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Il Fiume Mingardo nel Parco Nazionale del Cilento sta per prosciugarsi con un mese di anticipo!

di Franco Ortolani

Lo scorso anno a metà agosto evidenziai che tra il 9 e il 10 agosto 2011 si era verificato il completo disseccamento del corso d’acqua del fiume Mingardo all’altezza del ponte della strada di collegamento tra la costa e la superstrada Cilentana. Spiegai come mai, perché e quali sono le conseguenze.
Il fiume Mingardo durante il periodo non piovoso fino ad alcune decine di anni fa era alimentato da una grande sorgente chiamata Fistole del Faraone rifornita dalla idrostruttura carbonatica di Serra del Pedale con una portata media di circa 500 litri al secondo ubicata nel comune di Rofrano. Il corso d’acqua, pertanto, anche d’estate era caratterizzato da una portata di acqua pulita tale da garantire la vita biologica, alimentare gli usi irrigui e garantire anche lo smaltimento di qualche scarico abusivo di acque inquinanti. Nella seconda metà del secolo scorso la sorgente è stata captata per alimentare di acqua potabile i centri abitati cilentani che durante il periodo estivo si animano di decine di migliaia di turisti. Inutile fu il nostro consiglio di realizzare un bacino artificiale per accumulare le acque invernali per restituirle tra luglio e agosto quando il fiume si sarebbe prosciugato. In pratica oggi il fiume nella zona di foce per un tratto di circa 2 chilometri non ha più acqua proprio nel periodo di massimo affollamento di turisti che causano il massimo sversamento di liquidi, probabilmente non adeguatamente depurati, nelle ultime centinaia di metri del corso fluviale. L’acqua ristagna, per circa 600m nel tratto terminale, con tutte le negative conseguenze olfattive.
La foce del Mingardo è ubicata su uno dei tratti di costa più belli del Mediterraneo tra Capo Palinuro, l’Arco Naturale e la Cala del Cefalo tra i Comuni di Centola e di Camerota.
Grandi bellezze naturali, veri e propri monumenti della natura che meriterebbero amministratori (comunali, provinciali e regionali, del Parco Nazionale ecc.) in grado di capire l’importanza ambientale e socioeconomica dei monumenti naturali autoctoni di cui il Cilento è ricco.


Che fare?

Eventuali scarichi inquinanti abusivi nel fiume devono essere eliminati subito! Eventuali inquinatori danneggiano l’intera economia costiera!

Siccome il problema si ripete ogni anno, è ora che i rappresentanti delle istituzioni interessate si attivino per garantire la portata minima vitale al corso d’acqua anche nella zona di foce. Come? Ad esempio rilasciando nel fiume una parte dell’acqua captata alle sorgenti Fistole del Faraone, per quest’anno. Poi si deve realizzare uno o più  laghetti lungo il corso fluviale in modo da accumulare in sicurezza un volume d’acqua, che defluisce in mare nel periodo piovoso, sufficiente a garantire un deflusso idrico anche tra luglio ed agosto. La realizzazione in sicurezza dei laghetti, adeguatamente ubicati e realizzati che rappresenterebbero delle oasi umide fluviali, potrebbe mettere a disposizione alcune centinaia di migliaia di metri cubi di sabbia e ghiaia utilizzabile per il rinascimento della spiaggia di Cala del Cefalo che è interessata da una progressiva e irreversibile erosione.

L’area in esame è all’interno del Parco Nazionale del Cilento e caratterizzata da zone di alto pregio naturalistico (SIC e ZPS). Il completo disseccamento del fiume Mingardo per circa 2 chilometri rappresenta un serio problema per la “vita fluviale” proprio nel tratto più visibile del corso fluviale con ripercussioni negative probabili anche per le spiagge in destra e sinistra orografica della foce.
Gli amministratori devono solo agire, bene e subito, per evitare problemi di vario tipo.

La settimana scorsa transitando lungo la Mingardina ho notato che il corso d’acqua è quasi prosciugato con circa un mese di anticipo rispetto allo scorso anno.

Si può fare l’occupazione di un fiume?

Non credo sia mai stato fatto!

Pensiamoci! Per la prima volta al mondo i cittadini occupano un fiume per richiamare energicamente l’attenzione affinchè si garantisca una portata vitale minima al corso d’acqua. I rappresentanti delle istituzioni devono sapere che oltre ai danni  biologici alla vita fluviale si aggiungono quelli connessi alla mancanza di acqua per fini antincendio boschivi. Una proposta da discutere c’è: realizziamo grandi vasche a raso nei sedimenti alluvionali nelle quali accumulare 1-2 milioni di metri cubi di acqua da immettere nel fiume quando sta per prosciugarsi. Le vasche a raso, adeguatamente strutturate, non creerebbero rischio di esondazione. La ghiaia e sabbia prelevata può essere usata per effettuare il ripascimento di qualche tratto costiero. E che nessuno si offenda!

Occorre fare funzionare il cervello per il bene comune, correttamente dal punto di vista tecnico-scientifico ma senza fini servili e mercenari! Una volta tanto. Ci pensiamo? E soprattutto, costringiamo a pensare “bene” i rappresentanti delle istituzioni?

 

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