La falce in una mano e il tablet nell’altra, a Caselle in Pittari il futuro è in un campo di grano (FOTO)

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Si è conclusa domenica, con la nona edizione del Palio del Grano, la settimana di lavoro del Camp di Grano. Venticinque ragazzi, arrivati da tutta Italia, hanno appreso l’arte della mietitura tradizionale dai maestri della terra. Ma non solo. Hanno seguito tutti i processi di lavorazione del grano fino alla molitura della ianculidda nel mulino a pietra dell’oasi Wwf di Morigerati e hanno imparato da nonna Scina il processo di panificazione naturale con lievito madre. La settimana del Camp, ideata e organizzata dalla Proloco di Caselle in Pittari, è stata anche l’occasione per la presentazione dell’anteprima nazionale della ‘Notte del lavoro narrato’, durante la quale un moltiplicarsi di voci e di suoni hanno raccontato il lavoro nelle sue molteplici sfaccettature, attraverso istallazioni d’arte, letture di libri, canti e videoproiezioni.

Camp di grano A San Nicola, nel teatro di grano realizzato per l’occasione del Camp dall’architetto Giuseppe Fiscina, ogni pomeriggio si sono alternati incontri e workshop sulle tematiche della Social Innovation, del Social Marketing Territoriale e dello sviluppo sostenibile della ruralità, realizzato  in  collaborazione con l’Accademia del Societing. Un luogo che nelle tarde serate di luna di luglio sembra fatto apposta per diventare un anfiteatro naturale. Un anfiteatro di paglia che vive una sola settimana, ma meravigliosa. Sette giorni di vita rurale a contatto con gli antichi saperi e mestieri di un tempo che i vecchi contadini del Cilento hanno tramandato ai più giovani, in una sorta di passaggio di consegne generazionale che non sa di passato ma, viceversa, profuma di futuro. Protagonista assoluto è il grano e tutta la sua filiera che parte dalla semina e arriva al prodotto simbolo della Dieta Mediterranea, il pane.

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Cumparete  Giovedì al Camp si è parlato di Cumparete, una «reale opportunità di consilidare rapporti di cultura, dove i presupposti non sono gli Enti ma i soggetti che si uniscono». A raccontare la propria esperienza all’aia c’era Angelo Avagliano, da vent’anni nel Cilento, nella Valle di Pruno, dove ha individuato una vecchia varietà di grano e ha lavorato per anni «a quale potesse essere il comportamento giusto per sottrarsi al relegamento della figura di consumatori». Ecco perché, insieme a sua moglie Donatella, ha iniziato una rivoluzione personale, producendo da se i beni essenziali, innanzitutto autoprodursi il grano, provvededendo al proprio pane quotidiano. Ma è stato anche uno dei primi a parlare di ospitalità rurale. Anche Rosa Barbato, titolare dell’azienda agricola Luna Calante, racconta la sua esperienza. «Volevo studiare scienze della comunicazione per diventare una giornalista di guerra. Ma un segno del destino, una coccinella posata sulla mia mano mentre lavoravo la terra, mi ha fatto capire che il mio posto era lì». Così ha iniziato a recuperare eco-tipi locali di fagioli di Casalbuono. E’ partita da zero, con le sole sue forze. E nonostante lo scetticismo, ha realizzato il suo  sogno. Oggi ha anche un laboratorio di trasformazione, «prepariamo anche i fagioli nei vasetti –spiega – così le donne lavoratrici non dovranno più privarsi dei cibi sani». Anche da Maria De Biase, preside dell’istituto Teodoro Gaza, si mangia sano. «Da sei anni ho scelto San Giovanni a Piro. Quando sono arrivata qui, da Marano di Napoli, ho provato a ipotizzare una scuola diversa. La maggior parte dei genitori dei miei bambini sono pescatori, pastori, contadini. Abbiamo iniziato così – spiega la preside – a realizzare un orto sinergico, poi quattro. E’ venuta fuori l’eco-merenda, oggi i miei ragazzi mangiano ciò che produciamo nell’orto, pane e olio, pane e insalata. Abbiamo aderito alla carta Rifiuti Zero, eliminato l’usa e getta, realizzato compostiere (50 in tutto il territorio), e saponi con gli oli esausti. La nostra scuola dopo anni di lavoro e studio è finalmente diventata un luogo». Angelo Fuschetto, insieme alla sua cooperativa sociale Il Germoglio di Sant’Angelo dei Lombardi ad Avellino, ha iniziato a lavorare con i detenuti del carcere del posto. «All’inizio pulivamo le scuole e tagliavamo l’erba, ma da quattro anni abbiamo istituito una fattoria sociale in un carcere. Oggi produciamo 4 tipi di vino e miele. Non è stato sempre facile – spiega Angelo – ma attualmente abbiamo assunto 6 detenuti ed è un’emozione grandissima poter lavorare con loro», ha concluso, leggendo alcuni passi di una lettera che un detenuto ha scritto per loro, per ringraziarli della «nuova vita data».

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Il Palio di domenica La settimana di alfabetizzazione rurale si è conclusa domenica 21 con il Palio del Grano. «Non esagero dicendo che non credo che oggi ci sia una festa sulla raccolta del grano così coinvolgente – spiega in una nota su Facebook Isa, arrivata per il Camp insieme a suo figlio Claudio di 11 anni – E mi commuovo pensando che quello che oggi viene rappresentato da una festa, era vita vera sino a 60 anni fa,  e rappresentava gioia pura del mondo contadino per essere riusciti a raccogliere i frutti di un anno di lavoro». Sveglia puntata all’alba e raduno in piazza Olmo per la benedizione di don Marco. Mietitori, iermitatrici e cumpari raggiungono San Nicola per la gara. La sfida alla mietitura del grano è tra gli otto rioni di Caselle in Pittari, gemellati con altrettanti Comuni compari. Il Palio quest’anno se lo aggiudica il rione Pantanedda con i cumpari di Rofrano. Ma tra vincitori e vinti c’è un chicco di grano, un abbraccio e un bicchiere di vino. Poco importa arrivare ultimi, qui a Caselle in Pittari, sotto la pioggia inaspettata, tra canti e tarantelle, c’è cibo e spazio per tutti.

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Reportage e foto della scorsa edizione

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