Caselle in Pittari, sindaco revoca incarico al responsabile finanziario. Minoranza chiede dimissioni

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Revocato l’incarico di responsabile del settore finanziario del Comune di Caselle in Pittari a Grazia Salamone. La decisione, giunta attraverso un decreto dell’amministrazione comunale per la riorganizzazione degli uffici e dei servizi, ma che – secondo la minoranza consiliare –  è un «tentativo di coprire le strategie politiche sbagliate che hanno prodotto di fatto il dissesto economico – finanziario delle amministrazioni Nuzzo – Tancredi». Il preludio, secondo i consiglieri di minoranza, sarebbe giunta già nella seduta del consiglio comunale, convocato lo scorso 5 agosto, quando si è discusso della Variazione, assestamento e verifica degli equilibri di bilancio, dalle quali per i consiglieri d’opposizione «emergevano gravi irregolarità» per «il mancato allineamento sui residui attivi e passivi e  calcoli numerici errati per  201.039,90 euro». 

«Da tempo – ribadiscono i consiglieri di opposizione Fiscina Silvio, Speranza Bruno e Granato Michele – l’amministrazione comunale di Caselle in Pittari, ogni qual volta viene trattato l’argomento economico finanziario, emerge una notevole e grave incapacità di gestione amministrativa. In questi anni, infatti,  si è assistito a: delibere scomparse; debiti fuori bilancio, pagati con transazioni senza rispettare le regole previste per il loro riconoscimento; continui ritocchi sui residui senza spiegarne le motivazioni; bilanci di società partecipate mai portati all’attenzione del consiglio comunale; nonché ritardi ormai cronici, nel pagare gli stipendi ai dipendenti. In ultimo – continuano i consiglieri di opposizione – dopo un estate segnata dalla pesante crisi idrica e dalle nauseabonde esalazioni provenienti dal depuratore non funzionante, i nostri amministratori per cercare di fare cassa hanno avuto il coraggio di chiedere in bolletta consac il  recupero canone depurazione non fatturato periodo dal 01.07.2012 al 03.08.2015 che costerà circa 250,00 euro per ogni famiglia, un vero e proprio furto per un servizio non erogato come la legge prescrive. Pensiamo a questo punto che la misura sia davvero colma e l’unica strada da percorrere siano le dimissioni», concludono.

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