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Il mito e la storia di Carlo Pisacane rivivono in un libro della Galzerano Editore

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Il mito e la storia di Carlo Pisacane rivivono in un libro della Galzerano Editore

Si chiama “Carlo Pisacane – La Rivoluzione” il libro a cura di Aldo Romano con introduzione di Giuseppe Galzerano e pubblicato dalla Galzerano Editore, “edizione integrale dell’opera di Pisacane, controllata sul manoscritto, con le correzioni e le cancellature dell’autore”.

L’abbiamo recensito:

La prima parte del saggio storico risente inevitabilmente delle lunghe riflessioni e degli studi compiuti dal patriota nei diversi esili in Italia e all’estero. Parte da lontano Pisacane nel suo ragionamento sul progresso, intriso di numerose matrici filosofiche, tributo ai più grandi pensatori del passato. Analizza fugacemente le teorie di Pagano, Filangieri, Romagnosi e dei più celebri Giordano Bruno e Locke che gli suggeriscono i primi spunti sui concetti di nazione, di rivoluzione e sulle leggi che governano la Natura e i rapporti degli uomini con essa. Fin dalla notte dei tempi si ritrova l’esigenza comune dell’associazionismo che portò gli individui a sentirsi uniti nelle diverse realtà territoriali ma ben presto divisi in vichi da una parte e paghi dall’altra. Lo spirito di ribellione nei confronti di questa società bipartita alimentava i primi fermenti rivoluzionari. La lotta fra ricchi e poveri è sempre stata il filo conduttore di tutte le civiltà susseguitesi nella storia e ha determinato l’insorgere e la decadenza del popolo greco e dell’impero romano. Arrivando alle epoche moderne il discorso non cambia, l’eterna suddivisione fra capitalisti ed operai riduce la società ad una squilibrata ed “opulentissima oligarchia” che si contrappone ad una “moltitudine di mendichi”. Elabora in maniera chiara una personale definizione di nazionalità: “ … è l’essere di una nazione. Un uomo che liberamente opera, liberamente vive ed esprime i propri pensieri, possiede completamente il suo essere … per esservi nazionalità bisogna che non frappongasi ostacolo di sorta alla libera manifestazione della volontà collettiva, e che veruno interesse prevalga all’interesse universale …”. Se autorità, tradizioni e forza rappresentano i principi alla base di tutti i governi europei, l’unica discriminante è proprio il diverso grado di importanza conferita alla libertà individuale, “perciò nella sustanza differenza non v’è”.

Passate in rassegna le situazioni interne ai diversi Stati giunge a conclusione che la sola uguaglianza, anticamera di ogni unità, in contrapposizione al potere sterile della forza, può riscattare il passato di un popolo deciso a conservare un’acquisita indipendenza. Se gli uomini del risorgimento sono assoggettati ad una monarchia o una qualunque forma di despotismo, non si potrà mai raggiungere l’agognato traguardo della nazione libera. Per Pisacane la libertà è un valore fondamentale, da conquistare con le proprie capacità e senza aiuti, combattendo contro il predominio del popolo straniero: “L’Italia per essere libera deve essere indipendente, e libertà ed indipendenza non altrimenti si ottengono che conquistandole: l’Italia deve fare da sé; e tanto più salda sarà la sua futura libertà per quanto più numerosi saranno i debellati nemici, e più superbi i monumenti di gloria meritati per conquistarla”.

Altrettanto pericolosi sono i cosiddetti reggimenti moderati, che con i principi della mezza libertà, garantiscono soltanto le usurpazioni e non eliminano nessun tipo di giogo. Le franchigie, le eventuali concessioni al popolo minuto sono viste alla stregua di un narcotico somministrato per annebbiare l’intelletto e vanificare il desiderio di giustizia sociale. Critico appare nei confronti del federalismo, ostacolo insormontabile del processo unitario e forma di governo da aborrire perché destinata solamente a far emergere gli interessi dei singoli Stati costituenti, che non coincidono assolutamente con quelli della nazione. Partendo dal presupposto, avallato da secoli di storia, che la ragione economica detta le leggi della politica, e dalla dimostrazione che la miseria cresce al crescere del prodotto sociale, il rivoluzionario napoletano identifica nel diritto di proprietà e nel governo la radice di tutti i mali.

Il penoso problema sociale ed economico sembra di non facile risoluzione, l’eterna chiusura fra possidenti e nullatenenti impedisce il vivere agiato auspicabile per tutti, nella pratica per pochi, in merito con ardore ribatte: “Egli è cosa mostruosa scorgere la proprietà del frutto dei propri lavori, non solo non protetta dalle leggi, ma annullata, manomessa, in vantaggio dell’usurpazione dichiarata proprietà sacra ed inviolabile”. L’uomo per Carlo Pisacane è stato dotato dalla Natura, di attitudini speciali da cui derivano il lavoro collettivo e la “sociabilità” che devono operare nel pieno rispetto degli ordini e delle funzioni opportunamente ripartiti ai diversi nuclei cittadini. In quest’ottica elabora ben dieci imprescindibili principi, considerati alla base del futuro contratto sociale. Analizzate le motivazioni della Rivoluzione francese che ha svegliato da un lungo letargo tutti i popoli d’Europa, il confronto con il nostro Paese è inevitabile e così scrive :”In Italia come in Francia, la vita pubblica è difettiva, non curato l’utile nazionale, a cui viene sempre preposto l’utile privato”. Con la differenza sostanziale che noi ci sentiamo meno indifferenti ai nostri mali e con un ardore più sentito di rinascita, il che potrebbe tradursi in maggiore probabilità di successo. Per questo le questioni sociali nella loro omogeneità apparivano in parte risolvibili ed i moti rivoluzionari potevano avere un futuro concreto ed incontrare minori resistenze.

Gli italiani hanno dalla loro parte il fremito e l’intraprendenza della balda gioventù che va incontro alla guerra senza paura, per questo con grande spirito patriottico afferma: “… l’Italia trionferà quando il contadino cangerà, volontariamente, la marra col fucile …”. Salva del popolo oltremontano il nobile pensiero di Proudhon, alle cui dottrine si è indubbiamente ispirato, a quella sua manifestata esigenza di veder sorgere le riforme spontaneamente dal basso verso l’alto, e non il contrario. Il socialismo è l’unica soluzione, che prospettando un avvenire migliore a tutti coloro che soffrono, li spingerà con più motivazione alle battaglie. Il socialismo si pone come l’unica, costruttiva alternativa alla tremenda schiavitù. Le teorie comunitarie, seppur nate d’Oltralpe, potranno godere in Italia di un vasto e sostenuto consenso popolare. Si colora di tratti gloriosi la sua scrittura quando invita imperativamente il lettore a credere nella forza del nostro memorabile passato, fatto di gesta eroiche e di valorosi guerrieri, ad abbracciare le armi e a perseguire gli ideali di libertà, di indipendenza e di uguaglianza, accese le sue parole quando scrive: “una nazione non sarà libera in tutto il significato della parola libertà, se ogni suo individuo non sente fiducia nelle proprie forze, dignità, ed uguaglianza assoluta col resto dei cittadini …”.

Si sofferma a lungo sulla figura del nobilissimo d’indole Giuseppe Mazzini, uomo generoso e sprezzante della vita materiale. Il sogno del patriota genovese? Una vita di fratellanza, sotto la tutela dei migliori, è il tipo di società desiderabile, di cui parla anche il cristianesimo.

Galzerano Editore
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