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Polla, invalido e semicieco rischia di morire in carcere (VIDEO INTERVISTA)

di Marianna Vallone

«Mio padre, detenuto nel carcere di Poggioreale, è molto malato. E’ affetto da una grave forma di diabete millito alimentare e vive su una sedia a rotelle perché gli è stata amputata una gamba. E’ semicieco, arteriopatico e rischia di morire. Spero che torni a casa presto perché ha bisogno di cure». Sono le parole di Carmela Rosciano, figlia di Angelo Rosciano, detenuto da mesi nel penitenziario partenopeo, nel padiglione San Paolo, quello con il centro clinico. «Ha bisogno di terapie quotidiane – ha detto la figlia – deve seguire un’alimentazione specifica perché tra le tante problematiche non ha la coliciste». L’uomo è dentro per il reato di ricettazione. «Un reato comune – continua Carmela – non un reato di sangue».

La vicenda Angelo Rosciano è attualmente detenuto nel carcere di Poggioreale per il reato di ricettazione. Inizia a scontare la pena nel 2012 nel penitenziario di Sala Consilina, ma dopo neanche una settimana viene trasferito a Napoli perché il carcere partenopeo possiede un’area clinica adatta – dicono – a chi ha problemi di salute. Dopo sei mesi di detenzione nella casa circondariale di Poggioreale, Rosciano riesce a ottenere gli arresti domiciliari a causa dell’aggravarsi della malattia, ma il tribunale di Lagonegro (nel frattempo quello di Sala Consilina è stato chiuso e accorpato a quello lucano), dopo una visita medica, stabilisce che Angelo Rosciano è idoneo alla carcerazione. Quindi arriva la revoca dei domiciliari e scatta nuovamente l’arresto, nonostante solo pochi giorni prima fosse stato ricoverato in ospedale per una compensazione diabetica. Da ottobre è di nuovo a Poggioreale. Non segue la dieta che dovrebbe seguire un malato di diabete, non segue nessuna cura. Vive su una sedia a rotelle. Potrebbe camminare con una protesi ma in carcere è vietata, perché potrebbe rappresentare un’arma. Nella cella con lui vivono altre tre persone,tutti  in sedia a rotelle come lui. Di giorno sono assistiti da un detenuto qualsiasi, di notte, invece, restano soli.

Nella cella a fianco Nella stanza quattro c’è Enzo Di Sarno, 35 anni, detenuto dal 2009 nel carcere di Poggioreale,  con l’accusa di omicidio. E’ affetto da un tumore al midollo spinale, in uno stadio avanzato, è stato operato più volte, non può camminare, e vive anche lui su una sedia a rotelle. La madre aveva lanciato un appello affinchè il figlio, come Rosciano, potesse scontare la pena ai domiciliari. Ma nulla di fatto. Ora si apprende che Enzo ha inviato una lettera al presidente Napolitano, in cui gli ha chiesto di poter andare in Svizzera per effettuare l’eutanasia.

Il vescovo abbraccia la causa  Nel Vallo di Diano tra le prime persone a partecipare alla raccolta di firme, partita nei giorni scorsi per aiutare Angelo Rosciano, c’è il vescovo della diocesi di Teggiano – Policastro, Antonio De Luca. «Abbiamo avuto tanta solidarietà da tutti – ha detto Carmela – c’è stato un grande interesse della chiesa, del vescovo, dei parroci, dei tanti cittadini del territorio, ma anche dell’amministrazione di Polla e del consigliere regionale Donato Pica». «Faremo il possibile perché papà torni a casa – ha concluso la figlia Carmela – perché peggiora giorno dopo giorno e ora siamo davvero preoccupati».

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A Cura di

Marianna Vallone

Giornalista per professione e comunicatrice per passione, sono alla continua ricerca di storie da raccontare e tramonti da immortalare. Nata sulla costa di Maratea ma morigeratese da sette generazioni. Vivo nel cuore verde del Cilento e sono felice. Faccio domande anche quando conosco le risposte, perché continuo a pensare che l’essere umano sia il viaggio più bello da fare.
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