Processo Mastrogiovanni, la difesa: «La famiglia d’accordo con Vassallo per praticare TSO»

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Dopo l’attacco ai media che avrebbero «già condannato gli imputati e condizionato l’opinione pubblica», il legale Francesco Bellucci, nella sua arringa difensiva gioca la sua carta puntando su Vassallo, il sindaco pescatore ucciso per mani ancora ignote con 9 colpi di pistola il 5 settembre 2010, e che firmò l’ordinanza di tso per Franco Mastrogiovanni.

Lo fa riportando alcuni stralci di un’intervista che il sindaco rilasciò nel settembre 2009 ad una televisione locale. «Sul TSO si sono dette tante cose, tutte fesserie. Giorni prima di fare il tso sono stato contattato dalla famiglia, ma non una volta, per tre volte, amici di famiglia e parenti strettissimi della famiglia che mi chiedevano con forza di provvedere a fare un tso per Franco Mastrogiovanni». Affermazione che la famiglia di Franco Mastrogiovanni smentisce: «Non abbiamo mai chiamato Vassallo – dichiara al Giornale del Cilento Vincenzo Serra, cognato della vittima – Anzi in occasione del tso del 2002, sempre firmato da Vassallo, la famiglia non è stata nemmeno avvisata. Non sono a conoscenza di eventuali accordi tra i familiari di mio cognato e Vassallo. Cosa che dichiarai anche in occasione di un’intervista».

Un dibattito questo che rimarrà sospeso perché Angelo Vassallo sarà ucciso un anno più tardi a Pollica. E proprio lì, il 30 luglio 2009, Franco Mastrogiovanni, secondo le dichiarazioni fornite nel processo dai vigili urbani avrebbe percorso l’isola pedonale a grande velocità, per  questo segnalato al sindaco Vassallo e, dopo l’ordine di tso firmato proprio da Vassallo, trasportato nel reparto psichiatrico del San Luca. Ma il provvedimento del sindaco avrebbe dovuto seguire, e non precedere, i pareri di due medici diversi. Inoltre i medici che lo visitano da riva, il giorno dopo, lo giudicano bisognoso di tso e confermano il provvedimento del sindaco di Pollica benché il maestro in quel momento si trovi in un altro Comune, quello di San Mauro Cilento.

E’ iniziata così, con un duro attacco ai media e ai giornalisti prima e una lunga riflessione su Vassallo poi, l’arringa dei legali della difesa. L’udienza di lunedì 22 ottobre, alla quale erano presenti tutti gli infermieri tranne D’Agostino, Cortazzo e Russo, e assenti tutti i medici, è durata più di cinque ore e con questa si è entrati nel vivo della terza parte del processo, con le arringhe dei difensori degli imputati ai quali è contestato il reato di sequestro di persona, morte come conseguenza di altro delitto e falso ideologico ( per i soli sei medici).

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