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Dieta Mediterranea. A Ravello tradizioni e benefici di un patrimonio cilentano

di Lucia Cariello

Il 19 ottobre alle 9,00 nell’Auditorium Oscar Niemeyer di Ravello si terrà il convegno “Dieta mediterranea tra alimentazione e lunga vita”.

Un evento organizzato dall’azienda ospedaliera universitaria “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” e dall’Università di Salerno in collaborazione con il Dipartimento di oncologia ed endocrinologia molecolare e clinica della “Federico II” di Napoli nell’ambito delle attività scientifiche del corrente anno.

La giornata – studio, a respiro internazionale, si avvale del patrocinio di FederSanità ANCI e dell’ordine dei medici e degli odontoiatri della provincia di Salerno e rientra nel progetto “Racconti, Valori e Tradizioni nella Dieta mediterranea dal Cilento alla Costa d’Amalfi”.

Come si articola

Quattro le sessioni in programma con relazioni tematiche tenute da esperti che metteranno in luce gli aspetti peculiari della dieta mediterranea come riferimento per promuovere la salute delle persone e dell’ambiente.

L’appuntamento scientifico sarà introdotto dal direttore generale dell’Azienda ospedaliera universitaria Attilio Bianchi e rappresenta l’opportunità per diffondere il valore della Dieta mediterranea dichiarata patrimonio culturale immateriale dell’umanità dall’Unesco.

Storia di un patrimonio cilentano

La dieta mediterranea affonda le sue origini nella storia del nostro paese, pervenutaci per tradizione, in forma e consuetudini, dalle abitudini alimentari greche.

Queste abitudini sono rimaste radicate e mantenute attraverso i secoli, prima dalla miseria che ha caratterizzato tutto il Medio Evo, quando il popolo era obbligato ad integrare con prodotti della terra e verdure di raccolta la scarna dieta a sua disposizione, e successivamente dalla tradizione contadina meridionale, che ha tesaurizzato le povere risorse alimentari con una saggia distribuzione dei suoi componenti.

Ancel Keys, noto fisiologo americano, con notevoli esperienze nel campo della nutrizione, rimase colpito dalle abitudini alimentari della popolazione cilentana da lui conosciuta attraverso le esperienze da soldato essendo sbarcato a Paestum al seguito della 5° Armata nel 1944.

L’esperienza italiana indusse il medico, finita la guerra, a trasferirsi in Italia e precisamente in Cilento, nel piccolo paese Pollica, dove approfondì i suoi studi sugli effetti che l’alimentazione meridionale ha nei confronti delle malattie moderne, cosiddette del benessere, e cioè ipertensione, arteriosclerosi, diabete ed in genere tutte le malattie cardiovascolari, che oggi affliggono i paesi occidentali e che hanno origine dalla cattiva alimentazione.

Keys, negli anni cinquanta, partendo dall’osservazione delle abitudini alimentari delle popolazioni rurali, elaborò la concezione che la bassa incidenza di malattie cardiovascolari fosse dovuta al tipo di alimentazione che queste popolazioni adottavano per tradizione secolare.

Questa dieta, intesa, proprio come spiega l’etimologia, come modo di vita, è incentrata sull’alimentazione a base di amidi (pane e pasta), cibi vegetali, integrata dall’uso di olio di oliva, con qualche variazione verso pesce e carne.

In effetti il pranzo che ancora oggi consumiamo sulle nostre tavole ricalca questo tipo di alimentazione, con la differenza, non poco aggravante, che un qualsiasi pranzo moderno era considerato, negli anni passati, il pranzo “della festa”, con alimenti mangiati solo in via eccezionale.

La dieta mediterranea prevede proprio questo: alimentazione quotidiana a base di pane, pasta, legumi, olio di oliva, verdure con poco formaggio, frutta e vino.

Una volta a settimana a tavola erano permessi i cibi “di lusso”, ricchi di grassi: salumi, pesce, carni, dolci.

Il tutto integrato da un sana e diffusa attività fisica, oggi è sempre più ridotta.

Il modello meridionale di alimentazione è stato successivamente confrontato con le diete di altri paesi a forte incidenza di malattie cardiovascolari, quali la Finlandia, la Germania, gli Stati Uniti, confermando la sua validità, come oggi ampiamente accettato.

 

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