Settembre Culturale: il castello di Agropoli si colora di giallo

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Diana Lama è un medico specialista in Chirurgia del cuore. Numerosi sono ormai i suoi romanzi, apprezzati in Italia e tradotti in molte lingue, scrittrice dai molteplici interessi, è l’anima di parole in giallo un concorso che da anni coinvolge studenti di scuole elementari e medie e che da quest’anno si avvale del prestigioso partenariato della Società Dante Alighieri. Seconda classificata all’edizione di quest’anno, è una giovanissima studentessa di Agropoli: Sumanta Serrapede che la scrittrice premierà in serata.
L’anatomista, è il titolo del romanzo che la signora del giallo presenterà nelle sale del castello di Agropoli insieme a Piera Carlomagno ed a chi scrive. Un romanzo che è anche un atto d’amore verso Napoli, la sua città. Un amore complesso, una città sotto la città; una città dentro la città: una complessità in continuo divenire. Cunicoli e caverne il sotto, splendidi edifici della Napoli borbonica il sopra. Napoli ancora oggi conserva intatto il suo fascino più antico: l’apparenza e il senso nascosto delle cose, ancora ambigui e sfuggenti.
Quale migliore ambientazione per un romanzo che indaga sul male e la sua capacità di avvolgerci?
Prologo della vicenda è il filo rosso che è indicato al lettore: se non posso piegare gli dei superni, muoverò l’Acheronte. Il famoso verso virgiliano che affascinò Freud fino al punto che ne fece il motto della nuova scienza che si accingeva a fondare: la psicoanalisi. Corridoi, meandri, anfratti, percorsi tortuosi, labirinti, caverne, profondità, buio, silenzio: tanti sono i luoghi in cui si annida il male; tante sono le metafore che servono a descrivere l’immenso universo della mente umana. Una continua discesa verso l’inferno, un continuo ritorno alla luce. Così, nel suo linguaggio – capace di alternare la descrizione più corretta dal punto di vista medico alla sfumatura psicologica più sfuggente – Diana Lama sembra creare una mappa della complessità, della difficile opera di raccontare le vie del pensiero, della genesi del male e del rancore, dell’amore e della dipendenza.
La trama, un’indagine su due piani accomunati dalla stessa metodologia di lavoro: lo scavo, all’interno del corpo umano e nella psiche che ne governa i più oscuri gesti e pensieri. Delitti e colpi di scena avanzano di pari passo con la ricostruzione delle drammatiche vicende personali della squadra investigativa, di cui diventa parte integrante una giovane psicologa, dal passato tormentato da una drammatica vicenda di abusi. Carnefice, investigatori e vittime sembrano ruotare intorno ad un unico punto: il dolore, la sofferenza. Il dolore inflitto alle vittime diventa piacere per l’anatomista; la sofferenza vissuta nel passato riappare nel cuore e nella mente della giovane psicologa a svelarle confini e comportamenti altrimenti inspiegabili.
Il protagonista: un uomo che mutila i corpi delle sue vittime e li depone poi in luoghi pubblici, sempre più rischiosi. Un uomo metodico e attento che nel suo percorso di follia s’identifica con i metodi del principe di Sansevero; misterioso alchimista restio a rivelare i segreti delle sue invenzioni o eretico o pazzo visionario che ancora oggi calamita in un dedalo di viuzze migliaia di persone incuriosite dai suoi esperimenti, che apparvero autentici prodigi già ai suoi contemporanei.
Il suo messaggio intellettuale passato alla posterità soprattutto attraverso il ricco simbolismo della Cappella Sansevero, alimenta ancora oggi un vero e proprio mito intorno alla sua persona, destinato a durare nei secoli. E’ il fascino di una personalità poliedrica che incarna i fermenti culturali e i sogni di grandezza della sua generazione. Così lo ricorda l’iscrizione apposta sulla sua lapide: Uomo straordinario predisposto a tutte le cose che osava intraprendere, celebre indagatore dei più reconditi misteri della Natura.

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