Animalicidi seriali nel Parco del Cilento, criminologo: «Macabro simbolismo zoomafioso»

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Animalicidi seriali nel Parco del Cilento, criminologo: «Macabro simbolismo zoomafioso»

Mille euro a chi fornisce informazioni utili ad acciuffare i killer degli animali che mietono vittime nel Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano. La proposta è della Lega anti vivisezione, una delle più importanti associazioni animaliste italiane, per fermare gli animalicidi avvenuti nell’ultimo mese a sud di Salerno. A Capaccio, a pochi metri dagli allevamenti di bufali, gli inquirenti hanno rinvenuto dodici vitelli morti tutti legati per le zampe tra loro e ancorati ad un albero. E’ solo l’ennesimo raccapricciante ritrovamento. Da gennaio è il quarto caso. La prima vittima è un esemplare di lupo ritrovato senza vita in piazza a Sanza da un gruppo di alunni della scuola media del paese. Accanto al corpo c’era un biglietto, ritenuto dagli investigatori un atto intimidatorio nei confronti di un agente della Forestale. Passano alcuni giorni e un cinghiale è stato prima sgozzato e poi appeso in bella mostra ad un cartello stradale tra Castelcivita e Ottati. La furia dei killer non si placa e a Monte San Giacomo un allevatore trova un cavallo ucciso a colpi di arma da fuoco. Le piste battute da chi indaga sono molteplici, ma finora senza risvolti positivi. Si cercano più responsabili e «i fatti – a detta degli inquirenti – non sarebbero collegati fra loro». «Ci chiediamo se dietro tutto ciò oltre l’assurda crudeltà e mancanza di rispetto, non vi siano anche messaggi minatori lanciati alle istituzioni utilizzando i simboli della fauna locale. Nostro intento – afferma la Lav – è ottenere giustizia per tutte queste vittime innocenti e per tali motivi la sezione provinciale di Salerno offre una ricompensa di mille euro a chi fornirà informazioni utili alla condanna dei responsabili. Rivolgiamo il nostro appello anche agli organi della provincia e agli inquirenti affinché le indagini in corso permettano di risalire ai responsabili di tali barbarie». 

«Qualunque siano i moventi – spiega Ciro Troiano, crimilogo e responsabile Lav – resta il dato, inequivocabile, di una drammatica serie di animali uccisi, massacrati, sfregiati: il macabro simbolismo zoomafioso. Si colpiscono gli animali per colpire le persone. La funzione intimidatoria è uno dei ruoli che gli animali svolgono nel sistema e nella sottocultura criminale. L’uso di animali come arma o come “oggetti” per intimidire – continua l’esperto – è molto diffuso, di difficile catalogazione e rappresenta un fenomeno che non si può prevenire facilmente. Uno dei classici avvertimenti di mafia, infatti, è quello contro gli animali: spesso le prime vittime sono proprio loro, i “familiari” più deboli: i gatti e i cani. Se la lezione non basta, allora si alza il tiro. Sono centinaia i casi denunciati ogni anno. Cani e gatti innanzitutto, ma anche cavalli, maiali, agnelli, pecore, bovini. La furia criminale – conclude Troiano – in questo non è specista: nessuna specie è esclusa. Parallelamente vi sono le vittime della violenza domestica: spesso gli atti intimidatori e la violenza a danno delle vittime umane è preceduta da violenza minacciata o agita a danno dei compagni non umani».

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