Mingardina: la strada «dorme» quando splende il sole

Infante viaggi

Giornata calda nel Cilento. E la Mingardina, come al solito, ne approfitta per dormire. Il sole splende sulle pareti scoscese che cadono a picco nel mare di dicembre. Sono le 13 in punto. Le auto tornano dalla stazione. Dagli uffici. Sono dirette a Palinuro e Marina di Camerota. L’andamento non è regolare. Frenano. Vanno in ripresa. Accelerano. Un occhio ai cartelli e uno all’asfalto. Zig zag, tra i birilli e via. La strada principale, per due delle località balneari tra le più note del sud, è tappezzata di pericoli e rallentamenti. Il serpentone che si snoda lungo l’omonimo fiume è spaccato. L’asfalto in diversi punti è sgretolato. In altri punti pare scendere sempre di più a valle. Verso la pianura, lì dove pascolano gli animali. Ci sono cartelli di ogni genere. Di pericolo. Di avvertimento. Gialli. Grandi. Più piccoli. Evidenziati. «Pericolo frane». «Procedere con prudenza». E ancora: «Possibile presenza di pietre sul piano viabile». Illimitati sono i punti oggetto di frane che un abitante di quei posti può indicarvi. Osservando la montagna si può notare, in più punti, le imbracature. Le catene. Le reti metalliche che tengono ferme (o almeno tentano) le pietre traballanti. Giusto un’ora più tardi, precisamente alle 14, passano quattro bus pieni di studenti dai 14 ai 18 anni. I bus passano anche di fianco la voragine, vicino lo scoglio della Vela, verso Marina di Camerota. Anche la voragine dorme. Dorme perchè il mare è calmo. Quieto. Non sbatte. Non scava. L’assessore ai Lavori pubblici della Provincia di Salerno ha promesso e ripromesso il ripristino di quella zona pericolosissima per il transito dei mezzi pesanti. Ma le promesse le ha portate via il vento. Lo stesso vento che ha abbattuto i birilli che circondano i massi caduti qualche settimana fa proprio di fronte alla voragine. Le pietre sono state adornate con della plastica segnaletica rossa. Forse perchè si avvicina il Natale. Forse no. Ma quel che è certo è che stanno lì. Ferme. Con lo sguardo rivolto verso Capo Palinuro. Chissà quante altre pietre, più piccole e più grandi, sono cadute dalla montagna nella folta vegetazione che in alcuni punti protegge la carreggiata destra e nessuno mai ci ha fatto caso. E chissà, ancora, quante altre volte i tecnici delegati dal Comune hanno spostato le pietre dalla strada senza segnalare la frana al cantoniere provinciale o al numero della reperibilità. Ipotesi. Supposizioni. Fatto sta che la Mingardina dorme. Dorme perchè il sole splende. La bacia. Dorme fin quando l’orco cattivo di un temporale non la sveglia. Si alzerà e piangerà lacrime di pietre che rotolano giù sulle guance tondeggianti del costone. Lacrime che possono infrangersi a terra senza causare danni. Senza far del male a nessuno. Questo finchè la fortuna sarà generosa. Verso la Mingardina. Gli automobilisti. Gli autobus pieni di scolari. E anche verso chi dovrebbe assumersi la responsabilità di trovare una soluzione definitiva a un problema troppo importante per passare così inosservato.

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