“Col treno dell’alba partono i sogni”: il nuovo libro di Mariano Saturno nel ricordo di una Licusati di altri tempi

Infante viaggi

È sera. Mi ritrovo tra le mani un libro: “Col treno dell’alba partono i sogni”. L’autore è Mariano Saturno, originario di Licusati. Lo apro. I miei occhi cominciano a scorrere le lettere stampate sui fogli una volta bianchi, portando la mia mente a scivolare verso un passato lasciato all’oblio. Mariano Saturno lo conosco da una vita, l’età è quella! Leggendo il suo ultimo lavoro mi rendo conto che a scuola ci incrociammo, arrivando da esperienze molto diverse, soltanto sui banchi della seconda e terza media camerotana. Io fuggivo da una esperienza presso una scuola romana, lui da un collegio cilentano.

Sapevo della brillante e a volte arrabbiata penna di Mariano avendone letto le poesie pubblicate in diverse raccolte (poesie che parlano quasi sempre del “paesello”, della nostalgia della lontananza, del sogno di giustizia ed equità), ma mi ha lasciato senza parole questo suo primo romanzo. Bellissimo ed invitante, si legge tutto d’un fiato. Romanzo certamente autobiografico. L’autore cambia i nomi ma per chi ha vissuto a Licusati in quegli anni è facile riconoscere le persone nelle storie e nei caratteri dei vari personaggi. In “Col treno dell’alba partono i sogni” l’autore si mette a nudo con i suoi pensieri, i suoi ideali, i suoi sentimenti, la voglia non ancora sopita, anche se fiaccata dal tempo e dai “tempi”, di giustizia e di riscatto. Racconta in tratti di prosa, che non dimenticano il suo essere “poeta”, un paese di tanti anni fa, della sua gente, dei suoi riti, dei suoi vicoli, delle sue campagne. Insomma, della vita che tutti noi, con i capelli bianchi o ormai “pelati”, abbiamo vissuto, e che tutti quelli che, fortunatamente per loro, i capelli li hanno ancora colorati e i sogni in volo, dovrebbero conoscere.

L’ingiustizia sociale e la voglia di riscatto permeano il romanzo di Mariano. Sentimenti che nascono nel vissuto dell’infanzia e che si rafforzano con le esperienze dell’adolescenza e dell’età adulta. Sentimenti che si strutturano con le esperienze di emigrazione, di studio e di incontri. La consapevolezza e l’amarezza per un “mondo moderno” che ha, sì, cambiato i connotati dell’ingiustizia senza però eliminarla come, forse, sia lui che io e tanti altri della nostra generazione avevamo sognato. “La mia generazione ha perso”, sentenziava tanti anni fa quel grande cantastorie che fu Gaber.

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Su questa ultima affermazione un attimo di sconforto! Soltanto un attimo, ché i miei “sogni”, e sono certo anche quelli di Mariano, devono riprendere il volo! Una pennellata poetica sul nostro paesello, che ci rapisce e non ci fa percepire lo scorrere dei minuti. È passata la mezzanotte, chiudo il libro, un libro che ogni cusitano dovrebbe leggere e custodire gelosamente tra le proprie cose… le coperte mi attendono.

Raffaele Galato

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