo in grado di costruire intorno ad un’idea fissa e quanto possa essere pericoloso avere un’idea che è un dogma. L’istinto dello spettacolo è fortemente antipsichiatrico, perchè anche la scienza cade spesso nel dogma, anche se sembra un paradosso». 

Ecco perché lo spettacolo é dedicato a Franco Mastrogiovanni. «Il motore di queste riflessioni – ha detto la regista – che mi hanno condotto alla scrittura dello spettacolo è stata la morte di Francesco Mastrogiovanni, ucciso nel reparto psichiatrico di Vallo della Lucania: anche Franco è stato vittima del dogma, oltre che di una mala sanità abberrante. La legge prevede infatti la possibilità di applicare misure di contenzione nel caso in cui i pazienti siano da considerarsi pericolosi. Nonostante Franco fosse stato sedato per errore ben due volte (cosa che renderebbe inoffensivo chiunque) il dogma, ovvero il protocollo è stato applicato lo stesso, ed egli è stato legato al letto per ben quattro giorni (anche se gli sonon stati immobilizzati tutti gli arti e questo è contro la legge)senza mai essere nutrito o dissetato, dunque è morto dopo 90 ore di agonia che io, come tanti italiani, ho potuto vedere nell’agghiacciante video ripreso dalle telecamere del reparto e reso noto dai familiari per cercare di avere giustizia rispetto a questa vicenda che oltre ad essere un’esempio di malasanità, racconta la perdità di ogni umanità. La visione che ho del teatro – spiega ancora Tullia – è fortemente politica, nel senso che lo credo un mezzo utile per mettere in luce le vicende umane su cui dobbiamo riflettere, e in quest’ottica  tutta la compagnia suDanzare ha deciso di dedicare lo spettacolo a Franco, per aiutare un passaggio di informazioni che diventa macchinoso quando ci si scontra con un sistema che vuole solo autocelebrarsi».

Lo spettacolo è realizzato dalla compagnia suDanzare, composta da danzatori e danzatrici provenienti da Parigi, e dagli allievi del Laboratorio di antropologia teatrale di Napoli nasce a Parigi nel 2012, quale progetto della scuola omonima di danza popolare contemporanea, diretta da Tullia Conte e Mattia Doto. Info prevendita 333 69 58 262 www.sudanzare.com

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Foto di Barbara Bitetti ©Riproduzione riservata